giovedì 12 aprile 2018

Il centurione di Gesù Cristo: Marcello, martire a Capua


San Marcello di Capua
Chiesa San Marcello Maggiore
Parr. Santi Filippo e Giacomo in Capua (CE)

Martirologio Romano, 7 ottobre: A Capua in Campania, san Marcello, martire.

Il Martirologio Geronimiano conosce Marcello come martire di Capua e lo ricorda ai giorni 6 e 7 ottobre (questa ultima data è il vero dies natalis); egli solo ancora è notato nel Calendario mozarabico e in quello marmoreo di Napoli e la sua immagine era riprodotta nei famosi mosaici della basilica locale di S. Prisco del sec. VI. In un calendario del sec. VII, nel Sacramentario Gelasiano del secolo VIII e poi nel Martirologio di Floro, invece, Marcello si trova citato anche con Apuleio; quest'ultimo però non è mai esistito e la sua menzione deve attribuirsi probabilmente ad una arbitraria interpretazione della parola Apulia - Apolia, indicata nei latercoli del Geronimiano, alla stessa data, ma per altri martiri.

A sua volta Adone completando il latercolo di Floro vi aggiunse alcune notizie tratte dalla passio Nerei et Achillei, mentre un altro falsario componeva una nuova leggenda, conservata in un manoscritto di Farfa del secolo IX-X, in cui si narra che Marcello, fervente cristiano romano, esiliato dall'imperatore Tiberio a Capua ed arrestato durante la festa dell'imperatore per non aver voluto partecipare ai sacrifici, fu condannato a morte; il suo servo Apuleio poco dopo lo seguì nel martirio.

Marcello, un centurione romano, fervente e generoso adoperava le sue ricchezze per liberare i prigionieri di guerra; arrestato a Capua fu ucciso dal prefetto delle milizie Agricolano, poco prima del suo servo Apuleio. In conclusione il solo Marcello deve ritenersi come autentico martire di Capua, ma di lui niente si conosce di preciso.

I luoghi di culto:

Parrocchia San Marcello in Caturano di Macerata Campania (CE)

San Marcello di Capua
Caturano di Macerata Campania (CE)
La fondazione della chiesa è databile intorno al XIII secolo così come riportato negli “Istrumenti del Monastero di San Giovanni di Capua”. Certamente già esisteva negli anni 1308-1310 come chiesa assoggettata al pagamento delle decime a favore della Diocesi di Capua. Essa fu edificata sotto il titolo di San Marcello, centurione romano, il cui martirio avvenne proprio nel casale di Caturano sotto il prefetto Agricolano. Del Santo si conserva tuttora la reliquia donata nel 1684 alla Chiesa di Caturano, nella persona del parroco don Gennaro Antonio Stellato, dal Reverendo Dionisio Lapis, Abate del Cenobio di Santa Maria a Maiella dei Celestini di Capua.

Chiesa di San Marcello Maggiore in Parrocchia Santi Filippo e Giacomo a Capua (CE)
La chiesa di S. Marcello martire, ex centurione dell’esercito imperiale romano del sec. III, è stata edificata nell’851 e rappresenta una delle realizzazioni più antiche del periodo longobardo a Capua.

San Marcello martire a Capua
Musicile di Portico di Caserta (CE)
La chiesa, originariamente a tre navate, fu distrutta nel 1850 e ricostruita nel 1859 assumendo l’attuale conformazione ad unica navata.

Parrocchia San Marcello in Musicile di Portico di Caserta (CE)

Del Casale (ricordato anche da Francesco Granata nella "Storia Sacra della chiesa metropolitana di Capua") oggi vi restano solo la piccola chiesa parrocchiale di San Marcello Martire Centurione e poche case. La chiesa di San Marcello Centurione, di antiche origini, ricorda il luogo del passaggio del Santo Martire Capuano verso il suo supplizio in terra di Puglia. La statua qui venerata è seicentesca.

sabato 7 aprile 2018

«Iesu, corona virginum»




Sono dell’opinione che ogni cosa accade quando deve accadere, ed arriva quando deve arrivare: bisogna avere pazienza.

Quando scopri un santo nuovo e scopri che non esiste il santino, dici: lo stamperemo!

Vai così in loco per fare la foto e poi dici, stamperemo.

Poi un giorno cerchi su eBay e scopri che quel santo è già stato stampato in una vecchia serie di santi benedettini, e dici: lo compro!

Paghi, viene spedito e speri… la busta è in balia delle Poste italiane, e nulla è detto!

Ma ecco la busta, apri, ecco il santino, ed ecco il santo che cercavi, meglio la santa: Nitidia.

Ma il santino scrive: Santa Chelidonia, perché? Ma lo sapevi già!

Perché è una iconografia incerta, per cui quando fu stampata fu definita Chelidonia.

Ma S. Nitidia è sorella di S. Chelidonia, capite l’arcano?

L’immagine raffigura un affresco di autore anonimo romano del secolo XIII, e secondo due fonti (Fondazione Federico Azari dell'Università di Bologna e G. Kaftal in Iconografy of the saints in central and south italian pianting) è probabilmente santa Nitidia.

Anche un altro testo del 1904: Le fonti e la letteratura della storia sublacense. Notizie storiche dell'abbazia durante il medio evo. Giovannoni, G. L'architettura dei monasteri sublacensi. Hermanin, F. Le pitture dei monasteri sublacensi, riporta a pagina 477, descrivendo gli affreschi che fanno da corona al Conxolus, afferma: A questo affresco segue la figura di santa Nitidia.

Della santa si parla in una biografia di Santa Chelidonia, opera del 1842, di don Pietro Caponi, in cui si racconta che Nitidia di Chelidonia sorella, recatasi a trovarla, fu testimone dei doni mistici di questa. Secondo alcuni autori Nitidia era sorella gemella di Chelidonia, figlie di Albasia, detta sterile.
  
«Iesu, corona virginum»
 
Gesù che incoroni le vergini,
o Figlio di donna mirabile,
Maria, la Vergine Madre,
benigno esaudisci chi implora...
(Inno ambrosiano)
 


giovedì 5 aprile 2018

Tu che, spezzando le catene del maligno serpente (2)

 
 


Il titolo della Catena ci riporta al miracolo avvenuto a Palermo il 18 agosto 1392, ai tempi del re Martino I di Aragona, quando nella chiesetta di Santa Maria del Porto: “La Madonna aveva spezzato le catene a tre poveri condannati a morte ingiustamente. Assolti dal re perché liberati dalla Madre di Dio”
PREGHIERA

O Vergine Santissima della Catena,

tu che, spezzando le catene del maligno serpente,

hai nuovamente legata l’umanità perduta

al suo eterno Creatore, guarda, pietosa, i fedeli

che a Te ricorrono, fiduciosi nella Tua materna bontà,

nella Tua divina potenza, nel Tuo celeste aiuto.

Tu, che da Dio sei stata prescelta come dispensatrice

delle grazie celesti, continua a far discendere dal cielo

le Divine benedizioni sulla Tua Dinami di cui Tu

sei la gloria più fulgida, sui pellegrini, che corrono

ai tuoi piedi fin dai lontani paesi per tributarti

l’omaggio della profonda venerazione e su tutti quei

fedeli che ricorrono a Te per aiuto

nei loro bisogni spirituali e corporali.

Salve Regina

mercoledì 4 aprile 2018

Un uomo, non un santo, ma un uomo ...



“Un uomo, non un santo,
ma un uomo che avevo un sogno:
liberi in Dio!”



“Ed ora, Fratelli e Figli, Noi non possiamo esimerci dal menzionare anche qui il triste ricordo che pesa sulla coscienza del mondo della vile e atroce uccisione di Martin Luther King. Uniremo questo ricordo a quello del tragico racconto della Passione di Cristo, che adesso abbiamo ascoltato.

Noi abbiamo ricevuto in Udienza, anni fa, questo predicatore cristiano della promozione umana e civile della sua gente negra in terra americana. Sapevamo dell’ardore della sua propaganda; ed anche Noi osammo allora raccomandargli che essa fosse senza violenza ed intesa a stabilire fratellanza e cooperazione fra le due stirpi, la bianca e la negra. Ed egli Ci assicurò che appunto il suo metodo di propaganda non faceva uso di mezzi violenti, e che il suo intento era quello di favorire relazioni pacifiche ed amichevoli tra i figli delle due razze. Tanto più forte è perciò il Nostro rammarico per la sua tragica morte, e tanto più viva è la Nostra deplorazione per questo delitto. Siamo sicuri che voi, con tutta la comunità cattolica di Roma e del mondo, condividete questi sentimenti. Come pure certamente saranno da tutti condivisi i voti che questo sangue spiritualmente prezioso Ci ispira: possa l’esecrando delitto assumere valore di sacrificio; non odio, non vendetta, non nuovo abisso fra cittadini d’una stessa grande e nobile terra si faccia più profondo, ma un nuovo comune proposito di perdono, di pace, di riconciliazione nell’eguaglianza di liberi e giusti diritti s’imponga alle ingiuste discriminazioni e alle lotte presenti. Il Nostro dolore si fa più grande e pauroso per le reazioni violente e disordinate, che il triste fatto ha provocate; ma la Nostra speranza cresce altresì vedendo che da ogni parte responsabile e dal cuore del popolo sano cresce il desiderio e l’impegno di trarre dall’iniqua morte di Martin Luther King un effettivo superamento delle lotte razziali e di stabilire leggi e metodi di convivenza più conformi alla civiltà moderna e alla fratellanza cristiana. Piangendo, sperando, Noi pregheremo affinché così sia”.
(SAN PAOLO VI, 7 aprile 1968)
 
 
* * *
 
La fraternità è il frutto della Pasqua di Cristo che, con la sua morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da sé stesso, l’uomo dai suoi fratelli. Ma noi sappiamo che il peccato sempre separa, sempre fa inimicizie. Gesù ha abbattuto il muro di divisione tra gli uomini e ha ristabilito la pace, cominciando a tessere la rete di una nuova fraternità. È tanto importante in questo nostro tempo riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane. Riscoprire come dare spazio a Gesù che mai separa, sempre unisce. Non ci può essere una vera comunione e un impegno per il bene comune e la giustizia sociale senza la fraternità e la condivisione. Senza condivisione fraterna non si può realizzare una comunità ecclesiale o civile: esiste solo un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi. Ma la fraternità è una grazia che fa Gesù.
La Pasqua di Cristo ha fatto esplodere nel mondo un’altra cosa: la novità del dialogo e della relazione, novità che per i cristiani è diventata una responsabilità. Infatti Gesù ha detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Ecco perché non possiamo rinchiuderci nel nostro privato, nel nostro gruppo, ma siamo chiamati a occuparci del bene comune, a prenderci cura dei fratelli, specialmente quelli più deboli ed emarginati. Solo la fraternità può garantire una pace duratura, può sconfiggere le povertà, può spegnere le tensioni e le guerre, può estirpare la corruzione e la criminalità. L’angelo che ci dice: “É risorto”, ci aiuti a vivere la fraternità e la novità del dialogo e della relazione e la preoccupazione per il bene comune. La Vergine Maria, che in questo tempo pasquale invochiamo con il titolo di Regina del Cielo, ci sostenga con la sua preghiera, affinché la fraternità e la comunione che sperimentiamo in questi giorni di Pasqua, possano diventare nostro stile di vita e anima delle nostre relazioni”.
(PAPA FRANCESCO, 2 aprile 2018)
 
 

Rieti!!




martedì 3 aprile 2018

San Luigi Scrosoppi, prega per noi!




L'immagine tratta da icatolica, lo raffigura con due simboli
del suo patronato: calciatori e malati di Aids
 
Sacerdote oratoriano e Fondatore

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

Il miracolo che ha portato sugli altari il sacerdote friulano Luigi Scrosoppi è stato la guarigione da una malattia che ai suoi tempi nemmeno si immaginava: l'Aids. Il beneficiato, nel 1996, è un ragazzo sudafricano. Scrosoppi è divenuto così patrono dei malati di Aids. Nato a Udine nel 1804, terzo di tre fratelli, Luigi fu il terzo sacerdote della famiglia. Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro morto esule a Klagenfurt, diventa sacerdote filippino. Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, diventa sacerdote diocesano. Luigi segue le orme dei fratelli, entra in seminario e viene consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. Nella Regione, al tempo poverissima, provvede con alcuni preti e un gruppo di maestre all'educazione delle ragazze in difficoltà. Ne nasce la Congregazione delle Suore della Provvidenza. A 42 anni entra nell'Oratorio di san Filippo Neri. Morirà a Udine nel 1884. È stato canonizzato il 10 giugno 2001. È sepolto nel centro di Udine, nella Chiesa di San Gaetano presso casa delle Suore della Provvidenza, non lontano dal vecchio seminario, dai santuari del Carmine e delle Grazie.

Martirologio Romano, 3 aprile: A Udine, san Luigi Scrosoppi, sacerdote della Congregazione dell’Oratorio, che fondò la Congregazione delle Suore della Divina Provvidenza per educare le giovani nello spirito cristiano.
 


«La carità fu il segreto del suo lungo e instancabile apostolato, nutrito di costante contatto con Cristo, contemplato e imitato nell'umiltà e nella povertà della sua nascita a Betlemme, nella semplicità della vita laboriosa a Nazaret, nella completa immolazione sul Calvario, nell'eloquente silenzio dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa lo addita ai sacerdoti e ai fedeli quale modello di profonda ed efficace sintesi tra la comunione con Dio e il servizio dei fratelli. Modello, in altre parole, di un'esistenza vissuta in comunione intensa con la Santissima Trinità»
(San Giovanni Paolo II, dall’Omelia di conizzazione 10 giugno 2001)

lunedì 2 aprile 2018

Una passeggiata a Milano





Suggerimenti per una piccola uscita milanese.
Il Museo Diocesano, dedicato al Cardinale Martini.

Meraviglioso per la storia custodita e in questo periodo per due mostre.
 
Capolavori Sibillini, Le Marche e i Luoghi della Bellezza”, a cura di Daniela Tisi e Vittorio Sgarbi. Una prestigiosa selezione di opere, provenienti dai luoghi marchigiani colpiti dal terremoto del 2016, sarà esposta al Museo Diocesano di Milano, dal 21 dicembre al 30 giugno 2018.
 
GAETANO PREVIATI (1852-1920). LA PASSIONE. La mostra presenta la Via al Calvario recentemente acquisita dal Museo Diocesano e la Via Crucis proveniente dai Musei Vaticani.
 
Poi in passeggiata tra piazza S. Eustorgio e viale Tibaldi per riprendere l'auto.
 
Alcuni scorci milanesi.
 
 
 
 
Ecco un luogo molto sacro per il cristianesimo ambrosiano: il primo fonte battesimale che la memoria storica ricorda.
 
 
 
 
Poi lungo Corso San Gottardo, ecco uno scorcio suggestivo: una vecchia corte trasformata in appartamenti suggestivi.
 
Infine nella traversa - Via Maderno - ecco il santuario-parrocchia di Santa Maria di Caravaggio.
 
la facciata
 
la cripta con il simulacro mariano
 

domenica 1 aprile 2018

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?



cuzzupa calabrese

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?

Se pensiamo le uova di cioccolata, no! Ma se pensiamo all’uovo, in genere si. Dobbiamo pensare che gli ebrei a Pasqua tra i cibi rituali avevano anche l’uovo.

L’uso dell’uovo come alimento rituale o bene augurante è presente nel Medioriente. I Persiani, ad esempio, se lo donavano a primavera come simbolo di fecondità. Gli ebrei lo usavano nelle celebrazioni pasquali come simbolo di rinascita-rinnovamento.

In questa simbologia è entrato nella tradizione cristiana.

Si pensi che nella cucina tradizionale italiana ci sono infiniti dolci a base di uova sode usate nelle feste pasquali: si pensi alla cuzzupa calabrese o corona trentina.
 
corona pasquale trentina
 
L’uovo richiama la nuova vita: il guscio infranto dal becco del pulcino è come il sepolcro da cui Cristo esce nella risurrezione.

L’uovo sodo dipinto è tipico della tradizione cristiana orientale e non solo.

Da tutte queste tradizioni nasce l’idea, dopo la scoperta del cacao, dell’uovo di cioccolato: siamo tra la fine del 1700 e il principio del 1800. Dapprima un uovo cioccolato pieno, poi solo la forma vuota.

Questa idea però pian piano ha perso la simbologia iniziale, tanto che nuove generazioni alla domanda cosa c’entra l’uovo di cioccolata con la Pasqua, rispondono: nulla!

Detto questo è importante raccontare e spiegare.

La prima opera che fecero i discepoli dopo la resurrezione di Gesù è quella di raccontare che Gesù è vivo, e che questo avvenimento era già raccontato e atteso nelle Scritture.

Anche raccontare dell’uovo di Pasqua è in questa logica. Dire che non siamo discepoli di un morto, ma amici del Risorto.

L’uovo di cioccolata, sembra strano, ma ci aiuta, se spiegato, a far memoria della Pasqua!

domenica 18 marzo 2018

Ricordo di S. Genesio!

 
 
 
Chi è questo santo e dove è venerato?
Un particolare dell’immagine ci viene in aiuto: “Fonte di San Genesio”.
Su Wikipedia si legge:
“il Regio Fonte di San Genesio, ubicato nei pressi della sopra citata chiesa (San Genesio di Castagneto Po); si tratta di un piccolo edificio dentro il quale è racchiusa una sorgente di acqua sulfurea; le acque sono bromo-iodico-sulfuree, efficaci come idropinoterapia contro le malattie polmonari e ghiandolari, le ostruzioni addominali, le infezioni cutanee e ginecologiche; sin dai tempi antichi quest'acqua era considerata miracolosa”.
Qui ci viene in aiuto la leggenda:
"Si narra che San Genesio di Arles, recandosi in pellegrinaggio dalla Francia a Roma, passò per Castagneto ove tenne a battesimo il figlio di un falegname; rientrando in patria, ripassò per il medesimo luogo incontrando il figlioccio oramai cresciuto: gli regalò il tappo della propria fiaschetta, il quale era d'oro e stuzzicò così le avide fantasie di alcuni malandrini. Essi tesero un agguato al Santo credendo di racimolare chissà che bottino: lo uccisero ma si ritrovarono a mani vuote e ne seppellirono il corpo sul luogo del delitto. Tempo dopo, alcuni devoti al Santo vennero dalla Francia per recuperarne la salma: la levarono dalla sepoltura, lasciandovene però un dito poi conservato in una teca della chiesa a lui dedicata. Rimosso il corpo, iniziarono a zampillare tre sorgenti, rispettivamente di latte, di olio e di zolfo. Finché i terrazzani le usarono per i loro bisogni, il Santo lasciò fare, ma quando essi ne fecero commercio per arricchirsi, allora egli le confuse tutt'e tre e da lì nacque la caratteristica acqua lisciviale, con odor di zolfo e dal color biancastro che sgorga in questo luogo".
L’arcano è svelato. Difatti il santo è raffigurato come un pellegrino e con la scure, segno del martirio. Sullo sfondo la chiesa e i pellegrini presso la fonte.
Quindi: il santo è S. Genesio d’Arles e il luogo del culto è la Parrocchia a lui intitolata a Castagneto Po (TO).

sabato 17 marzo 2018

Chi è?





Martirio della Legione Tebea


I Martiri Tebei († Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), Svizzera, 287). Abbiamo loro notizie da Euleterio, vescovo di Lione, che racconta di centinaia di soldati martiri capitanati da Maurizio. Questi soldati, appartenenti alla legione "tebea" di Massimiano Erculeo, furono sterminati perché si rifiutarono di andare in Gallia a perseguitare cristiani. Dalle ricerche storiche fatte fino ad oggi, risulta che, prima della grande persecuzione di Diocleziano, probabilmente attorno al 286, Massimiano Erculeo intraprese una spedizione in Gallia contro Bagaudi. Alcuni soldati della legione, probabilmente una coorte capitata da Maurizio, si rifiutarono di celebrare in onore degli dei e furono martirizzati presso Agaunum, nel Vallese. In questa regione, dove loro culto è molto antico, nel 1893 è stata trovata una basilica risalente a quell'epoca.

Martirologio Romano, 22 settembre: Nell’antica Agauno nella regione del Vallese, nell territorio dell’odierna Svizzera, santi martiri Maurizio, Esuperio, Candido, soldati, che, come riferisce sant’Eucherio di Lione, furono uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano, adornando la Chiesa, insieme ai compagni della Legione Tebea e al veterano Vittore, con la loro gloriosa passione.
 
Quando ho trovato l'immagine di Azeglio, mi sono chiesto: chi è quel martire raffigurato nel tondo con S. Antonio abate? Inizialmente ho pensato ad un martire delle catacombe.
 
 

Invece è Defendente, soldato della legione Tebea, scampato all’eccidio, fu martirizzato con alcuni compagni presso Marsiglia, sul fiume Rodano.
 
 

Il suo culto è attestato dal Destefanis ad Azeglio (TO), presso la Chiesa di S. Antonio. Questo santino d’epoca ne attestava il culto.

* * *
 
Tra i così detti martiri tebei, ci sono:

San Benedetto
Venerato presso Vistrorio, ove l’urna contenente le sue reliquie viene esposta durante la Messa la terza domenica d’ottobre, giorno della sua festa.

San Celestino
Nella Chiesa di Santa Marta in San Giorgio Canavese si conserva un’ampolla contenente grumi del suo sangue. E’ festeggiato la prima domenica di ottobre.

San Vitale
Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese è custodita l’urna contenente il suo corpo ed accanto l’ampolla del sangue.

Essi però sono dei corpi santi delle catacombe romane, che poi furono venerati come tebei, così come attesta il Destefanis. Il riferimento all’ampolla del sangue è la prova.

giovedì 15 marzo 2018

Santa Luisa, prega per noi!






Santa Luisa de Marillac

vedova e religiosa

Ferrieres, Francia, 1591 - Parigi, Francia, 15 marzo 1660

Martirologio Romano: A Parigi in Francia, santa Luisa de Marillac, vedova, che guidò con il suo esempio l’Istituto delle Figlie della Carità nell’assistenza ai bisognosi, portando a pieno compimento l’opera avviata da san Vincenzo de’ Paoli.

mercoledì 14 marzo 2018

Tra i patroni degli agricoltori ...





Oltre al re d’Illiria, di nome Genzio, raffigurato su una banconota di 2000 lek albanesi, esiste anche San Genzio di Le Beaucet (XII secolo), venerato il 16 maggio. È uno dei patroni degli agricoltori con sant’Amalberga, sant’Antonio abate, san Benedetto abate, san Biagio di Sebaste, sant’Enrico IX re di Svezia, san Foca di Sinope, san Guido di Anderlecht, san Isidoro l’Agricoltore, san Leodovaldo di Avranches, san Leonardo di Nobiliacum, santa Notburga di Eben vergine, san Procopio di Sázava, santa Valburga di Heindenheim.

Cinque santi, due beati e sei venerabili



San Paolo VI, papa
e San Oscar Arnolfo Romero Galdámez, vescovo
 
Decreti del 6 marzo 2018
 
SANTI
Un sudamericano e quattro europei, di cui tre italiani.
– il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini), Sommo Pontefice; nato a Concesio (Italia) il 26 settembre 1897 e morto a Castel Gandolfo (Italia) il 6 agosto 1978;

– il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Oscar Arnolfo Romero Galdámez, Arcivescovo di San Salvador, Martire; nato a Ciudad Barrios (El Salvador) il 15 agosto 1917 e ucciso a San Salvador (El Salvador) il 24 marzo 1980;

– il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Francesco Spinelli, Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento; nato a Milano (Italia) il 14 aprile 1853 e morto a Rivolta d’Adda (Italia) il 6 febbraio 1913;

– il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Vincenzo Romano, Sacerdote diocesano; nato a Torre del Greco (Italia) il 3 giugno 1751 e ivi morto il 20 dicembre 1831;

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Maria Caterina Kasper, Fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo; nata il 26 maggio 1820 a Dernbach (Germania) ed ivi morta il 2 febbraio 1898;

BEATI
Una europea e una sudamericana

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Felicia di Gesù Sacramentato (al secolo: Maria Felicia Guggiari Echeverría), Suora professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; nata a Villarica (Paraguay) il 12 gennaio 1925 e morta a Asunción (Paraguay) il 28 aprile 1959;

– il martirio della Serva di Dio Anna Kolesárová, Laica; nata a Vysoká nad Uhom (Slovacchia) il 14 luglio 1928 e ivi uccisa in odio alla Fede il 22 novembre 1944;

VENERABILI
Cinque italiani e un polacco

– le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo Łubieński, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; nato a Guzów (Polonia) il 9 dicembre 1846 e morto a Warszawa (Polonia) il 10 settembre 1933;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Cecilio Maria Cortinovis (al secolo: Antonio Pietro), Religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Nespello (Italia) il 7 novembre 1885 e morto a Bergamo (Italia) il 10 aprile 1984;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Giustina Schiapparoli, Fondatrice della Congregazione delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza di Voghera; nata a Castel San Giovanni (Italia) il 19 luglio 1819 e morta a Voghera (Italia) il 30 novembre 1877;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Schiapparoli, Fondatrice della Congregazione delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza di Voghera; nata a Castel San Giovanni (Italia) il 19 aprile 1815 e morta a Vespolate (Italia) il 2 maggio 1882;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Antonella Bordoni, Laica, del Terz’Ordine di San Domenico, Fondatrice della Fraternità Laica delle Piccole Figlie della Madre di Dio ora Piccole Figlie della Madre di Dio; nata il 13 ottobre 1916 ad Arezzo (Italia) e morta a Castel Gandolfo (Italia) il 16 gennaio 1978;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Alessandra Sabattini, Laica; nata il 19 agosto 1961 a Riccione (Italia) e morta a Bologna (Italia) il 2 maggio 1984.

Gennaro o Firmino?





Quanto ho incontrato questo errore iconografico ho subito sorriso, ripensando all’articolo del Sig. Giovanni Mascia, che ricordavo di aver letto su S. Mercurio.

C’è però una differenza.
L’iconografia codificata per il santino cromolitografico di S. Mercurio, è quella un soldato martire, certo che richiama la statua di Toro, ma che a sua volta è un soldato martire codificato: poteva essere San … Martire, chiunque!

È poi il contorno iconografico che lo definisce quale santo patrono di Toro, perché oltre a riprodurre la statua ivi venerata, c’è sullo sfondo il paese. Ma questo è comprensibile per chi conosce S. Mercurio di Toro e la stessa cittadina di Toro

Però c’è da ribadire un concetto: la statua di Toro è una iconografia generica di santo martire.

Nel caso invece di San Gennaro e San Firmino, oltre lo sfondo, che è Napoli e il Vesuvio, il santo vescovo ha gli attributi iconografici del vescovo beneventano (ampolle del sangue) che non sono elementi generici per qualunque vescovo - come la mitria e il pastorale - e poi c'è la mano benedicente: evidente richiamo all’intercessione del vescovo martire sulla città partenopea nel mettere a tacere la furia del Vesuvio (che nell’iconografia sta eruttando!)

Per cui questa iconografia non può essere utilizzata per un altro santo vescovo.

Nel caso di S. Mercurio e S. Fermo, essendo un generico soldato martire una certa modifica grafica può essere applicata usando lo stesso cliscé per più santi martiri. Certo non è la via maestra per l’iconografia di un santino, sono più della linea che esso effigi il simulacro locale, per cui il santino della Sagdos di Milano (1941) ha evidentemente subito questo processo. La stessa identica cosa la si può dire per il santino di S. Vittore patrono di Asigliano Vercellese. Qui è ancora può evidente il lavoro di modifica iconografica, che per giunta lo rende simile a S. Espedito per il fatto di innalzare la croce, che nell’iconografia del martire di Militene porta la scritta “hodie”.

Quindi infine va evidenziato che essendo la ditta a Milano è abbastanza plausibile che, avendo il cliscé e ricevendo un ordine successivo per un santo martire – qual è Fermo o Vittore – molto venerato in Lombardia, l’abbia usato – se pur modificato e in modo arbitrare – per creare un nuovo santino. Con buona pace dell’infuocato Sig. Giovanni Mascia.

Senza nessun oltraggio, S. Gennaro benedica e così spenga l’eruzione verbale!

Due domandi finali.

Perché stampare a Milano nel 1941 un santino e non a Napoli ad esempio?
La stamperia di Milano aveva finito i grafici o gli artisti tanto da non poter inventare una nuova iconografia oppure giocava al risparmio?
Sostene di S. Sostene (CZ)

Mercurio di Toro (CB)


Ma se vogliamo fare confronti anche la statua di San Mercurio e di San Sostene (Napoli 1817) si richiamano, a dimostrazione che sono iconografie di Santi Martiri che poi vengono codificate con il culto e le esigenze locali. 
PS. Se volete sorridere un po',  leggete i commenti: tra preoccupazioni e conclusioni assurde .. tutto partendo da un santino!

"Stolto pregiudizio"





Per tutti i laici e i sacerdoti che mormorano sul Romano Pontefice.
Il demonio vi sta usando per dividere la sua S. Chiesa dal suo interno!



Rev.mo Signore Mons. Dario Edoardo Viganò
Prefetto della Segreteria per la Comunicazione
Città del Vaticano, 7 febbraio 2018

Reverendissimo Monsignore,
La ringrazio per la sua cortese lettera del 12 gennaio e per l'allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Repole.
Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi.
I piccoli volumi mostrano, a ragione, che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento. Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti. Sono certo che avrà comprensione e la saluto cordialmente.
Suo, Benedetto XVI

venerdì 9 marzo 2018

Servo di Dio P. Sebastiano Siracusa



 
Ogni tanto quando si mette in ordine si trovano cose che ci si ricordava di avere.

Sebastiano Siracusa nasce a Caltabellotta, provincia di Agrigento, nell’ottobre 1554 da Francesco e Maria Agostina. Fu battezzato il 20 ottobre 1554. Nel 1579 entra nel convento dei carmelitani di Caltabellotta, dove nel 1592 venne nominato Priore, in seguito ebbe affidato diversi incarichi in altri centri carmelitani della Sicilia, a Mazara del Vallo e a Trapani come Maestro dei Novizi e Vicario Priore ed anche incarichi a livello diocesano. Nel febbraio 1606 P. Sebastiano venne nominato primo priore del convento di Sant’Angelo di Licata, costruito anni prima.

P. Sebastiano, uomo di una profonda vita spirituale densa di preghiera e di meditazione, che gli permetteva di fare delle prediche che attiravano gli animi dei fedeli che in gran numero accorrevano a lui. Quando il Vangelo è cibo, la bocca parla della pienezza del cuore!

Era devoto della Passione del Signore, tanto che teneva al collo un Crocefisso di rame e nel santino che lo raffigura ha il crocefisso stretto tra le mani e con lo sguardo a meditare le sofferenze di Cristo.

P. Sebastiano fu devoto di Sant’Angelo, ed uno famigliare – come dice S. Paolo noi siamo concittadini dei santi e familiari di Dio- tanto da chiamarlo il fratuzzo. La permanenza a Licata fu breve, difatti assalito da forte febbre, morì il 18 novembre 1606.

Fu sepolto presso il pozzo di Sant’Angelo – come suo desiderio – ma nel 1682 venne compiuta una ricognizione canonica e il Padre Generale dell’Ordine Carmelitano ripose le ossa in cassetta sigillata nella Chiesa del Carmine presso la cappella di Sant’Elia. Negli anni '70 fu trasferita nuovamente nella Chiesa di Sant’Angelo, nel primo altare della navata destra.

Subito dopo la morte fu aperto la causa di canonizzazione, ma ad oggi la causa non è contenuta - per ora - nell'Index Status Causarum, ma solo nella memoria dei licatesi.

Interessante pagina sul Servo di Dio QUI e QUI

mercoledì 24 gennaio 2018

Patrono dei Giornalisti!






San Francesco di Sales
Patrono dei giornalisti e degli operatori dei media
 
 
Thegiornalisti - Riccione

Che cosa abbiano da spartire i mezzi di comunicazione sociale con un vescovo e teologo del ‘600 sarà difficilmente comprensibile da chi considera tout court l’età della Controriforma come trionfalistica e clericale.

Capacità di andare controcorrente, lungimiranza, modernità, dunque, di cui Francesco di Sales aveva già dato prova nel primo confronto col mondo riformato. A mezzi classici come la predicazione e la disputa teologica egli ne aveva escogitato uno, davvero particolare: pubblicazione di fogli volanti (i cosiddetti manifesti) che, pensati come mezzo di catechesi e informazione religiosa, potevano raggiungere tutti attraverso l’affissione murale o la consegna ai singoli usci. A toni polemici e atteggiamenti severi Francesco preferì inoltre il metodo del dialogo e della dolcezza, seguendo la massima: «Se sbaglio, voglio farlo per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore».

Fu dunque una giusta valutazione quella che indusse Pio XI a proclamare Francesco di Sales, il 26 gennaio 1923, patrono di «tutti quei cattolici, che con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina» (Enc. Rerum omnium). E all’indomani del Vaticano II Paolo VI volle nuovamente additare il vescovo di Ginevra come modello dei giornalisti cattolici nella lettera apostolica Sabaudie gemma. È diventata poi tradizione che il testo del messaggio pontificio in occasione della Giornata mondiale per le comunicazioni sociali venga pubblicato proprio in concomitanza con la memoria liturgica del santo (24 gennaio). (FONTE)
 
* * *
PREGHIERA DEL GIORNALISTA
Signore, Tu mi hai chiamato a servire il prossimo attraverso i mezzi dell’informazione. Donami di farlo sempre nell’obbedienza alla verità, con il coraggio di pagare di persona affinché essa non sia mai tradita. Aiutami anche a coniugare la verità con la carità, per non ferire mai la dignità di nessuno e promuovere in tutto, per quanto a me possibile, la giustizia e la pace. Che io non faccia preferenze di persone, e sappia proporre le mie idee con umiltà, onestà e libertà di cuore. Donami di essere anche così un testimone dell’amore, che viene da Te, verità che libera e salva. Tu, che con Dio Padre vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen
(Bruno Forte, vescovo)