giovedì 7 luglio 2016

San Gennaro, Napoli? No, Livraga!






San Gennaro, Napoli? No, Livraga!

Il nome Gennaro deriva dal latino Ianuarius, che significa "gennaio", mese che a sua volta trae il suo nome dal dio Giano; il significato di Gennaro viene quindi interpretato talvolta con "nato a gennaio", "di gennaio", o "dedicato a Giano".

 

L'onomastico è il 19 settembre in onore di san Gennaro, protovescovo di Benevento e martire a Pozzuoli sotto Diocleziano, da dove le reliquie e il sangue furono traslate a Pozzuoli.

Ma esistono altri con questo nome:

17 gennaio, san Gennaro Sanchez Delgadillo, sacerdote e martire in Messico[6]

2 marzo, santa Gennara, martire a Porto Romano con i santi Eraclio, Paolo e Secondilla

30 giugno, beato Gennaro Maria Sarnelli, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, apostolo tra i bisognosi.

10 luglio, san Gennaro, uno dei Santi Sette Fratelli, martiri a Roma sotto Marco Aurelio insieme alla madre Felicita

10 luglio, san Gennaro, martire con san Marino in Africa.

17 luglio, santa Gennara, martire a Cartagine con altri compagni.

6 agosto, san Gennaro, diacono e martire, con papa Sisto e altri compagni a Roma

19 settembre, beato Gennaro della Valtellina, eremita del Terzo Ordine Regolare di San Francesco

13 ottobre, san Gennaro, martire con Fausto e Marziale a Cordova

25 ottobre, san Gianuario, diacono e martire a Porto Torres

26 agosto, san Gianuario, vescovo di Cartagine e martire

 

San Gennaro venerato a Livraga

La prima domenica di settembre tutta la comunità ricorda San Gennaro, patrono di Livraga. Nella mattinata si svolge nella chiesa parrocchiale una messa solenne in presenza dell’Amministrazione Comunale e, dopo la funzione, i fedeli si raccolgono in processione portando lungo le vie del paese l’urna di vetro nella quale giacciono le spoglie del santo. Il Corpo Bandistico Vittadini accompagna la processione nel lungo percorso attraverso le vie del centro. Nel pomeriggio si svolge la Coppa Livraga, importante gara ciclistica. Durante la settimana vi è sempre la presenza del Luna Park per i più giovani, mentre in ore serali in piazza Madre Cabrini, antistante il Municipio, si svolgono diverse attività di intrattenimento con musica dal vivo, balli, servizio ristorazione e altro ancora.

 

Come giunse il sacro deposito?

Nel 1672, padre Stefano Rossi della Compagnia di Gesù, fece "levare" dal cimitero di Santa Priscilla in Roma il corpo e ne fece dono alla comunità di Livraga.

A Livagra, nella piazza principale si trova la neoclassica chiesa parrocchiale dedicata a San Martino, che conserva il corpo di San Gennaro Martire.

 

Chi è San Gennaro venerato a Livraga?

La tradizione locale racconta: San Gennaro era un giovane diacono alle dipendenze del Papa S. Sisto, che fu martirizzato nel 258 d.C. perché sorpreso a celebrare i divini misteri in un cimitero sull'Appia Antica. Secondo le disposizioni dell'editto Valeriano, fu arrestato e condannato alla decapitazione. Inizialmente fu sepolto con altri martiri nel cimitero di Pretestato, finché nel Settembre 167 2 giunse nella chiesa parrocchiale di Livraga.

 

Pretestato o Priscilla?

Questa semplice confusione di catacombe, non è un semplice confusione circa l’identità di questo Martire. Certamente non è il diacono di papa Sisto, perché risulta sepolto altrove secondo il testo Giovanni Sicari e la Bibliotheca Sanctorum.

 

Detto questo, il Martire Gennaro di Livraga è un martire delle catacombe o “corpo santo”, cioè?

Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.

Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.

 

Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”?

È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del …. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).

Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.

Infine, il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini".

 

La Chiesa venera le reliquie di San Gennaro come reliquie di un martire cristiano.

“Le reliquie (dei santi) ci indirizzano a Dio stesso: è Lui infatti che con la forza della sua grazia, concede, ad esseri fragili, il coraggio di testimoniarlo davanti al mondo. Invitandoci a venerare i resti mortali dei santi e dei martiri, la Chiesa non dimentica che in definitiva si tratta di povere ossa umane che appartengono a persone visitate dalla potenza viva di Dio. Le reliquie sono tracce di questa presenza invisibile ma reale che illumina le tenebre del mondo, manifestando il regno dei cieli che è dentro di noi. Esse gridano con noi e per noi: “Maranathà!”, “Vieni Signore Gesù”. (Benedetto XVI).

 

Fonti e bibliografia

Grenci Damiano Marco, Archivio iconografico e agiografico 1977 - 2016

Sito web ospitiweb.indire.it

Sito web comune.livraga.lo.it

Sito web it.wikipedia.org