giovedì 27 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (4)




San Pantaleone di Nicomedia
compatrono di Tarquinia (VT)

San Pantaleone, la cui memoria liturgica è il 27 luglio, muore martire a Nicomedia intorno al 305, il suo nome greco è "Pantaleimon", che significa "tutto compassione". Pantaleone, un medico, che praticava la sua arte senza chiedere alcun compenso, scoperto cristiano fu dissuaso a rinnegare la fede, che confermo con il dono della vita a Nicomedia sotto Diocleziano. Venerato in tutta Italia, e anche in Tuscia, in particolar modo a Tarquinia di cui è “divenuto patrono contro la malaria e contro le febbri paludi che hanno infierito fino a non molti anni or sono nelle pianure tarquiniesi del Marta e del Mignone”.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper et
in saecula saeculorum. Amen
 
* * *


“La santità non è frutto di scelta umana. Non la si può valutare con criteri umani, né stabilire con procedure umane … la santità appartiene a Dio. I santi non sono che uomini di Dio. Con un loro modo particolare, definiscono il quadro delle relazioni tra Dio e umanità, con criteri che solo Dio stabilisce. La santità trascende gli angusti confini delle nostre divisioni, dei nostri scismi. L’unità della Chiesa la si raggiunge e realizza grazie alla loro dignità, che diventa comprensibile solo in questo mondo. I santi fanno così da ponte nelle relazioni interecclesiali, non solo perché intercedono per la chiesa, ma perché attingono al loro bontà da quella fonte unica, che è il solo Signore; sono il fondamento della sua Chiesa Una e Santa.”
 
(S. E. Chrisostomos Konstantinidis, Metropolita di Efeso)


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martedì 25 luglio 2017

Santità nascosta sulle orme di Francesco e Chiara




Moriva il 1 febbraio 1871 a Assisi, Perugia (Italia), SUOR MARIA CHERUBINA CHIARA DI SAN FRANCESCO, al secolo MARIA CONCETTA SARACENI, professa del Secondo Ordine di San Francesco (Clarisse) presso il Protomonastero di Santa Chiara.

Era nata l’8 dicembre 1823 (1924) a Roma (Italia). Visse una fanciullezza spendente di virtù, rivelazione di ciò che sarebbe stata la vita religiosa, che abbracciò il 19 marzo 1845. Emettendo successivamente la professione solenne si offri vittima per i peccatori e per i sacerdoti. Il Signore accolse il suo dono, tanto che ebbe dure e amare prove. Umile e servizievole nella vita monastica, si consumò per amore dello Sposo che incontrò il 1 febbraio 1871. Il suo corpo fu trovato incorrotto dopo 39 giorni dalla morte. La fama della sua santità fu tale che la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino apri le causa di canonizzazione. Ad oggi il transumptum del processo diocesano è depositato negli archivi del Congregazione per le Cause dei Santi.
 

Preghiera

SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, degnatevi di glorificare l’umile vostra serva Suor Maria Cherubina Chiara, concedendoci le grazie …. delle quali abbiamo bisogno …. affinché in lei sia glorificato il vostro santo nome. 3 Gloria 1 Pater

lunedì 10 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (3)



San Secondiano Martire
compatrono di Tarquinia (VT)

San Secondiano, fa parte dei “Santi martiri tuscanesi”, tre amici dell’aristocrazia con incarichi nell’amministrazione romana. Ricevuto il sacramento del battesimo, vennero confermati nella fede da papa Sisto II. Durante la persecuzione di Decio vennero esiliati a Civitavecchia (Centumcellae), ma constatato la loro risolutezza nella fede, furono decapitati  nella località Colonnaccia (porto Colonna nei pressi di S. Marinella) e i loro corpi gettati in mare. Il presbitero Deodato raccolse i corpi e li seppellì nel luogo. Traslati con la costruzione del Duomo a Civitavecchia, nel 648 il vescovo di Tuscania, Valeriano, per mettere al sicuro dalle incursioni piratesche, decise di portarli nella sua Cattedrale. Durante questa traslazione il braccio di San Secondiano fu lasciato come pegno alla città di Corneto, oggi Taquinia.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper et
in saecula saeculorum. Amen



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domenica 9 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (2)



San Teofanio conte di Civitavecchia
compatrono di Tarquinia (VT)


San Teofanio è conte di Centumcellae, odierna Civitavecchia. Uomo di vita virtuosa, così come testimonia San Gregorio Magno: il corpo fu traslato a Corneto (Tarquinia), dove è venerato quale compatrono il 9 luglio.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen

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sabato 8 luglio 2017

Santa Cleopatra!



S. Varo Martire




Santa Cleopatra!

Così esclamava Benigni nel suo film “Johnny Stecchino” (1991).

Ma esiste questa santa?

Il nome deriva dal greco Κλεοπατρα (Kleopatra), composto da κλεος (kleos) "gloria", e πατρος (patros) "del padre": quindi il significato è fatto "gloria del padre".

Deve la sua popolarità a Cleopatra VII, la regina d'Egitto amante di Giulio Cesare e poi di Marco Antonio.

Il Martyrologium Romanum non contiene nella sua ultima edizione il ricordo di santa o beata con questo nome, però il nome è presente nella tradizione della Chiesa in quanto la Bibliotheca Sanctorum contiene bene due sante con questo nome.

Una prima, detta “vedova”, è ricordata il 19 ottobre, una seconda – detta “di Tessalonica” - nei Menei ed i Sinassari bizantini è ricordata il 1 settembre.

 


Santa Cleopatra vedova egiziana è collegata al culto del Martire Varo.

Al tempo di Massimiano Valerio (250-310) imperatore, il soldato Varo s’interessò della sorte di alcuni eremiti in Egitto, che erano stati imprigionati a causa della persecuzione in atto contro i cristiani.

Varo andava a confortarli, questo lo dichiarava cristiano, e preso dal fervore – come accade a S. Antonio di Padova difronte ai Martiri di Ceuta - espresse il desiderio di unirsi a loro. Fu così immediatamente condannato alla flagellazione, morendone, era il 307. Il giorno successivo anche i sei eremiti morirono martiri per Cristo.

Il culto di san Varo e dei sei eremiti è poco conosciuto in Occidente, fu il Baronio, ad inserirli al 19 ottobre nel Martyrologium Romanum.

L’odierna edizione del Martirologio custodisce la memoria:

“In Egitto, san Varo, soldato, che, sotto l’imperatore Massimiano, mentre visitava e confortava sei santi eremiti tenuti in carcere, volle prendere il posto di un settimo che era morto nell’eremo e, così, patiti insieme a loro crudeli supplizi, conseguì la palma del martirio”.

Si racconta che il corpo del soldato Varo fu raccolto da una pia donna di nome Cleopatra, che lo seppellì in luogo sicuro nella propria casa.

Passata la persecuzione, ella ripartì verso la Palestina di dove era originaria, portando con sé segretamente e con un sotterfugio le reliquie del martire, deponendole in una tomba presso il Monte Tabor.

In seguito, a causa dei numerosi pellegrinaggi per venerare le reliquie del santo martire, Cleopatra decise di edificare una piccola chiesa. Qualche anno dopo le morì anche il figlio e lo seppellì accanto alle reliquie di S. Varo. Si racconta che il santo Martire gli appare per consolarla della morte del figlio - avendolo al suo fianco - e promettendo che insieme avrebbero pregato per lei. La Santa trascorse altri sette anni nell'esercizio della carità e della povertà. Alla sua morte venne sepolta accanto a san Varo e al figlio. È ricorda con San Varo il 19 ottobre.











Santa Cleopatra di Tessalonica, detta anche nella Bibliotheca Sanctorum: Cleopatronia e chiamata anche Eupatronia, eccetera.

Su questa santa nulla di certo. È detta figlia di Daciano, procuratore in Asia, e educata alla fede da Vivenzio (poi fuggito a Roma – Vivenzio di Blera?) all’epoca della persecuzioni di Diocleziano.

Santa Cleopatra viene definita donna adorna di carità e castità. Secondo la tradizione orientale – non riportata nella Bibliotheca Sanctorum – è martire, come attesta l’immagine editata - nel primo decennio degli anni 2000 - ad Atene.

venerdì 7 luglio 2017

W Don Mario, Arcivescovo di Milano!





il nuovo Arcivescovo di Milano
Mons. Mario Delpini,
già Vicario Generale dell'Arcidiocesi Ambrosiano.

 
Don Mario un grande sacerdote e un grande uomo, già rettore del Seminario Arcivescovile
...
Nasce a Gallarate il 29 luglio 1951 da Antonio e Rosa Delpini, terzo di sei figli. Cresce a Jerago con Orago, nella parrocchia san Giorgio di Jerago, frequentando le scuole del paese fino alla quinta elementare. Frequenta le scuole medie e i due anni del ginnasio nella scuola statale di Arona, risiedendo nel Collegio De Filippi.
Entra nel seminario di Milano, nella sede di Venegono Inferiore (VA), nell’ottobre 1967, per frequentare la I liceo classico. In seminario completa il percorso ordinario di preparazione e discernimento fino all’ammissione all’ordinazione presbiterale
Il 7 giugno 1975 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Milano, dal cardinale Giovanni Colombo.
Dal 1975 al 1987 insegna nel seminario minore della diocesi di Milano, prima a Seveso poi a Venegono Inferiore. In questi anni consegue la laurea in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la licenza in Teologia, presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, con sede in Milano, il diploma in Scienze Teologiche e Patristiche presso l’Istituto Augustinianum con sede in Roma. Nel 1989 il cardinale Carlo Maria Martini lo nomina rettore del Seminario Minore e nel 1993 rettore del Quadriennio Teologico. Nel 2000 è nominato rettore maggiore dei seminari di Milano. Contemporaneamente insegna Patrologia in Seminario, che è sezione parallela della facoltà teologica dell'Italia settentrionale.
Nel 2006 è nominato vicario episcopale della Zona Pastorale VI di Melegnano, lasciando gli incarichi ricoperti in seminario.
Il 13 luglio 2007 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Milano e vescovo titolare di Stefaniaco (Albania), riceve l'ordinazione episcopale il 23 settembre dello stesso anno, nella cattedrale di Milano dal cardinale Dionigi Tettamanzi.
Nell’ambito della Conferenza Episcopale Lombarda ha ricoperto dal 2007 al 2016 l’incarico di segretario. Nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana è membro della Commissione per il Clero e la Vita Consacrata.
Nel luglio 2012 diventa vicario generale del cardinale Angelo Scola.
 Il 21 settembre 2014 il cardinale Scola lo nomina vicario episcopale per la formazione permanente del clero.
 
La nomina è del 7 luglio 2017.
Inizio il 9 settembre, ingresso ufficiale il 24 settembre 2017.

martedì 4 luglio 2017

Ed Sheeran - Shape Of You















Ed Sheeran - Shape Of You


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Ed Sheeran - Shape Of You




Ed Sheeran - Shape Of You










mercoledì 28 giugno 2017

Madre e figlia, specchio di virtù umane e cristiane.







"Concittadini dei santi e familiari di Dio"

(Ef 2,19)

 
Il Martirologio Romano, in data 19 gennaio, scrive: “Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri”.

Secondo la tradizione, come è spiegato su cartantica.it, si ritiene che San Mario e i Santi Marta, Audíface e Abaco, siano una famiglia; da qui nasce una domanda: esistono altri santi o beati che sono “famigliari” non solo per la fede ma anche per la carne e il sangue?
 
Ne esistono molti. Vedi il mio articolo su cartantica.it.
Tra gli ultimi scoperti ci sono due membri della Famiglia De Ferrari di Genova.
 
Antonietta Celesia vedova De Ferrari, e la figlia Suor Maria Teresa del Sacro Cuore di Gesù (Teresa De Ferrari), religiosa delle Sacramentine dell'Adorazione Perpetua.
 
Entrambe sono in causa di canonizzazione, e la transumptum del processo informativo è presso gli archivi del Congregazione per le Cause dei Santi.
 
 
* * *
 
Serva di Dio Teresa De Ferrari (2 gennaio), religiosa sacramentina dell’Adorazione Perpetua, figlia della Serva di Dio Antonietta Celesia De Ferrari (27 ottobre), sposa, madre e religiosa sacramentina dell’Adorazione Perpetua.
 
 
 

 

giovedì 22 giugno 2017

I gloriosi amici Astanzio e Antoniano, martiri


antico santino

il martirio in Porta Romana
La terra ambrosiana oltre ai gloriosi fratelli Gervaso e Protaso, ha anche tra i suoi figli i gloriosi amici Astanzio e Antoniano, se pur vissuti in epoche diverse.

La vicenda di Astanzio e Antoniano, molto assomiglia a quella dei gloriosi Arialdo ed Erembaldo.

Siamo nel 1000, anno in cui la tradizione colloca la nascita di Astanzio e Antoniano a Vigonzone. Vissuti in famiglie di fede, come quella di Gervasio e Protasio, e poi arruolati nell’esercito dell’Arcivescovo di Milano, Ariberto, nella lotta contro le eresie. Alla morte di Ariberto, succede Giudone “di stirpe ignobile e plebea”, che cominciò a dar man forte alla rappresaglie eretiche che devastavano la diocesi. In queste lotta soccombero in Porta Romana di due amici per difendere dalla profanazione una chiesa. Inizialmente i sacri corpi furono deposti dal sacerdote Eriberto e dal diacono Lieto in San Dionigi,. Poi dopo le esequie, furono traslati con solennità a Vigonzone. Dopo un periodo di smarrimento della memoria, il culto fiori nuovamente nel 1151. Nel 1185 papa Eugenio III ne riconobbe il culto.
 
le sacre reliquie
I sacri corpi però, successivamente, furono riportati a Milano, in San Satiro, come punizione, dopo un fatto sacrilego operato a Massazio di Vigonzone. Solo nel 1802 i sacri corpi tornarono a Vingonzone, dove sono venerati come illustri concittadini e martiri il 25 agosto.

Vigonzone è una frazione del comune di Torrevecchia Pia, ma fu comune autonomo fino al 1872.
 
la Parrocchia
Parrocchia è nella diocesi di Pavia, ma fino al 1979 appartenne all'Arcidiocesi di Milano, ha per cui mantenuto il rito ambrosiano.

La parrocchia di Vigonzone è pieve fin dal XIII secolo con la dedicazione a San Giuliano, nel XIV e XV secolo cambia la dedicazione in Santi Astanzio e Antoniano; alla metà del XVI secolo la parrocchia di Vigonzone viene aggregata alla pieve di San Giuliano. Nel 1573 si contavano tra i parrocchiani 300 anime da comunione e il clero risultava composto da un parroco. Nel 1694 vi venne eretta la confraternita del Santo Rosario.

Tra XVI e XVIII secolo la parrocchia di Vigonzone, a cui era preposto il vicario foraneo di San Giuliano, è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi e delegati arcivescovili di Milano nella pieve di San Giuliano, inserita nella regione VI della diocesi.
Nel 1749, durante la visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli, il clero risultava composto dal parroco e due cappellani; il numero delle anime era di 600 unità, tra cui 450 anime da comunione; entro i confini della parrocchia di Vigonzone esisteva un oratorio.

Tra XIX e XX secolo, la parrocchia di Vigonzone è sempre stata compresa nel vicariato foraneo di San Giuliano e successivamente nel vicariato foraneo di Zibido al Lambro, nella regione VI, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Melegnano, nella zona pastorale VI di Melegnano (decreto 11 marzo 1971).
 
Con decreto 15 gennaio 1979 fu assegnata alla diocesi di Pavia. Dopo il passaggio alla diocesi pavese, è stata inclusa nel vicariato di Landriano.

sabato 17 giugno 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (1)




San Litardo o Lituardo di Corneto 
pellegrino tedesco (X-XI secolo)


San Lituardo, ricorda in alcuni testi il 12 luglio, in altri il 9, è con probabilità un monaco tedesco che per penitenza o per devozione si fa pellegrino verso Roma.
Trova la morte a Corneto, odierna Tarquinia, dove è venerato come compatrono. 

 
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto, 
sicut erat in principio, et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen
 
 
È nascosto un senso di elezione particolare il custodire la memoria dei santi, non tanto per la loro presenza o perché limitiamo il nostro sguardo su di loro, ma nel vivere attraverso la loro memoria il memoriale della Pasqua di Cristo, che attraverso anche loro vita e per mezzo del sacrificio eucaristico si riversa in noi, affinché così anche noi possiamo diventare amici di Dio.

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giovedì 8 giugno 2017

Tu che, spezzando le catene del maligno serpente!





Il titolo della Catena ci riporta al miracolo avvenuto a Palermo il 18 agosto 1392, ai tempi del re Martino I di Aragona, quando nella chiesetta di Santa Maria del Porto: “La Madonna aveva spezzato le catene a tre poveri condannati a morte ingiustamente. Assolti dal re perché liberati dalla Made di Dio”

PREGHIERA

O Vergine Santissima della Catena,
tu che, spezzando le catene del maligno serpente,
hai nuovamente legata l’umanità perduta
al suo eterno Creatore, guarda, pietosa, i fedeli
che a Te ricorrono, fiduciosi nella Tua materna bontà,
nella Tua divina potenza, nel Tuo celeste aiuto.
Tu, che da Dio sei stata prescelta come dispensatrice
delle grazie celesti, continua a far discendere dal cielo
le Divine benedizioni sulla Tua Dinami di cui Tu
sei la gloria più fulgida, sui pellegrini, che corrono
ai tuoi piedi fin dai lontani paesi per tributarti
l’omaggio della profonda venerazione e su tutti quei
fedeli che ricorrono a Te per aiuto
nei loro bisogni spirituali e corporali.

Salve Regina

 

simulacro ligneo del XVIII secolo

mercoledì 31 maggio 2017

Chiusura del Mese Mariano di Maggio






CANTO: GIOVANE DONNA

Giovane donna, attesa dell’umanità, un desiderio d’amore e pura libertà.

Il Dio lontano è qui vicino a Te, voce silenzio, annuncio di verità. Rit. Ave Maria, Ave Maria!

Dio t’ha prescelta qual madre piena di bellezza, ed il suo amore t’avvolgerà con la suo ombra.

Grembo di Dio, venuto sulla terra, Tu sarai madre, di un uomo nuovo. Rit. Ave Maria, Ave Maria!


SALUTO DEL CELEBRANTE

Sac.: Nel nome del Padre ....  Tutti: Amen.

Sac.: La pace del Signore risorto sia con tutti voi    Tutti: E Con il tuo Spirito.

 

 

 Lett.: DALLA RIFLESSIONE DI PAPA BENEDETTO XVI TENUTA A FATIMA IL 12 MAGGIO 2010 ALLA BENEDIZIONE DELLE FIACCOLE E ALLA RECITA DEL ROSARIO

La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre. Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le «Ave Maria», contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza. La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con san Paolo: «Per me il vivere è Cristo», in una comunione di vita e destino con Cristo.

 

Voce Guida: Dal cero pasquale attingiamo la luce per le nostre candele.

Il rosario che ora reciteremo ci porti la Luce di Gesù risorto.

 

(Una quindicina di fedeli si avvicinano la cero, accendono le candele con le quali accenderanno i ceri dei fedeli. L'assemblea accompagna questo momento con il canto)

 

CANTO: Ecco l’ancella, che vive della sua Parola, libero il cuore perché l’amore trovi casa. Ora l’attesa è densa di preghiera e l’uomo nuovo è qui in mezzo a noi. Rit. Ave Maria, Ave Maria!

 

RECITA DEL SANTO ROSARIO

Voce Guida: 1° Mistero – L’annuncio dell’Angelo a Maria  (recita: una catechista)

Lettore:  Siano quindi benedette tutte le anime, che obbediscono alla chiamata dell’eterno Amore! Siano benedetti coloro che, giorno dopo giorno, con inesausta generosità accolgono il tuo invito, o Madre, a fare quello che dice il tuo Gesù (cf. Gv 2, 5) e danno alla Chiesa e al mondo una serena testimonianza di vita ispirata al Vangelo.

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria …., Lodato sempre sia…, O Gesù mio ….

 

CANTO: Il tredici maggio apparve Maria
a tre pastorelli in "Cova d'Iria".

Ave, Ave, Ave Maria! Ave, Ave, Ave Maria!

 

Voce Guida: 2° Mistero – La visita di Maria Santissima a Santa Elisabetta  (recita: un ministro dell'Eucarestia)

Lettore: Sii benedetta sopra ogni cosa tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisci alla Divina chiamata!

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria …., Lodato sempre sia…, O Gesù mio ….

 

CANTO: Ed ei spaventati da tanto splendore,
si diedero in fuga con grande timore.

Ave, Ave, Ave Maria! Ave, Ave, Ave Maria!

 

Voce Guida: 3° Mistero – La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme (recita: conferenza San Vincenzo)

Lettore: Sii salutata tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del tuo Figlio!

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità!

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria …., Lodato sempre sia…, O Gesù mio ….

 

CANTO: Splendente di luce veniva Maria
e il volto suo bello un sole apparia.

Ave, Ave, Ave Maria! Ave, Ave, Ave Maria!

 

Voce Guida: 4° Mistero – Presentazione di Gesù al Tempio  (recita: una catechista prebattesimo)

Lettore: Aiutaci a vivere con tutta la verità della consacrazione di Cristo per l’intera famiglia umana del mondo contemporaneo.

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria …., Lodato sempre sia…, O Gesù mio ….

 

CANTO: In mano un Rosario portava Maria,

che addita ai fedeli del cielo la via.

Ave, Ave, Ave Maria! Ave, Ave, Ave Maria!

 

Voce Guida: 5° Mistero – Ritrovamento di Gesù nel Tempio (recita: un educatore)

Lettore: Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, ti affidiamo anche la stessa consacrazione per il mondo, mettendola nel tuo Cuore materno.

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria …., Lodato sempre sia…, O Gesù mio ….

 

O Madre pietosa la stella sei tu,

che al cielo ci guidi, ci guidi a Gesù.

Ave, Ave, Ave Maria! Ave, Ave, Ave Maria!

 

Sac.: Preghiamo per il papa e per la Chiesa: Padre Nostro .... Ave Maria .... Gloria al Padre

 

CANTO MEDITATIVO Come Maria

Vogliamo vivere, Signore, offrendo a Te la nostra vita

con questo pane e questo vino,

accetta quello che noi siamo.

Vogliamo vivere, Signore,

abbandonati alla tua voce,

staccati dalle cose vane,

fissati nella vita vera.

 

Vogliamo vivere come Maria,

l'irraggiungibile, la madre amata,

che vince il mondo con l'amore:

e offrire sempre la tua vita

che viene dal cielo.

 

Accetta dalle nostre mani,

come un'offerta a Te gradita,

i desideri di ogni cuore,

le ansie della nostra vita.

Vogliamo vivere,

Signore, accesi dalle tue parole,

per riportare in ogni uomo

la fiamma viva del tuo amore.

 

CONSACRAZIONE (letta dal parroco)

Salve, vita e dolcezza,
salve, speranza nostra,
O Vergine Pellegrina, o Regina Universale!
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda le gioie dell’essere umano
in cammino verso la Patria Celeste.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda i dolori della famiglia umana
che geme e piange in questa valle di lacrime.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
adornaci col fulgore dei gioielli della tua corona
e rendici pellegrini come Tu fosti pellegrina.
Con il tuo sorriso verginale
rinvigorisci la gioia della Chiesa di Cristo.
Con il tuo sguardo di dolcezza
rafforza la speranza dei figli di Dio.
Con le mani oranti che innalzi al Signore,
unisci tutti in una sola famiglia umana.

Percorreremo così ogni rotta,
andremo pellegrini lungo tutte le vie,
abbatteremo tutti i muri
e supereremo ogni frontiera,
uscendo verso tutte le periferie,
manifestando la giustizia e la pace di Dio.
Saremo, nella gioia del Vangelo, la Chiesa vestita di bianco,
del candore lavato nel sangue dell’Agnello
versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo.
E così saremo, come Te, immagine della colonna luminosa
che illumina le vie del mondo,
a tutti manifestando che Dio esiste,
che Dio c’è,
che Dio abita in mezzo al suo popolo,
ieri, oggi e per tutta l’eternità.

Profezia dell’Amore misericordioso del Padre,
Maestra dell’Annuncio della Buona Novella del Figlio,
Segno del Fuoco ardente dello Spirito Santo,
insegnaci, in questa valle di gioie e dolori,
le eterne verità che il Padre rivela ai piccoli.

Mostraci la forza del tuo manto protettore.
Nel tuo Cuore Immacolato,
sii il rifugio dei peccatori
e la via che conduce fino a Dio.

Amen.

CANTO: SALVE REGINA

Salve, Regina, Mater misericordiae,

vita, dulcedo, et spes nostra, salve.

Ad te clamamus, exsules filii Evae,

ad te suspiramus, gementes et flentes

in hac lacrimarum valle.

Eia ergo, advocata nostra, illos tuos

misericordes oculos ad nos converte.

Et Jesum, benedictum fructum ventris tui,

nobis, post hoc exilium, ostende.

O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.

 

BENEDIZIONE

 

CANTO: REGINA CAELI

Regina caeli, laetare, alleluia: 

Quia quem meruisti portare. alleluia, 

Resurrexit, sicut dixit, alleluia, 

Ora pro nobis Deum, alleluia.

martedì 30 maggio 2017

Da "porco cane" a Santo Cane...





Non so come definire questa storia: follia della superstizione o speranza della fede ... un frate a Greccio raccontandoci a suo modo questa vicenda ci disse: è la fede che fa i miracoli non le ossa... però questo culto è certamente folle! Nemmeno la Rivoluzione francese riuscì a cancellarlo, visto che fu soppresso negli anni trenta del XX secolo ... Gulp!
 
Si legge in Wikipedia:
 
San Guinefort o Guignefort era un cane levriero vissuto nel XIII secolo, che fu oggetto di devozione popolare quale santo per i miracoli che scaturirono presso la sua tomba, oggetto di culto e pellegrinaggi nella zona di Lione, a Sandrans, tra Chatillon-sur-Chalaronne e Marlieux.
Secondo la leggenda, il cane era di guardia in un castello dove il cavaliere suo padrone viveva col figlio, di pochi mesi. Tornando un giorno dalla caccia, il cavaliere vide che la stanza del figlio era stata messa a soqquadro, con la culla rovesciata, mentre il cane aveva le zanne insanguinate. Del bambino, ancora in fasce, non v'era traccia. Credendo che il cane lo avesse sbranato, egli lo uccise immediatamente con la sua spada; tuttavia, poco dopo sentì il bambino piangere e lo trovò illeso sotto la culla, assieme a una vipera uccisa dal cane. Esso, dunque, era stato protagonista di una lotta non per fare male al bambino, ma per salvargli la vita.
Una volta compreso il terribile errore, il cavaliere, amaramente pentito, seppellì il cane in una tomba ricoperta di pietre. Ben presto, però, si creò una strana situazione: sulla tomba del cane “martire” si accumulavano numerosi ex voto portati in ringraziamento dei miracoli e delle grazie che, secondo i popolani, il santo cane compiva, soprattutto a tutela dei bambini.
Con il tempo, e soprattutto grazie a un'incessante passaparola che durò secoli, la figura di Guinefort fu assimilata a quella di un santo umano, in carne e ossa.
 
Nella storia di questo culto prima della soppressione, si cerco di trasformare il cane in uomo e nacque così l’iconografia del Santo sacerdote Guinefort.
 
 
 
Il suo culto, pur proibito e osteggiato più volte, resistette a tutte le condanne e venne abolito definitivamente solo negli anni '30 del XX secolo dalla Chiesa cattolica.