sabato 16 settembre 2017

S. Eufemia, prega per noi!



Santa Eufemia di Calcedonia


PROGRAMMA FESTA

SAN SOSTENE DI CALCEDONIA

Dal 16 al 18 settembre

Don Roberto Celia, parroco di San Sostene Marina (CZ)
 
Sabato 16:
ore 17,30 arrivo statua del nostro patrono San Sostene, incrocio via Leopardi e Pertini, processione fino alla Chiesa.
Ore 18,00 S. Messa solenne e concelebrazione

Domenica 17:
S. Messa ore 10,00
S. Messa ore 18,00 celebra Don Vincenzo

Lunedi 18:
ore 10,00 S. Messa di inizio anno scolastico con gli alunni e docenti della scuola di San Sostene Marina.
ore 18,00 S. Messa e saluto. Celebra Don Vincenzo.
Prima della processione e saluto, dalla chiesa all’incrocio, in Piazza G. Gentile si svolgerà un momento di convivialità.
 
* * *
 

 
È certamente un evento storico, un unicum, che il Santo Patrono passi per le vie della frazione marina dell’unico comune d’Italia che porta il suo nome.
È un evento storico nel bicentenario (1817 – 2017), da quando Nicolò del Vecchio scolpi a Napoli il simulacro.
Il Signore che non fa accadere nulla per caso, ci sveli, come si svelò quel giorno a Sostene difronte alla giovane Eufemia, la sua strada, la sua volontà, il suo desiderio di Bene.
San Sostene, prega per noi!

venerdì 15 settembre 2017

martedì 12 settembre 2017

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate - QUATER











Non si possono leggere queste cose




 


in questo articolo mancano tutti i casi citati nel libro di Don Rosario e altri casi di corpi detti di Vincenzo di Saragozza (Cusago, Torrecuso, ecc.), e poi non c'è la prova scientifica di quello che è a Roma in cui si dice nello stesso articolo


 




 


in questo articolo la tesi della conchiglia di Santiago è una caduta nel ridicolo, solo per difendere orgogliosamente la tesi, se le inventa tutte, come la storia dei grappoli d'uva e del perché è vestito da soldato e non da diacono. A pensare che a Cusago, "S. Vincenzo di Saragozza", è vestito da diacono sia la statua processionale e sia il simulacro con lo scheletro, ma se è ad Acate come può essere anche qui?


Forse perché sono altro?


 




 


Questo articolo fatto per contestare il mio




sulla questione del "crociato". Questione prima non affrontata e poi sono stati obbligati solo in apologetica (come sempre senza nominare, come già a Milazzo, dove alla fine però tutto è cambiato), segno che tutta la questione sul Santo di Acate è una tesi che si deve a tutti i costi realizzare. Ne va l'orgoglio!


Poi la questione della data: altro appiglio per portare acqua al mulino. Ma è solo una boiata. La memoria della traslazione non è portata nel Martirologio Romano (vedasi ad esempio quello del 1610, antecedente alla tesi dell'articolo), per cui? Solo congetture, per sostenere la tesi, quello conta!

sabato 9 settembre 2017

La Santa Bambina: il culto dell'infanzia della Vergine Madre di Dio





Il culto della Vergine Maria va dalla sua santa Infanzia alla sua Dormizione: dalla nascita alla gloria del Cielo.

Se vi dicessi Dom Isidoro o Chiara Isabelli Fornari, questi nomi, credo, ai molti, non dicono nulla. Ma nella storia della Chiesa e del culto mariano sono gli artefici e diffusori del culto della Santa Bambina o comunemente detta Maria Bambina. Siamo nel XVIII secolo.

Un olivetano ligure, Dom Isidoro, e una clarissa di Todi sono gli iniziatori di questo culto, e un simulacro plasmato dalle mani della Venerabile Chiara Isabella approda in Lombardia nel 1738.
 
 

Il grazioso simulacro era molto venerato ed era strumento di molte grazie. Con le soppressioni napoleoniche il simulacro passo di mano in mano, quando nel 1810 arrivo nella casa nel neonato istituto, allora chiamato delle Suore di Carità. In questa casa – in infermeria - avvennero miracoli e la città di Milano fu coinvolta in questa evento di grazia, tanto che l’istituto di suore fu detto di Maria Bambina, il luogo divenne un santuario, e l’immagine si diffuse ogni dove nelle nostre chiese e nelle nostre case.
Una intuizione dello Spirito che attraverso due anime sante divenne poi evento di grazia per il bene di molte anime.

Il dono di Dio è sempre un dono per il bene di tutti, in caso contrario non è dono di Dio, ma del divisore.
La Chiesa è una fucina di doni che concorrono alla costruzione della civiltà dell’amore.

Diceva Paolo VI: se vogliamo promuovere la civiltà dell’amore quale sarà il primo, il principale oggetto del nostro programma rinnovato e rinnovatore? Noi guardiamo alla vicenda storica, nella quale ci troviamo; e allora, sempre osservando la vita umana, noi vorremmo aprirle vie di migliore benessere e di civiltà, animata dall’amore, intendendo per civiltà quel complesso di condizioni morali, civili, economiche, che consentono alla vita umana una sua migliore possibilità di esistenza, una sua ragionevole pienezza, un suo felice eterno destino.
Anche il culto della Santa Bambina è per la salvezza, per costruire la civiltà dell'amore: la liturgia del giorno la definisce speranza e aurora di salvezza al mondo intero.

venerdì 25 agosto 2017

And it's the only thing we take with us when we die!














"Loving can heal, loving can mend your soul
And it's the only thing that I know, know
I swear it will get easier,
Remember that with every piece of you
Hm, and it's the only thing we take with us when we die"

" Amare può guarire, amare può riparare la tua anima,
Ed è l'unica cosa che so, che so
Giuro che diventerà più facile ricordarlo con ogni pezzo di te,
Ed è l'unica cosa da portare con noi quando moriamo".

(Ed Sheeran - Photograph)

martedì 22 agosto 2017

Ma che santo d'Egitto!






Ma che santo d'Egitto!

Una locuzione parecchio usata nel primo Novecento. Quale significato?

Afferma il giornalista Giorgio De Rienzo in corriere.it:

Ci sono due possibilità. La prima richiama le dieci piaghe d’Egitto, con cui Dio convinse il Faraone (secondo l’Esodo) a concedere la libertà agli ebrei di partire. In questo caso l’espressione indica qualcosa di terribile, che non si può accettare. La seconda fa riferimento all’Egitto come luogo lontano, dai costumi molto diversi dai nostri, che appaiono dunque stravaganti e inaccettabili.

Eppure i santi in Egitto ce ne sono stati tanti. Antichi martiri: come Caterina d’Alessandra (d’Egitto) o famosi monaci come Antonio abate, “Sant’Antoni del purscell”.

Ma anche Menna o Mina, Minas, Menas o Mena è un santo d’Egitto.  È considerato il santo più popolare in Egitto. La sua memoria ricorre il 15 del mese di Hathor (24 novembre) nella Chiesa Copta, mentre l'11 novembre secondo il Martirologio della Chiesa Cattolica e i Menologi della Chiesa Ortodossa.

Il culto di San Menna è assai antico, ma la sua passio originale è andata persa e fu riscritta successivamente sulla falsa riga di altri martiri. Certo è che Menna è egiziano: qui fu martirizzato e sepolto. La tradizione lo definisce soldato nell’esercito romano e militando nelle file dell’esercito a Cotyaeum in Frigia dovette lasciarlo allo scoppio della persecuzione operata da Diocleziano. San Menna iniziò un percorso di vita anacoretica, fatto di preghiera e digiuno. Non è chiaro se morì martire in Frigia o in Egitto, il Martirologio Romano così lo ricorda: Oltre il lago Mareotide in Egitto, san Menna, martire. (11 novembre).

Sul suo sepolcro nei pressi di Alessandria d’Egitto - oltre il lago Mareotide - fu costruita una chiesa meta di pellegrinaggi sino all’invasione araba del VII secolo. Tra il 1905 ed il 1908 furono scoperte le rovine di una basilica, un monastero, delle terme ed anche alcune piccole fiale con l’iscrizione “Ricordo di San Menna”, tutto ciò a tyestimonia l’antico culto. Le fiale erano utilizzate per attingere acqua da un pozzo attiguo al reliquiario. Fiale simili, ritrovate in Africa ed Europa, pare fossero utilizzate per custodire l’olio di San Menna prelevato dalle lampade della basilica del santo. Nel 1943 si progetto il restauro del luogo di culto.

Tracce del suo culto sono anche in Italia. La chiesa tra le più antiche d'Abruzzo (sec IX) a Lucoli (AQ) è dedicata a S. Martire egiziano.
San Menna d'Egitto è il patrono di Santomenna (SA). La tradizione afferma che prima dell'anno mille fu portato il culto di San Menna, ad opera dei soldati bizantini in stanza Compsa - oggi Conza della Campania – e qui costruirono una cripta dedicata al santo, nominando il luogo, ricco di sorgenti, Santomenna.



Infine perché è raffigurato con i cammelli?

Si racconta che mentre i fedeli portavano le reliquie del Santo per dare loro una sepoltura, giunto a presso il lago Mareotide - detto anche Maryut, Mariout o Mariut, un lago salmastro che si trova in Egitto nella parte occidentale del delta del Nilo, separato dal mar Mediterraneo da un cordone litoraneo su cui sorge Alessandria - il cammello che portava il l’urna non volle muoversi. Spostato su un altro cammello più forte, successe lo stesso. Allora si rassegnarono e capirono che era volontà di Dio, e lì deposero le reliquie. Per questo il santo è spesso rappresentato con ai piedi due cammelli adoranti.

Grazie per il dono di Concetta!



















Preghiera


Signore, Ti ringraziamo perché hai prediletto la tua Serva fedele Concetta Lombardo con i doni di una fede semplice e sincera, ispiratrice della sua vita umile e pia, e l’hai ricolmata del carisma evangelico dei puri di cuore, che volle difendere sino al sacrificio della vita. Degnati di glorificare la sua fedeltà assoluta al tuo amore perché, in virtù del ministero della Chiesa, sia onorata come modello di perfetta vita cristiana e invocata nelle necessità. Concedi anche a me, per sua intercessione, di crescere nella fede e di testimoniarla con la coerenza della vita. 
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.


* * *


Concetta Lombardo nasce a Stalettì (CZ) il 7 luglio 1924 nella diocesi di Catanzaro-Squillace. Il padre Gregorio muore in un incidente quando lei ha sette mesi. Conosce la povertà, ma cresce sana e bella, assieme alla sorella Angelina, educata da mamma Giovanna Rauti, che si divide tra la famiglia e i lavori a giornata nei campi o a fare e vendere sapone. Anche Concetta, fatte le scuole elementari, lavora nei campi, sbriga le faccende domestiche, ricama e fa la sarta. Ogni giorno frequenta la parrocchia, dove è impegnata come catechista. La sua fede è semplice, ma soda e convinta: nutre il suo spirito di Parola e di Eucaristia e legge anche buoni libri, fornitigli dal suo parroco. Tra questi c’è anche la vita di Santa Maria Goretti. Ha cura del proprio cammino spirituale, formandosi nell’Azione Cattolica e nel Terz’Ordine Francescano.


È una ragazza seria, nelle parole e nei comportamenti. Era fidanzata di un giovane, ma questi, emigrato in Germania, lì si sposa. Lei se ne fa una ragione, accettando la volontà di Dio. Altre due persone esprimono a lei un pensiero di amore, ma sono allontanate da Vincenzo Messina il fruttivendolo-macellaio del paese vicino, Gasperina, che si invaghisce di lei a tal punto da trasformare in breve tempo quel sentimento in un’autentica ossessione. Il fatto di essere regolarmente sposato con una figlia non gli impedisce di progettare la sua vita accanto a Concetta, in un crescendo di proposte sempre più esplicite, fino al punto di proporle una convivenza. La conoscenza di Concetta, da parte di Vincenzo, era avvenuta in seguito al comparaggio che la sorella di Concetta, Angelina, aveva stretto con la famiglia Messina come madrina nel battesimo della loro figlia. La frequenza delle famiglie, con scambi di doni, come si è soliti fare in Calabria, accende la passione di Vincenzo. Quando la famiglia Lombardo si accorge delle attenzioni particolari del compare, rompe il comparaggio. Ma Vincenzo non demorde, insegue, pedina, insidia Concetta, la quale deve continuamente nascondersi e scappare per non incontrare il suo pretendente.


Concetta ha molto chiaro il principio dell’indissolubilità del matrimonio, dell’illiceità morale dell’adulterio, della peccaminosità di ogni relazione extraconiugale. Respinge il pretendente in nome dei suoi principi morali: “Tu sei sposato. Dio non vuole, questo è peccato”.


La presenza ossessiva di Vincenzo davanti a casa di Concetta e le minacce non velate, fino al punto di puntarle la pistola, assumono sempre più i contorni di un dramma.


Si arriva così al 22 agosto 1948, quando Vincenzo, dopo una notte insonne e tormentata, esce di casa alle quattro del mattino, dicendo alla moglie di voler andare a piangere la sua situazione ed a far piangere qualcun altro. Dopo aver vagato per prati e campi, si presenta dove Concetta sta raccogliendo fichi d’India insieme alla zia Maria e a zio Giovanni. Pistola in pugno, Vincenzo prima invita e poi intima a Concetta di seguirlo. La zia e un vicino, vista la situazione drammatica, invitano Concetta a seguire Vincenzo. Avrebbero provveduto loro a dire alla madre quello che era successo, ma Concetta si rifiuta “perché questo è peccato ed è uno scorno per la mamma”. Partono tre colpi di pistola: cade Concetta; quindi il Messina si suicida a pochi metri da lei.


Padre Pasquale Pitari, ofmcapp

giovedì 27 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (4)




San Pantaleone di Nicomedia
compatrono di Tarquinia (VT)

San Pantaleone, la cui memoria liturgica è il 27 luglio, muore martire a Nicomedia intorno al 305, il suo nome greco è "Pantaleimon", che significa "tutto compassione". Pantaleone, un medico, che praticava la sua arte senza chiedere alcun compenso, scoperto cristiano fu dissuaso a rinnegare la fede, che confermo con il dono della vita a Nicomedia sotto Diocleziano. Venerato in tutta Italia, e anche in Tuscia, in particolar modo a Tarquinia di cui è “divenuto patrono contro la malaria e contro le febbri paludi che hanno infierito fino a non molti anni or sono nelle pianure tarquiniesi del Marta e del Mignone”.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper et
in saecula saeculorum. Amen
 
* * *


“La santità non è frutto di scelta umana. Non la si può valutare con criteri umani, né stabilire con procedure umane … la santità appartiene a Dio. I santi non sono che uomini di Dio. Con un loro modo particolare, definiscono il quadro delle relazioni tra Dio e umanità, con criteri che solo Dio stabilisce. La santità trascende gli angusti confini delle nostre divisioni, dei nostri scismi. L’unità della Chiesa la si raggiunge e realizza grazie alla loro dignità, che diventa comprensibile solo in questo mondo. I santi fanno così da ponte nelle relazioni interecclesiali, non solo perché intercedono per la chiesa, ma perché attingono al loro bontà da quella fonte unica, che è il solo Signore; sono il fondamento della sua Chiesa Una e Santa.”
 
(S. E. Chrisostomos Konstantinidis, Metropolita di Efeso)


PS. L'immaginetta è richiedibile a questo BLOG

martedì 25 luglio 2017

Santità nascosta sulle orme di Francesco e Chiara




Moriva il 1 febbraio 1871 a Assisi, Perugia (Italia), SUOR MARIA CHERUBINA CHIARA DI SAN FRANCESCO, al secolo MARIA CONCETTA SARACENI, professa del Secondo Ordine di San Francesco (Clarisse) presso il Protomonastero di Santa Chiara.

Era nata l’8 dicembre 1823 (1924) a Roma (Italia). Visse una fanciullezza spendente di virtù, rivelazione di ciò che sarebbe stata la vita religiosa, che abbracciò il 19 marzo 1845. Emettendo successivamente la professione solenne si offri vittima per i peccatori e per i sacerdoti. Il Signore accolse il suo dono, tanto che ebbe dure e amare prove. Umile e servizievole nella vita monastica, si consumò per amore dello Sposo che incontrò il 1 febbraio 1871. Il suo corpo fu trovato incorrotto dopo 39 giorni dalla morte. La fama della sua santità fu tale che la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino apri le causa di canonizzazione. Ad oggi il transumptum del processo diocesano è depositato negli archivi del Congregazione per le Cause dei Santi.
 

Preghiera

SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, degnatevi di glorificare l’umile vostra serva Suor Maria Cherubina Chiara, concedendoci le grazie …. delle quali abbiamo bisogno …. affinché in lei sia glorificato il vostro santo nome. 3 Gloria 1 Pater

lunedì 10 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (3)



San Secondiano Martire
compatrono di Tarquinia (VT)

San Secondiano, fa parte dei “Santi martiri tuscanesi”, tre amici dell’aristocrazia con incarichi nell’amministrazione romana. Ricevuto il sacramento del battesimo, vennero confermati nella fede da papa Sisto II. Durante la persecuzione di Decio vennero esiliati a Civitavecchia (Centumcellae), ma constatato la loro risolutezza nella fede, furono decapitati  nella località Colonnaccia (porto Colonna nei pressi di S. Marinella) e i loro corpi gettati in mare. Il presbitero Deodato raccolse i corpi e li seppellì nel luogo. Traslati con la costruzione del Duomo a Civitavecchia, nel 648 il vescovo di Tuscania, Valeriano, per mettere al sicuro dalle incursioni piratesche, decise di portarli nella sua Cattedrale. Durante questa traslazione il braccio di San Secondiano fu lasciato come pegno alla città di Corneto, oggi Taquinia.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper et
in saecula saeculorum. Amen



PS. L'immaginetta è richiedibile a questo BLOG

domenica 9 luglio 2017

Santi Compatroni di Tarquinia (2)



San Teofanio conte di Civitavecchia
compatrono di Tarquinia (VT)


San Teofanio è conte di Centumcellae, odierna Civitavecchia. Uomo di vita virtuosa, così come testimonia San Gregorio Magno: il corpo fu traslato a Corneto (Tarquinia), dove è venerato quale compatrono il 9 luglio.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio, et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen

PS. L'immaginetta è richiedibile a questo BLOG

sabato 8 luglio 2017

Santa Cleopatra!



S. Varo Martire




Santa Cleopatra!

Così esclamava Benigni nel suo film “Johnny Stecchino” (1991).

Ma esiste questa santa?

Il nome deriva dal greco Κλεοπατρα (Kleopatra), composto da κλεος (kleos) "gloria", e πατρος (patros) "del padre": quindi il significato è fatto "gloria del padre".

Deve la sua popolarità a Cleopatra VII, la regina d'Egitto amante di Giulio Cesare e poi di Marco Antonio.

Il Martyrologium Romanum non contiene nella sua ultima edizione il ricordo di santa o beata con questo nome, però il nome è presente nella tradizione della Chiesa in quanto la Bibliotheca Sanctorum contiene bene due sante con questo nome.

Una prima, detta “vedova”, è ricordata il 19 ottobre, una seconda – detta “di Tessalonica” - nei Menei ed i Sinassari bizantini è ricordata il 1 settembre.

 


Santa Cleopatra vedova egiziana è collegata al culto del Martire Varo.

Al tempo di Massimiano Valerio (250-310) imperatore, il soldato Varo s’interessò della sorte di alcuni eremiti in Egitto, che erano stati imprigionati a causa della persecuzione in atto contro i cristiani.

Varo andava a confortarli, questo lo dichiarava cristiano, e preso dal fervore – come accade a S. Antonio di Padova difronte ai Martiri di Ceuta - espresse il desiderio di unirsi a loro. Fu così immediatamente condannato alla flagellazione, morendone, era il 307. Il giorno successivo anche i sei eremiti morirono martiri per Cristo.

Il culto di san Varo e dei sei eremiti è poco conosciuto in Occidente, fu il Baronio, ad inserirli al 19 ottobre nel Martyrologium Romanum.

L’odierna edizione del Martirologio custodisce la memoria:

“In Egitto, san Varo, soldato, che, sotto l’imperatore Massimiano, mentre visitava e confortava sei santi eremiti tenuti in carcere, volle prendere il posto di un settimo che era morto nell’eremo e, così, patiti insieme a loro crudeli supplizi, conseguì la palma del martirio”.

Si racconta che il corpo del soldato Varo fu raccolto da una pia donna di nome Cleopatra, che lo seppellì in luogo sicuro nella propria casa.

Passata la persecuzione, ella ripartì verso la Palestina di dove era originaria, portando con sé segretamente e con un sotterfugio le reliquie del martire, deponendole in una tomba presso il Monte Tabor.

In seguito, a causa dei numerosi pellegrinaggi per venerare le reliquie del santo martire, Cleopatra decise di edificare una piccola chiesa. Qualche anno dopo le morì anche il figlio e lo seppellì accanto alle reliquie di S. Varo. Si racconta che il santo Martire gli appare per consolarla della morte del figlio - avendolo al suo fianco - e promettendo che insieme avrebbero pregato per lei. La Santa trascorse altri sette anni nell'esercizio della carità e della povertà. Alla sua morte venne sepolta accanto a san Varo e al figlio. È ricorda con San Varo il 19 ottobre.











Santa Cleopatra di Tessalonica, detta anche nella Bibliotheca Sanctorum: Cleopatronia e chiamata anche Eupatronia, eccetera.

Su questa santa nulla di certo. È detta figlia di Daciano, procuratore in Asia, e educata alla fede da Vivenzio (poi fuggito a Roma – Vivenzio di Blera?) all’epoca della persecuzioni di Diocleziano.

Santa Cleopatra viene definita donna adorna di carità e castità. Secondo la tradizione orientale – non riportata nella Bibliotheca Sanctorum – è martire, come attesta l’immagine editata - nel primo decennio degli anni 2000 - ad Atene.

venerdì 7 luglio 2017

W Don Mario, Arcivescovo di Milano!





il nuovo Arcivescovo di Milano
Mons. Mario Delpini,
già Vicario Generale dell'Arcidiocesi Ambrosiano.

 
Don Mario un grande sacerdote e un grande uomo, già rettore del Seminario Arcivescovile
...
Nasce a Gallarate il 29 luglio 1951 da Antonio e Rosa Delpini, terzo di sei figli. Cresce a Jerago con Orago, nella parrocchia san Giorgio di Jerago, frequentando le scuole del paese fino alla quinta elementare. Frequenta le scuole medie e i due anni del ginnasio nella scuola statale di Arona, risiedendo nel Collegio De Filippi.
Entra nel seminario di Milano, nella sede di Venegono Inferiore (VA), nell’ottobre 1967, per frequentare la I liceo classico. In seminario completa il percorso ordinario di preparazione e discernimento fino all’ammissione all’ordinazione presbiterale
Il 7 giugno 1975 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Milano, dal cardinale Giovanni Colombo.
Dal 1975 al 1987 insegna nel seminario minore della diocesi di Milano, prima a Seveso poi a Venegono Inferiore. In questi anni consegue la laurea in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la licenza in Teologia, presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, con sede in Milano, il diploma in Scienze Teologiche e Patristiche presso l’Istituto Augustinianum con sede in Roma. Nel 1989 il cardinale Carlo Maria Martini lo nomina rettore del Seminario Minore e nel 1993 rettore del Quadriennio Teologico. Nel 2000 è nominato rettore maggiore dei seminari di Milano. Contemporaneamente insegna Patrologia in Seminario, che è sezione parallela della facoltà teologica dell'Italia settentrionale.
Nel 2006 è nominato vicario episcopale della Zona Pastorale VI di Melegnano, lasciando gli incarichi ricoperti in seminario.
Il 13 luglio 2007 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Milano e vescovo titolare di Stefaniaco (Albania), riceve l'ordinazione episcopale il 23 settembre dello stesso anno, nella cattedrale di Milano dal cardinale Dionigi Tettamanzi.
Nell’ambito della Conferenza Episcopale Lombarda ha ricoperto dal 2007 al 2016 l’incarico di segretario. Nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana è membro della Commissione per il Clero e la Vita Consacrata.
Nel luglio 2012 diventa vicario generale del cardinale Angelo Scola.
 Il 21 settembre 2014 il cardinale Scola lo nomina vicario episcopale per la formazione permanente del clero.
 
La nomina è del 7 luglio 2017.
Inizio il 9 settembre, ingresso ufficiale il 24 settembre 2017.

martedì 4 luglio 2017

Ed Sheeran - Shape Of You















Ed Sheeran - Shape Of You


Ed Sheeran - Shape Of You





Ed Sheeran - Shape Of You




Ed Sheeran - Shape Of You










mercoledì 28 giugno 2017

Madre e figlia, specchio di virtù umane e cristiane.







"Concittadini dei santi e familiari di Dio"

(Ef 2,19)

 
Il Martirologio Romano, in data 19 gennaio, scrive: “Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri”.

Secondo la tradizione, come è spiegato su cartantica.it, si ritiene che San Mario e i Santi Marta, Audíface e Abaco, siano una famiglia; da qui nasce una domanda: esistono altri santi o beati che sono “famigliari” non solo per la fede ma anche per la carne e il sangue?
 
Ne esistono molti. Vedi il mio articolo su cartantica.it.
Tra gli ultimi scoperti ci sono due membri della Famiglia De Ferrari di Genova.
 
Antonietta Celesia vedova De Ferrari, e la figlia Suor Maria Teresa del Sacro Cuore di Gesù (Teresa De Ferrari), religiosa delle Sacramentine dell'Adorazione Perpetua.
 
Entrambe sono in causa di canonizzazione, e la transumptum del processo informativo è presso gli archivi del Congregazione per le Cause dei Santi.
 
 
* * *
 
Serva di Dio Teresa De Ferrari (2 gennaio), religiosa sacramentina dell’Adorazione Perpetua, figlia della Serva di Dio Antonietta Celesia De Ferrari (27 ottobre), sposa, madre e religiosa sacramentina dell’Adorazione Perpetua.
 
 
 

 

giovedì 22 giugno 2017

I gloriosi amici Astanzio e Antoniano, martiri


antico santino

il martirio in Porta Romana
La terra ambrosiana oltre ai gloriosi fratelli Gervaso e Protaso, ha anche tra i suoi figli i gloriosi amici Astanzio e Antoniano, se pur vissuti in epoche diverse.

La vicenda di Astanzio e Antoniano, molto assomiglia a quella dei gloriosi Arialdo ed Erembaldo.

Siamo nel 1000, anno in cui la tradizione colloca la nascita di Astanzio e Antoniano a Vigonzone. Vissuti in famiglie di fede, come quella di Gervasio e Protasio, e poi arruolati nell’esercito dell’Arcivescovo di Milano, Ariberto, nella lotta contro le eresie. Alla morte di Ariberto, succede Giudone “di stirpe ignobile e plebea”, che cominciò a dar man forte alla rappresaglie eretiche che devastavano la diocesi. In queste lotta soccombero in Porta Romana di due amici per difendere dalla profanazione una chiesa. Inizialmente i sacri corpi furono deposti dal sacerdote Eriberto e dal diacono Lieto in San Dionigi,. Poi dopo le esequie, furono traslati con solennità a Vigonzone. Dopo un periodo di smarrimento della memoria, il culto fiori nuovamente nel 1151. Nel 1185 papa Eugenio III ne riconobbe il culto.
 
le sacre reliquie
I sacri corpi però, successivamente, furono riportati a Milano, in San Satiro, come punizione, dopo un fatto sacrilego operato a Massazio di Vigonzone. Solo nel 1802 i sacri corpi tornarono a Vingonzone, dove sono venerati come illustri concittadini e martiri il 25 agosto.

Vigonzone è una frazione del comune di Torrevecchia Pia, ma fu comune autonomo fino al 1872.
 
la Parrocchia
Parrocchia è nella diocesi di Pavia, ma fino al 1979 appartenne all'Arcidiocesi di Milano, ha per cui mantenuto il rito ambrosiano.

La parrocchia di Vigonzone è pieve fin dal XIII secolo con la dedicazione a San Giuliano, nel XIV e XV secolo cambia la dedicazione in Santi Astanzio e Antoniano; alla metà del XVI secolo la parrocchia di Vigonzone viene aggregata alla pieve di San Giuliano. Nel 1573 si contavano tra i parrocchiani 300 anime da comunione e il clero risultava composto da un parroco. Nel 1694 vi venne eretta la confraternita del Santo Rosario.

Tra XVI e XVIII secolo la parrocchia di Vigonzone, a cui era preposto il vicario foraneo di San Giuliano, è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi e delegati arcivescovili di Milano nella pieve di San Giuliano, inserita nella regione VI della diocesi.
Nel 1749, durante la visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli, il clero risultava composto dal parroco e due cappellani; il numero delle anime era di 600 unità, tra cui 450 anime da comunione; entro i confini della parrocchia di Vigonzone esisteva un oratorio.

Tra XIX e XX secolo, la parrocchia di Vigonzone è sempre stata compresa nel vicariato foraneo di San Giuliano e successivamente nel vicariato foraneo di Zibido al Lambro, nella regione VI, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Melegnano, nella zona pastorale VI di Melegnano (decreto 11 marzo 1971).
 
Con decreto 15 gennaio 1979 fu assegnata alla diocesi di Pavia. Dopo il passaggio alla diocesi pavese, è stata inclusa nel vicariato di Landriano.