giovedì 31 marzo 2016

La bufala del Venerdì Santo





Quando si era bambini circolavano le lettere anonime porta fortuna di S. Rita e S. Antonio.
 
Ora la torta di Padre Pio e messaggi via sms o via mail, ma tutte "catene di S. Antonio o di Santa Rita" sono rimaste!
 
La sorpresa in questo Giubileo della Misericordia è stata l'invenzione (perché di questo si tratta!) dell'indulgenza plenaria per il 25 marzo, in quando quest'anno coincideva il Venerdì Santo con la festa dell'Annunciazione.
 
Gli sms invadono l'etere, promettendo l'indulgenza in questo giorno: "condividerla con tutti perché è un evento epocale, e capita una volta..." ogni 141 anni, diceva il messaggio.
 
Peccato che era già accaduto nel 2005!
E peccato che era già successo nella prima metà del 1900, per ben 3 volte!
Per cui una BUFALA... la nuova catena!
 
Ecco un bell'articolo di zenit.it in cui la coincidenza tra Venerdì Santo e Annunciazione è invece legata al fenomeno miracoloso delle Sante Spine.
 
 
Santa Spina di Andria
 
 
* * *
 
In questa circostanza ho il piacere di annunciare a voi tutti in maniera solenne che il miracolo ha avuto inizio”. Così ha detto il 25 marzo scorso, il vescovo di Andria, Raffaele Calabro, rivolto ai fedeli presenti nella cattedrale.
Con grande gioia posso annunciare che il segno si è manifestato”.  E questa affermazione è di monsignor  Francesco Beschi, vescovo di Bergamo tratta da un comunicato che ha inviato ai fedeli della sua diocesi..
Le parole dei due vescovi si riferivano a un evento che si è manifestato nel pomeriggio del 25 marzo. Un evento portentoso e stupefacente. Un “miracolo”, come lo ha indicato apertamente il vescovo di Andria.
Secondo un’antica tradizione, quando il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, coincide con il 25 marzo,  solennità liturgica dell’Annunciazione, e cioè del concepimento di Gesù, su alcune reliquie che richiamano la passione di Cristo in croce si  verificano delle manifestazioni fisiche razionalmente inspiegabili.


La coincidenza delle due ricorrenze è rarissima. Si realizza tre, quattro volte per secolo. Nel secolo scorso si è verificata nel 1910, nel 1921 e nel 1932. In questo secolo, nel 2005, il 25 marzo scorso, e ora bisogna aspettare il 2057. Quando si verifica, la Chiesa ricorda e celebra nello stesso giorno i due termini estremi del più straordinario evento che sia accaduto nell’Universo: l’inizio e la fine dell’esperienza terrena dell’uomo Dio. Ed è come se sulla terra si scatenasse una energia spirituale potente in grado di sconvolgere.

La fenomenologia si manifesta soprattutto su
due spine che sarebbero appartenute alla Corona di Spine posta sul capo di Gesù durante il processo davanti a Pilato. Quelle due spine, una conservata nella cattedrale di Andria e l’altra nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo, in quella specifica circostanza soffrono, si animano come se fossero vive, si coprono di stille rossastre che sembrano gocce di sangue. Un fenomeno che la gente indica con una delicatissima parola poetica: “fioritura”. E il fenomeno si è manifestato in modo netto e clamoroso come non mai il 25 marzo scorso.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo quelle Spine godevano di una particolare venerazione perché già allora su di esse si osservavano fenomeni fisici inspiegabili. Gregorio di Tours, vescovo francese del secolo sesto, nel suo libro “De gloria martyri” riferisce che la Corona di spine venerata in Gerusalemme, anche se vecchia di 500 anni, appariva come “composta da rovi appena colti”. San Paolino da Nola, all’inizio del quinto secolo, cita tra gli oggetti di grande venerazione presenti a Gerusalemme “le spine con le quali il Nostro Salvatore venne incoronato”.

Cassiodoro, famoso uomo politico e letterato, in un suo scritto nella seconda metà del secolo sesto, indica quelle reliquie affermando che “sono la gloria di Gerusalemme”.

Le Sacre Spine divennero oggetto di regali importanti. L’imperatore Giustiniano I, a metà del secolo sesto, regalò a San Germano, vescovo di Parigi, una delle Spine della Corona di Cristo. L’imperatrice Irene, nel 798, ne regalò alcune a Carlo Magno. Nel l’887, Carlo il Calvo, regalò una della Spine ricevute da Carlo Magno alla chiesa di Compiègne, dove era sepolto il corpo di San Cornelio Papa martire.

Nel 1063 la Corona venne portata a Bisanzio e nel 1238 fu acquistata dal re di Francia, San Luigi IX, il quale per ospitarla degnamente fece erigere uno dei più bei gioielli dell’arte gotica, la “Sainte Chapelle”.

In quella Chiesa la reliquia rimase fino alla Rivoluzione francese, poi ebbe varie altre peregrinazioni, per approdare, alla fine, a Notre Dame dove ancora si trova.

Le Sacre Spine continuarono ad essere oggetti di prestigiosi regali anche da parte dei vari regnanti francesi, e così della Corona primitiva a Parigi è rimasta solo la struttura portante che si vede ora.

Gli studiosi hanno catalogato oltre 700 Sacre Spine, sparse in giro per il mondo. Molte sono fasulle, e classificate “reliquie di seconda categoria”, in quanto non sono state tolte dalla Corona, ma solo appoggiate su di essa, quindi diventate reliquie per contatto.
In Italia ce ne sono parecchie, conservate in chiese e santuari. A tutte vengono attribuiti  poteri miracolosi. Ma le più note sono quelle conservate ad Andria e a San Giovanni Bianco.
Ad Andria, la “Sacra Spina” è conservata in un magnifico reliquiario nella cattedrale. Venne donata alla città pugliese dalla contessa Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II, nel 1308, in occasione delle sue nozze con Bertrando Del Balzo figlio di Ugo e conte d’Andria.
A San Giovanni Bianco,  paese della Val Brembana, in provincia di Bergamo,  la  Sacra Spina è conservata nella chiesa parrocchiale. Vi fu portata nel 1495 da Vistallo Zignoni, un soldato di ventura al servizio della Serenissima. Durante la battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495 contro l’esercito del re di Francia Carlo VIII, Vistallo Zignoni fece prigioniero il segretario del re e si impadronì di un cofanetto contenente numerose reliquie.
Il cofanetto fu poi consegnato come bottino di guerra al Senato Veneto ma prima di consegnarlo, Zignoni prelevò una di quelle reliquie, una “Sacra Spina”, e ne fece dono al parroco di San Giovanni Bianco. Da quel momento la Sacra Spina è diventata il centro di una grande devozione in tutta la valle, devozione che ancora oggi è fortissima.
Nel corso dei secoli, il fenomeno della “fioritura” era osservato a occhio nudo o con strumenti rudimentali. Il 25 marzo 2005, le due reliquie furono sottoposte a un rigoroso controllo.
Il vescovo di Andria,  monsignor Raffaele Calabro, aveva nominato una Commissione teologica e una scientifica, in modo che il fenomeno  potesse essere seguito con la massima attenzione. Della Commissione scientifica facevano parte anche cinque medici. Erano inoltre stati allestiti due schermi giganti in piazza Duomo e in Piazza Catuma, in modo che la gente potesse seguire il fenomeno in diretta-tv.
Il fenomeno si verificò puntualmente. Il giorno dopo,  26 marzo, il Vescovo di Andria confermò ufficialmente ai fedeli radunati in cattedrale  che il prodigio si era verificato e diede lettura pubblica del verbale notarile.
Volle poi dedicare all’evento un numero speciale del settimanale  diocesano,  “Insieme”, riportando la cronaca dei fatti, i verbali dei mutamenti osservati sulla Sacra Spina dai componenti della Commissione scientifica, documentando il tutto con numerose fotografie. In un articolo da lui firmato,  monsignor Calabro ricordò con parole commosse la propria esperienza diretta. Scrisse tra l’altro:
“Io stesso sono stato testimone oculare del momento più sconvolgente, che è durato più di tre ore, quello dell’’ “accartocciamento” (per usare un termine popolare) della Sacra Spina, quasi fosse non una spina normale, ma uno stelo vegetale percorso da una potenza misteriosa, simile a un piccolo “sisma”.
A San Giovanni Bianco il fenomeno del 2005 fu meno appariscente. Nei giorni precedenti, i giornali locali avevano ricordato con enfasi quanto era accaduto nel 1932, con oltre 200 mila pellegrini, e c’era quindi un’ attesa spasmodica. Per questo la popolazione rimase un po’ delusa. Ma il cambiamento sulla Spina fu chiaro e inconfondibile anche in quell’occasione, come risulta dagli atti della Commissione scientifica istituita dal vescovo, della quale facevano parte  monsignor Lino Belotti, vescovo ausiliario di Bergamo, don Giuseppe Minelli, parroco del paese, la dottoressa Barbara Cancelli, medico legale, il dottor Marco Valle, direttore del Museo di Scienze Naturali di Bergamo e don Goffredo Zanchi, professore di Storia nel Seminario di Bergamo.
Anzi, il fenomeno a San Giovanni Bianco si protrasse più del solito. “La Sacra Spina ha cambiato colore anche il 2 aprile, giorno della morte di Giovanni Paolo II”, dichiarò l’ingegner Giovanni Milesi, studioso della Sacra Spina e membro della Commissione. “Proprio mentre Giovanni Paolo II era in agonia, la spina, osservata da molti testimoni, ha assunto una tonalità granata che nella domenica del 3 aprile si è fatta ancora più intensa”.
Il 25 marzo scorso l’osservazione del fenomeno è stata ancora più severa e scientificamente valida. Il prodigio si è manifestato con una chiarezza e un potenza da scatenare nella folla presente, sia a Andria che a San Giovanni Bianco,  applausi e lacrime di commozione, mentre le campane davano l’annuncio a tutta la popolazione.
Per questo i vescovi responsabili delle rispettive diocesi non hanno avuto dubbi nei loro comunicati, affermando con decisione e chiarezza che si è trattato di un autentico “miracolo”.
 

giovedì 17 marzo 2016

Beati e Santi nel 2016

















23 aprile

Valentíno Palencia Marquina e 4 soci martiri in Spagna
 

21 maggio

Francesco Maria Greco sac. fond. terziario minimo


4 giugno

Beato Stanisłao Papczyński

Beata Maria Elisabetta Hesselblad


11 giugno

Giacomo Abbondo, sac.
 

18 giugno

Maria Celeste Crostarosa
 

4 settembre

Beata Teresa of Calcutta
 

11 settembre

Ladislao Bukovinskij
 

17 settembre

Elisabetta Sanna
 

24 settembre

Engelmaro (Uberto) Unzeitig, sac. martire
 

16 ottobre

Beato Giuseppe Sánchez del Río

Beato Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Beata Elisabetta della Trinità Catez
 

10 dicembre

Giuseppe Thạo Tiến, Mario Borzaga e 15 soci martiri in Laos











mercoledì 16 marzo 2016

Santità calabrese nel VI centenario del Paolano

 
 
 
 
Nel VI centenario della nascita di San Francesco di Paola, la Chiesa di Dio che è in Calabria ha un suo figlio elevato agli onori degli altari.
 
Il 21 maggio la Calabria avrà un nuovo beato: Francesco Maria Greco.
 
Il 26 luglio 1857 nasce in Acri (CS), Francesco Maria Greco, da genitori di profonde convinzioni religiose.
 
Fin da piccolo viene guidato nel cammino di fede dalla mamma. Compiuti gli studi ginnasiali si reca a Napoli nel 1874 per intraprendere gli studi liceali. Il padre spera di poter tramandare a questo figlio la sua professione di farmacista ad Acri. Ma Francesco viene affascinato dalla vita sacerdotale e matura nella preghiera, ai piedi della Vergine di Pompei, la sua vocazione e la sua decisione nel realizzarla pur prevedendo le resistenze da parte del padre.
 
Così il 17 dicembre 1881 diventa sacerdote e rientra poi a Napoli dove completa gli stuti universitari per il dottorato in teologia.
Nel settembre 1887 diventa parroco della Chiesa di San Nicola in Acri e l'anno successivo viene nominato arciprete.
 
Zelo apostolico, spirito di sacrificio e di donazione, fede viva e operosa, si mostrano ben presto i nuclei centrali della figura umana e spirituale di Mons. Greco.
La sua opera educativa, rivolta soprattutto alla gioventù, mira a "educare alla fede per educare alla vita".
 
Operaio evangelico, è convinto che l'ignoranza religiosa, da cui scaturiscono altre miserie morali, sia la piaga più dolorosa della Calabria del suo tempo, perciò istituisce in parrocchia scuole vere e proprie di catechesi, associazioni, un oratorio interparrocchiale e, con la collaborazione di Suor Maria Teresa De Vincenti, fonda il nostro Istituto di Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori.
 
Sempre attento ai "segni dei tempi" diede vita, nella realtà sociale acrese, all'ospedale "Caritas", per essere pronto a dare risposta ad ogni esigenza dei fratelli più poveri e bisognosi: "per farmi tutto a tutti". In questo modo riesce a soccorrere tanti ammalati, anziani, poveri soli e abbandonati, bambini orfani.
Mons. Francesco Maria Greco volle essere povero tra i poveri per diventare la "voce dei senza voce".
 
Il segreto della realizzazione delle sue molteplici opere è nella contemplazione dei Sacri Cuori, suoi Modelli sin da giovane diacono. Alla base della sua vita sacerdotale pone un'intensa e prolungata preghiera, spesso notturna, dinanzi all'Eucarestia e, quindi, la cura della vita interiore, sicuro che la fecondità dell'azione apostolica dipende dal rapporto intimo e profondo con Gesù e Maria.
 
Sempre attento ai "segni dei tempi" diede vita, nella realtà sociale acrese, all'ospedale "Caritas", per essere pronto a dare risposta ad ogni esigenza dei fratelli più
 
Come tralcio unito alla vite, il nostro Padre Fondatore ha portato tanti frutti di apostolato, di santità e continua a vivere tra noi attraverso le sue opere di evangelizzazione e di carità diffuse in Italia e all'estero.
 
La sua giornata terrena si chiuse in Acri il 13 gennaio del 1931. I suoi resti mortali riposano nella Chiesa di San Francesco di Paola annessa alla Casa Madre in Acri. Il 24 maggio 1961 venne effettuata regolare "ricognizione canonica".
 
Essendosi diffusa la fama della sua santità di vita, l'8 dicembre del 1957, si diede avvio al Processo di Canonizzazione, volto ad accertare il suo esercizio eroico delle virtù cristiane.
 

domenica 13 marzo 2016

QUINTA (V) DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)







Io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Nel film The Passion, sulla via della Croce, mentre Gesù cade e incontra la Madre, il Galileo dice a Maria:

“Vedi Madre, Io faccio nuove tutte le cose”






Cosa dobbiamo vedere? Cos’è la cosa nuova? Di cosa dobbiamo accorgerci?

Per vedere, per accogliere la cosa nuova, per accorgerci dobbiamo considerare che è un guadagno il “guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come … giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede”.

Gesù si avvia verso il Monte degli Ulivi, il monte luogo degli avvenimenti pasquali.

Il punto di osservazione è quindi l’insegnamento della Pasqua.

Gesù entra nel Tempio, e qui insegna.

Ma cosa insegna? L’evangelista Giovanni non ci racconta cosa, ma la scena che vivremo con gli scribi e i farisei, è l’insegnamento di Gesù.

In Gesù c’è unità di azione tra il suo insegnare e il suo agire. Gesù stesso è l’insegnamento.

 

Allora gli scribi e i farisei … l’intento di costoro non è capire, ma è metterlo alla prova … per avere motivo di accusarlo.

Gesù sposta la loro azione, da accusato, la questione della donna è il preteso, gli chiedi di accusarsi: Chi di voi è senza peccato?

L’agire degli scribi e dei farisei è un agire malvagio: doppiamente malvagio, verso Gesù e verso la donna; ma in realtà essi chiedono a Gesù: quale male devono compiere verso la donna?

Può Gesù proporre un male da compiere? Ma Gesù venuto per compire il male?

Egli è venuto per i malati e i peccatori. Egli è venuto per eliminare il male e per perdonare il peccatore.

Non è venuto per eliminare il peccatore. Ecco perché nella prospettiva cristiana la pena di morte non può essere accettata.

Gesù non risponde subito. Tace e scrive per terra. Egli sta scrivendo sul pavimento del Tempio, che è pietra: egli così prima di parlare, scrive la nuova legge quella dell’Amore che perdona.

Gesù vuole donare la sua legge. Solo qui scopriamo cosa predicare all’interno del Tempio.

Il Tempio, luogo in cui erano depositate le Tavole della legge, donate da Dio a Mosè: Legge scritta sulla pietra.

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

La Legge scritta sulla pietra, Gesù scrive sulla pietra, una nuova legge, e le pietre devono essere scagliate per garantire la legge.

Di questo tempio non rimarrà pietra su pietra… disse Gesù.

Il Tempio, il luogo della Legge, ma in Gesù nuovo Tempio, che sarà ricostruito in tre giorni, la Pasqua di Risurrezione: Egli diviene la nuova Legge, Egli pietra scartata diviene pietra angolare per costruire nella legge nuova, la nuova alleanza, il nuovo popolo: la Chiesa.

La Chiesa, come l’adultera, non sa amare il suo Sposo, ma giorno dopo giorno, nel perdono ricevuto e donato- «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» - continua la sua corsa, e come Paolo dice:

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Amen.

mercoledì 9 marzo 2016

La clarissa di Bologna: Caterina Vegri



Master of the Baroncelli Portraits
1440 - 1520: Flemish: flourished 1480-1490
Saint Catherine of Bologna with three donors
Circa 1480
Oil on panel
94.9 cm x 67.9 cm
The Courtauld Gallery, London


Martirologio Romano: A Bologna, santa Caterina, vergine dell’Ordine di Santa Chiara, che, insigne nelle arti liberali, ma ancor più illustre per le virtù mistiche e il cammino di perfezione nella penitenza e nell’umiltà, fu maestra delle sacre vergini.

martedì 8 marzo 2016

Un santo terziario minimo, San Giovanni di Dio





Martirologio Romano: San Giovanni di Dio, religioso di origine portoghese, desideroso di maggiori traguardi dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, con carità instancabile si impegnò a servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale da lui stesso fatto costruire e unì a sé dei compagni, che poi costituirono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. In questo giorno a Granada in Spagna passò al riposo eterno.
 
 
Vestito dell’abito dei Minimi, fu sepolto nell'Ordine dei Mini in Granata. Al funerale celebrò la Messa il Ven. P. Simone Guichard, allora Correttore Generale dell'Ordine dei Minimi. Fu canonizzato nel 1690 e dichiarato Patrono degli infermi.

venerdì 4 marzo 2016

Nichi Vendola, in nome di quale progresso hai tolto quel bambino a sua madre?

 
 
 
 
 
Un interessante articolo che vi propongo di leggere.
 
 
«La guida di un movimento che, se ricordo bene, si autoproclama comunista cede alla pratica ultraclassista dell’adozione di un bambino mediante la mercificazione integrale della donna resa possibile dall’utero in affitto». Queste le parole del giovane filosofo marxista Diego Fusaro a commento della notizia che il leader di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), Nichi Vendola, assieme al compagno gay, avrebbe acquistato un bambino in California, chiamato Tobia Antonio.
 
«Non può essere vero», scrive Fusaro, «sarebbe la dissoluzione immediata e irreversibile di Vendola e del suo partito; sarebbe la prova che si tratta di un partito al servizio del capitale e della mercificazione, dello sfruttamento dei corpi e dell’umiliazione permanente delle donne. No, Vendola non può legittimare quest’orrore. È sicuramente una montatura, un vile attacco ai danni suoi e del suo partito: che presto smentirà, immagino. Vendola, del resto, è uomo colto e sicuramente si ricorda di questo passaggio storico: “si lacerano per il proletario tutti i vincoli familiari, e i figli sono trasformati in semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro”. Questa citazione non è tratta da un’Enciclica o da qualche manifesto cattolico in difesa della famiglia tradizionale. È, invece, desunta dal “Manifesto del partito comunista” del 1848 di Carlo Marx e Federico Engels. Due comunisti, di quelli veri». Lo stesso pensa anche Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.
Purtroppo, pare proprio sia vero. Notizia che ha sconvolto perfino i feticisti di Twitter che, mentre ieri difendevano il senatore gay Sergio Lo Giudice, anche lui dichiarato ed orgoglioso acquirente di bambini, oggi massacrano di insulti e ironia l’ex governatore pugliese. Critiche arrivate anche da molti esponenti omosessuali, coscienti che si tratta di un fatto controproducente per le loro istanze. Alcuni, tuttavia, hanno preso le difese di Vendola, sostenendo che in California è una pratica legale e la madre è una “donna generosa” e non viene sfruttata. Come se regalare i bambini, mercificandoli come fossero pacchi natalizi, fosse una cosa meno orribile e meno violatrice della dignità umana. C’è chi intima di “non giudicare” (gli stessi che ti giudicano se sei contro le nozze gay) e chi fa notare che sarebbero più le coppie eterosessuali a compiere queste pratiche, leggenda confutata proprio pochi giorni fa.
 
Molti ci hanno segnalato anche le terribili parole pronunciate da Vendola nel 1985 in un’intervista per Repubblica (riprese anche in un libro): «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione». Nel 2010 l’ex governatore della Puglia ha condannato la pedofilia ma sembra aver mai smentito o ritrattato quelle precise parole.
Nichi Vendola ha risposto parlando di “bellissima storia d’amore”. L’amore viene sempre tirato in ballo per coprire e giustificare le nefandezze umane. Ma quale amore? Un bambino reso appositamente orfano di madre, che un ricco omosessuale occidentale ha acquistato -o si è fatto regalare, è lo stesso- da una donna che per nove mesi lo ha cullato, creando con lui un legame inscindibile, illudendolo di essere la persona che lo avrebbe poi abbracciato e amato fin dalla nascita. Ed invece, Tobia Antonio è l’esperimento del progresso in cui crede l’Occidente, simbolo della mostruosità e disumanità dei nuovi diritti.
 
È stato profetico lo psichiatra Paolo Crepet, quando proprio pochi mesi fa parlò di chi torna dalla California con un bambino figlio dell’utero in affitto: «Se due gay che stanno insieme e decidono di andare in Usa o in Canada, ovvero dove si può andare, e si affitta un utero – perché è di questo che si tratta – e si torna in Italia dopo nove mesi con un bambino, io lo trovo nazista. C’è un’enorme quantità di studi sulla relazione emotiva che c’è tra il feto e la mamma durante i nove mesi di gravidanza. Non è un oggetto che hai nella pancia; è un essere umano vivente che ha delle relazioni con te. Parlo di nazismo perché se due signori gay andassero in California o in Canada ad affittare un utero, non cercherebbero una signora grassa, ma troverebbero qualcosa che si addice alla loro razza. Questo si chiama “eugenetica”, una prassi molto amata dai nazisti».
 
Unione Cristiani Cattolici Razionali FONTE

giovedì 3 marzo 2016

News.... tra i criceti!



Costanza

Pietro

 

beato Innocenzo da Berzo, prega per noi!






Martirologio Romano, 3 marzo: A Bergamo, beato Innocenzo da Berzo (Giovanni) Scalvinoni, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che rifulse per lo straordinario amore nel diffondere la parola di Dio e nell’ascolto delle confessioni
  • 1844,19 marzo: Giovanni Scalvinoni (Innocenzo) nasce a Niardo in Valcamonica (Brescia)
  • 1856-1861: studia a Lovere (Bergamo) nel collegio municipale poi entra in seminario a Brescia
  • 1867. Il 2 giugno: viene ordinato sacerdote.
  • 1867-1869: vicario coadiutore a Cevo in Valsaviore. Poi vice-rettore del seminario diocesano di Brescia e dopo un anno viene rimosso. Allora va a Berzo (Valcamonica, Brescia) come vice-parroco
  • 1874, 16 aprile: inizia il noviziato al convento dell'Annunciata (Cogno-Valcamonica, BS)
  • 1875, 29 aprile: emette la professione di voti semplici e vien destinato al convento di Albino.
  • 1876: ritorna all'Annunciata
  • 1878, 2 maggio: emette la professione solenne ed è vice-maestro dei novizi.
  • 1879: la sede di noviziato viene spostata a Lovere. Lui invece rimane all'Annunciata
  • 1880, ottobre: va a Milano-Monforte nel gruppo redazionale della rivista Annali Francescani
  • 1881, febbraio: va per supplenza ai Sabbioni di Crema
  • 1881, giugno ritorna all'Annunciata.
  • 1889, autunno: viene incaricato di predicare gli esercizi spirituali nei conventi più importanti, Milano, Albino, Bergamo e Brescia
  • 1890, 3 marzo: ad Albino si ammala gravemente e muore nell'infermeria di Bergamo.
  • 1890, 29 settembre: dal cimitero di Bergamo le sue spoglie vengono trasferite solennemente a Berzo
  • 1961, 12 novembre: San Giovanni XXIII lo dichiara "beato"


Gesù è da tutti offeso nel mondo: tocca a me non lasciarlo solo nell'afflizione. L'amore di dio non consiste in grandi sentimenti, ma in una grande nudità e pazienza per l'amato Dio. Non c'è altro mezzo migliore per custodire lo spirito che patire, fare e tacere. Avrò gran desiderio d'esser soggetto a tutti e in orrore l'essere preferito al minimo. Son trattato anche troppo bene: Meriterei di peggio io, che ho così tanti debiti con il Signore. (b. Innocenzo da Berzo)
 



ORAZIONE

O Beato Innocenzo, Voi che foste obbidientissimo ai vostri superiori, modello di illibati costumi, fedele custode della povertà più stretta esimio cultore della regolare disciplina, tanto umile da fuggire anche l'ombra di ogni onore, pazientissimo nelle ingiurie e avversità, che assoggettaste il vostro corpo ad asprissime penitenze, tutto ripieno dello spirito di Dio: otteneteci dal Signore che, dopo aver imitato le vostre virtù, possiamo meritare il premio che Dio ha promesso a coloro che lo servono con fedeltà ed amore. Così sia.
 
 
PREGHIERA

Ti ringraziamo, o Padre Santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a questo nostro tempo tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esemplare di preghiera silenziosa e contemplativa e un vero innamorato di Te e dell’Eucaristia. Ti ringraziamo, o Padre Misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti. Ti ringraziamo, o Padre Buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti un amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono dei miracoli. Ascolta ora le nostre invocazioni e per la sua intercessione concedi a noi di imitarne gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti chiediamo. Amen

FONTE