giovedì 12 aprile 2018

Il centurione di Gesù Cristo: Marcello, martire a Capua


San Marcello di Capua
Chiesa San Marcello Maggiore
Parr. Santi Filippo e Giacomo in Capua (CE)

Martirologio Romano, 7 ottobre: A Capua in Campania, san Marcello, martire.

Il Martirologio Geronimiano conosce Marcello come martire di Capua e lo ricorda ai giorni 6 e 7 ottobre (questa ultima data è il vero dies natalis); egli solo ancora è notato nel Calendario mozarabico e in quello marmoreo di Napoli e la sua immagine era riprodotta nei famosi mosaici della basilica locale di S. Prisco del sec. VI. In un calendario del sec. VII, nel Sacramentario Gelasiano del secolo VIII e poi nel Martirologio di Floro, invece, Marcello si trova citato anche con Apuleio; quest'ultimo però non è mai esistito e la sua menzione deve attribuirsi probabilmente ad una arbitraria interpretazione della parola Apulia - Apolia, indicata nei latercoli del Geronimiano, alla stessa data, ma per altri martiri.

A sua volta Adone completando il latercolo di Floro vi aggiunse alcune notizie tratte dalla passio Nerei et Achillei, mentre un altro falsario componeva una nuova leggenda, conservata in un manoscritto di Farfa del secolo IX-X, in cui si narra che Marcello, fervente cristiano romano, esiliato dall'imperatore Tiberio a Capua ed arrestato durante la festa dell'imperatore per non aver voluto partecipare ai sacrifici, fu condannato a morte; il suo servo Apuleio poco dopo lo seguì nel martirio.

Marcello, un centurione romano, fervente e generoso adoperava le sue ricchezze per liberare i prigionieri di guerra; arrestato a Capua fu ucciso dal prefetto delle milizie Agricolano, poco prima del suo servo Apuleio. In conclusione il solo Marcello deve ritenersi come autentico martire di Capua, ma di lui niente si conosce di preciso.

I luoghi di culto:

Parrocchia San Marcello in Caturano di Macerata Campania (CE)

San Marcello di Capua
Caturano di Macerata Campania (CE)
La fondazione della chiesa è databile intorno al XIII secolo così come riportato negli “Istrumenti del Monastero di San Giovanni di Capua”. Certamente già esisteva negli anni 1308-1310 come chiesa assoggettata al pagamento delle decime a favore della Diocesi di Capua. Essa fu edificata sotto il titolo di San Marcello, centurione romano, il cui martirio avvenne proprio nel casale di Caturano sotto il prefetto Agricolano. Del Santo si conserva tuttora la reliquia donata nel 1684 alla Chiesa di Caturano, nella persona del parroco don Gennaro Antonio Stellato, dal Reverendo Dionisio Lapis, Abate del Cenobio di Santa Maria a Maiella dei Celestini di Capua.

Chiesa di San Marcello Maggiore in Parrocchia Santi Filippo e Giacomo a Capua (CE)
La chiesa di S. Marcello martire, ex centurione dell’esercito imperiale romano del sec. III, è stata edificata nell’851 e rappresenta una delle realizzazioni più antiche del periodo longobardo a Capua.

San Marcello martire a Capua
Musicile di Portico di Caserta (CE)
La chiesa, originariamente a tre navate, fu distrutta nel 1850 e ricostruita nel 1859 assumendo l’attuale conformazione ad unica navata.

Parrocchia San Marcello in Musicile di Portico di Caserta (CE)

Del Casale (ricordato anche da Francesco Granata nella "Storia Sacra della chiesa metropolitana di Capua") oggi vi restano solo la piccola chiesa parrocchiale di San Marcello Martire Centurione e poche case. La chiesa di San Marcello Centurione, di antiche origini, ricorda il luogo del passaggio del Santo Martire Capuano verso il suo supplizio in terra di Puglia. La statua qui venerata è seicentesca.

sabato 7 aprile 2018

«Iesu, corona virginum»




Sono dell’opinione che ogni cosa accade quando deve accadere, ed arriva quando deve arrivare: bisogna avere pazienza.

Quando scopri un santo nuovo e scopri che non esiste il santino, dici: lo stamperemo!

Vai così in loco per fare la foto e poi dici, stamperemo.

Poi un giorno cerchi su eBay e scopri che quel santo è già stato stampato in una vecchia serie di santi benedettini, e dici: lo compro!

Paghi, viene spedito e speri… la busta è in balia delle Poste italiane, e nulla è detto!

Ma ecco la busta, apri, ecco il santino, ed ecco il santo che cercavi, meglio la santa: Nitidia.

Ma il santino scrive: Santa Chelidonia, perché? Ma lo sapevi già!

Perché è una iconografia incerta, per cui quando fu stampata fu definita Chelidonia.

Ma S. Nitidia è sorella di S. Chelidonia, capite l’arcano?

L’immagine raffigura un affresco di autore anonimo romano del secolo XIII, e secondo due fonti (Fondazione Federico Azari dell'Università di Bologna e G. Kaftal in Iconografy of the saints in central and south italian pianting) è probabilmente santa Nitidia.

Anche un altro testo del 1904: Le fonti e la letteratura della storia sublacense. Notizie storiche dell'abbazia durante il medio evo. Giovannoni, G. L'architettura dei monasteri sublacensi. Hermanin, F. Le pitture dei monasteri sublacensi, riporta a pagina 477, descrivendo gli affreschi che fanno da corona al Conxolus, afferma: A questo affresco segue la figura di santa Nitidia.

Della santa si parla in una biografia di Santa Chelidonia, opera del 1842, di don Pietro Caponi, in cui si racconta che Nitidia di Chelidonia sorella, recatasi a trovarla, fu testimone dei doni mistici di questa. Secondo alcuni autori Nitidia era sorella gemella di Chelidonia, figlie di Albasia, detta sterile.
  
«Iesu, corona virginum»
 
Gesù che incoroni le vergini,
o Figlio di donna mirabile,
Maria, la Vergine Madre,
benigno esaudisci chi implora...
(Inno ambrosiano)
 


giovedì 5 aprile 2018

Tu che, spezzando le catene del maligno serpente (2)

 
 


Il titolo della Catena ci riporta al miracolo avvenuto a Palermo il 18 agosto 1392, ai tempi del re Martino I di Aragona, quando nella chiesetta di Santa Maria del Porto: “La Madonna aveva spezzato le catene a tre poveri condannati a morte ingiustamente. Assolti dal re perché liberati dalla Madre di Dio”
PREGHIERA

O Vergine Santissima della Catena,

tu che, spezzando le catene del maligno serpente,

hai nuovamente legata l’umanità perduta

al suo eterno Creatore, guarda, pietosa, i fedeli

che a Te ricorrono, fiduciosi nella Tua materna bontà,

nella Tua divina potenza, nel Tuo celeste aiuto.

Tu, che da Dio sei stata prescelta come dispensatrice

delle grazie celesti, continua a far discendere dal cielo

le Divine benedizioni sulla Tua Dinami di cui Tu

sei la gloria più fulgida, sui pellegrini, che corrono

ai tuoi piedi fin dai lontani paesi per tributarti

l’omaggio della profonda venerazione e su tutti quei

fedeli che ricorrono a Te per aiuto

nei loro bisogni spirituali e corporali.

Salve Regina

mercoledì 4 aprile 2018

Un uomo, non un santo, ma un uomo ...



“Un uomo, non un santo,
ma un uomo che avevo un sogno:
liberi in Dio!”



“Ed ora, Fratelli e Figli, Noi non possiamo esimerci dal menzionare anche qui il triste ricordo che pesa sulla coscienza del mondo della vile e atroce uccisione di Martin Luther King. Uniremo questo ricordo a quello del tragico racconto della Passione di Cristo, che adesso abbiamo ascoltato.

Noi abbiamo ricevuto in Udienza, anni fa, questo predicatore cristiano della promozione umana e civile della sua gente negra in terra americana. Sapevamo dell’ardore della sua propaganda; ed anche Noi osammo allora raccomandargli che essa fosse senza violenza ed intesa a stabilire fratellanza e cooperazione fra le due stirpi, la bianca e la negra. Ed egli Ci assicurò che appunto il suo metodo di propaganda non faceva uso di mezzi violenti, e che il suo intento era quello di favorire relazioni pacifiche ed amichevoli tra i figli delle due razze. Tanto più forte è perciò il Nostro rammarico per la sua tragica morte, e tanto più viva è la Nostra deplorazione per questo delitto. Siamo sicuri che voi, con tutta la comunità cattolica di Roma e del mondo, condividete questi sentimenti. Come pure certamente saranno da tutti condivisi i voti che questo sangue spiritualmente prezioso Ci ispira: possa l’esecrando delitto assumere valore di sacrificio; non odio, non vendetta, non nuovo abisso fra cittadini d’una stessa grande e nobile terra si faccia più profondo, ma un nuovo comune proposito di perdono, di pace, di riconciliazione nell’eguaglianza di liberi e giusti diritti s’imponga alle ingiuste discriminazioni e alle lotte presenti. Il Nostro dolore si fa più grande e pauroso per le reazioni violente e disordinate, che il triste fatto ha provocate; ma la Nostra speranza cresce altresì vedendo che da ogni parte responsabile e dal cuore del popolo sano cresce il desiderio e l’impegno di trarre dall’iniqua morte di Martin Luther King un effettivo superamento delle lotte razziali e di stabilire leggi e metodi di convivenza più conformi alla civiltà moderna e alla fratellanza cristiana. Piangendo, sperando, Noi pregheremo affinché così sia”.
(SAN PAOLO VI, 7 aprile 1968)
 
 
* * *
 
La fraternità è il frutto della Pasqua di Cristo che, con la sua morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da sé stesso, l’uomo dai suoi fratelli. Ma noi sappiamo che il peccato sempre separa, sempre fa inimicizie. Gesù ha abbattuto il muro di divisione tra gli uomini e ha ristabilito la pace, cominciando a tessere la rete di una nuova fraternità. È tanto importante in questo nostro tempo riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane. Riscoprire come dare spazio a Gesù che mai separa, sempre unisce. Non ci può essere una vera comunione e un impegno per il bene comune e la giustizia sociale senza la fraternità e la condivisione. Senza condivisione fraterna non si può realizzare una comunità ecclesiale o civile: esiste solo un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi. Ma la fraternità è una grazia che fa Gesù.
La Pasqua di Cristo ha fatto esplodere nel mondo un’altra cosa: la novità del dialogo e della relazione, novità che per i cristiani è diventata una responsabilità. Infatti Gesù ha detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Ecco perché non possiamo rinchiuderci nel nostro privato, nel nostro gruppo, ma siamo chiamati a occuparci del bene comune, a prenderci cura dei fratelli, specialmente quelli più deboli ed emarginati. Solo la fraternità può garantire una pace duratura, può sconfiggere le povertà, può spegnere le tensioni e le guerre, può estirpare la corruzione e la criminalità. L’angelo che ci dice: “É risorto”, ci aiuti a vivere la fraternità e la novità del dialogo e della relazione e la preoccupazione per il bene comune. La Vergine Maria, che in questo tempo pasquale invochiamo con il titolo di Regina del Cielo, ci sostenga con la sua preghiera, affinché la fraternità e la comunione che sperimentiamo in questi giorni di Pasqua, possano diventare nostro stile di vita e anima delle nostre relazioni”.
(PAPA FRANCESCO, 2 aprile 2018)
 
 

Rieti!!




martedì 3 aprile 2018

San Luigi Scrosoppi, prega per noi!




L'immagine tratta da icatolica, lo raffigura con due simboli
del suo patronato: calciatori e malati di Aids
 
Sacerdote oratoriano e Fondatore

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

Il miracolo che ha portato sugli altari il sacerdote friulano Luigi Scrosoppi è stato la guarigione da una malattia che ai suoi tempi nemmeno si immaginava: l'Aids. Il beneficiato, nel 1996, è un ragazzo sudafricano. Scrosoppi è divenuto così patrono dei malati di Aids. Nato a Udine nel 1804, terzo di tre fratelli, Luigi fu il terzo sacerdote della famiglia. Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro morto esule a Klagenfurt, diventa sacerdote filippino. Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, diventa sacerdote diocesano. Luigi segue le orme dei fratelli, entra in seminario e viene consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. Nella Regione, al tempo poverissima, provvede con alcuni preti e un gruppo di maestre all'educazione delle ragazze in difficoltà. Ne nasce la Congregazione delle Suore della Provvidenza. A 42 anni entra nell'Oratorio di san Filippo Neri. Morirà a Udine nel 1884. È stato canonizzato il 10 giugno 2001. È sepolto nel centro di Udine, nella Chiesa di San Gaetano presso casa delle Suore della Provvidenza, non lontano dal vecchio seminario, dai santuari del Carmine e delle Grazie.

Martirologio Romano, 3 aprile: A Udine, san Luigi Scrosoppi, sacerdote della Congregazione dell’Oratorio, che fondò la Congregazione delle Suore della Divina Provvidenza per educare le giovani nello spirito cristiano.
 


«La carità fu il segreto del suo lungo e instancabile apostolato, nutrito di costante contatto con Cristo, contemplato e imitato nell'umiltà e nella povertà della sua nascita a Betlemme, nella semplicità della vita laboriosa a Nazaret, nella completa immolazione sul Calvario, nell'eloquente silenzio dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa lo addita ai sacerdoti e ai fedeli quale modello di profonda ed efficace sintesi tra la comunione con Dio e il servizio dei fratelli. Modello, in altre parole, di un'esistenza vissuta in comunione intensa con la Santissima Trinità»
(San Giovanni Paolo II, dall’Omelia di conizzazione 10 giugno 2001)

lunedì 2 aprile 2018

Una passeggiata a Milano





Suggerimenti per una piccola uscita milanese.
Il Museo Diocesano, dedicato al Cardinale Martini.

Meraviglioso per la storia custodita e in questo periodo per due mostre.
 
Capolavori Sibillini, Le Marche e i Luoghi della Bellezza”, a cura di Daniela Tisi e Vittorio Sgarbi. Una prestigiosa selezione di opere, provenienti dai luoghi marchigiani colpiti dal terremoto del 2016, sarà esposta al Museo Diocesano di Milano, dal 21 dicembre al 30 giugno 2018.
 
GAETANO PREVIATI (1852-1920). LA PASSIONE. La mostra presenta la Via al Calvario recentemente acquisita dal Museo Diocesano e la Via Crucis proveniente dai Musei Vaticani.
 
Poi in passeggiata tra piazza S. Eustorgio e viale Tibaldi per riprendere l'auto.
 
Alcuni scorci milanesi.
 
 
 
 
Ecco un luogo molto sacro per il cristianesimo ambrosiano: il primo fonte battesimale che la memoria storica ricorda.
 
 
 
 
Poi lungo Corso San Gottardo, ecco uno scorcio suggestivo: una vecchia corte trasformata in appartamenti suggestivi.
 
Infine nella traversa - Via Maderno - ecco il santuario-parrocchia di Santa Maria di Caravaggio.
 
la facciata
 
la cripta con il simulacro mariano
 

domenica 1 aprile 2018

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?



cuzzupa calabrese

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?

Se pensiamo le uova di cioccolata, no! Ma se pensiamo all’uovo, in genere si. Dobbiamo pensare che gli ebrei a Pasqua tra i cibi rituali avevano anche l’uovo.

L’uso dell’uovo come alimento rituale o bene augurante è presente nel Medioriente. I Persiani, ad esempio, se lo donavano a primavera come simbolo di fecondità. Gli ebrei lo usavano nelle celebrazioni pasquali come simbolo di rinascita-rinnovamento.

In questa simbologia è entrato nella tradizione cristiana.

Si pensi che nella cucina tradizionale italiana ci sono infiniti dolci a base di uova sode usate nelle feste pasquali: si pensi alla cuzzupa calabrese o corona trentina.
 
corona pasquale trentina
 
L’uovo richiama la nuova vita: il guscio infranto dal becco del pulcino è come il sepolcro da cui Cristo esce nella risurrezione.

L’uovo sodo dipinto è tipico della tradizione cristiana orientale e non solo.

Da tutte queste tradizioni nasce l’idea, dopo la scoperta del cacao, dell’uovo di cioccolato: siamo tra la fine del 1700 e il principio del 1800. Dapprima un uovo cioccolato pieno, poi solo la forma vuota.

Questa idea però pian piano ha perso la simbologia iniziale, tanto che nuove generazioni alla domanda cosa c’entra l’uovo di cioccolata con la Pasqua, rispondono: nulla!

Detto questo è importante raccontare e spiegare.

La prima opera che fecero i discepoli dopo la resurrezione di Gesù è quella di raccontare che Gesù è vivo, e che questo avvenimento era già raccontato e atteso nelle Scritture.

Anche raccontare dell’uovo di Pasqua è in questa logica. Dire che non siamo discepoli di un morto, ma amici del Risorto.

L’uovo di cioccolata, sembra strano, ma ci aiuta, se spiegato, a far memoria della Pasqua!