lunedì 31 agosto 2015

Santi del giorno ...





3° anniversario dalla morte del Cardinale Carlo Maria Martini

Beati Edmigio Primo Rodriguez, Amalio Zariquiegui Mendoza e Valerio Bernardo Herrero Martínez, religiosi lasalliani martiri in Spagna

Beato Andrea Dotti da Borgo Sansepolcro, religioso nell'Ordine dei Servi di Maria

Beato Pietro Tarres Claret, sacerdote


Santi Rufino Vescovo e Cesidio Presbitero Martiri

San Cesidio e compagni martiri a Trasacco

San Domenico del Val, martire

San Giuseppe d'Arimatea

San Nicodemo di Gerusalemme

San Paolino vescovo di Treviri

San Raimondo Nonnato, religioso mercedario

Sant'Aristide Marciano, apologeta
 



Sant'Aidano vescovo di Lindisfarne

Santi Centomila Martiri di Tbilisi
 
 
"O Cristo, pastore glorioso,
a te la potenza e l'onore
col Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli".
 
 

domenica 30 agosto 2015

Anatoly Karol ....






Una notizia che mi molto commosso oggi.
Sentita al Tg della Rai1.


"... Anatoly Karol aveva 38 anni e sabato era con la sua bambina di un anno e mezzo a fare la spesa in un supermercato di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli. All'improvviso due malviventi hanno fatto irruzione nel locale per una rapina. Anatoly ha cercato di sventarla, ma gli hanno sparato davanti alla figlia e poi hanno infierito su di lui con un'arma contundente. È morto quasi subito.
Anatoly era ucraino. Se fosse stato il contrario, se l'ucraino fosse stato il rapinatore, oggi su questo caso avremmo avuto molta più attenzione, raccolte di firme, cortei".
(Roberto Saviano)

giovedì 27 agosto 2015

Studiosi inventori ... (II)




 Egregio Signore, non ho il piacere di conoscerla e non è mio stile discutere a distanza.
Anzitutto non sono minimamente responsabile di quanto scritto sul web, a meno che non ci sia la mia firma. Molte notizie che vi si trovano sono state rimediate da pubblicazioni dell' 800 che intendevano fare la storia di San Menna.
 Le posso assicurare che sono stato uno dei primi (o il primo) a mettere in discussione San Sossio del Miseno, che secondo me non c' entrava niente con la lapide in questione. Come le ho detto ieri, si tratta di un genitivo singolare che forse ha aiutato anche lei a correggere l' interpretazione.
 Per quanto riguarda il San Bricio martire, c'è un particolare per me importante: nel Martirologio Romano, che è il testo ufficiale dei santi e dei martiri della storia della Chiesa, non esiste alcun San  Bricio martire. E allora come spiegare il fatto? Non a caso ho rimandato le sue ricerche alla monografia  pubblicata di recente su San Menna, dove esperti hanno cercato di dare interpretazioni che storicamente sono sostenibili.
Aggiungo che mi sono fatto promotore di esaminare il materiale osteologico col C14. Il risultato è stato che le reliquie di San Menna sono rapportabili ad un uomo vissuto nel sesto secolo, mentre quelle dell' ipotetico San Brizio sono del X secolo (quindi non autentiche). Ancora una volta rimando la sua attenzione alla pubblicazione indicata.
Con sensi di stima, accolga i miei saluti.
   
 

Carissimo,
però nella prima risposta mi sembrava di altro parere. Nella scrivere al web, hanno detto che lei era il responsabile.
 
Comunque San Bricio martire non può essere San Brizio di Tours. Che non esista nel MR non è un problema, la Chiesa venera tanti santi non iscritti nel MR.
 
Esempio? Miro di Canzo, Gerardo da Monza, Filomena di Mugnano, Colomba di Osoppo, Colomba di Pagliara, ecc...
 
Ma nel caso, come già scritto, queste sono ossa di due martiri (inizialmente nella foga ho letto socii come soci, più di 2, mentre sono solo 2, di cui 1 si chiama Bricio).
Per cui non mi ha aiutato a corregge l'interpretazione, che era giusta nel senso, ma solo una questione di ossa di 2 e non di più di 2. Certo scrive San Socio per San Sossio è un gravissimo errore, vista la struttura dell'epigrafe.
 
Leggendo anche il pdf mi sono reso conto che si è montato un castello in aria su questi due nomi. Per di più un libro da 40 euro e un convegno... certo il più verte su San Menna eremita. Mi piacerebbe compralo.
 
Ma tornando ai due nomi e alle loro ossa sono certamente reliquie estratte dalle catacombe, e quindi martiri sconosciuti, di cui si sa solo che sono martiri e che uno dei 2 si chiamava Bricio.
Non si può dire che siccome nel MR non si parla di San Bricio martire, allora il lapicista ha sbagliato perché non sapeva che il vescovo di Tours non era martire, quindi un errore è definirlo martire, ma è san Brizio di Tours (ma in realtà si traduce Bricio)!?!?!
Deduzione ridicola.
 
La grande questione è che esistono molto reliquie di santi martiri con nomi del MR, perché nomi imposti, ma poi in realtà sono reliquie delle catacombe, di cui si sa solo che sono martiri e nulla più.
 
Uno tra i tanti.
saluti

mercoledì 26 agosto 2015

Studiosi inventori....





In cui si sostiene la tesi che in un'urna vi sono le reliquie di San Brizio di Tours e di San Sossio di Miseno.

“Nell'urna furono deposte, separate dalle prime, anche altre reliquie, in particolare quelle di San Brizio, vescovo di Tours e di San Socio (o Sossio) martire del Miseno. Infatti sul rovescio della stessa lapide è scritto:

HIC REQUIESCUNT CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM”

Scrivendo avevo sostenuto che non sono i suddetti santi ma semplicemente delle ossa di martiri delle catacombe di cui il capo gruppo si chiama Brizio.

Risposta.

Mi è stata recapitata la sua osservazione circa l'epigrafe attestante le reliquie custodite nella chiesa di San Menna a Sant' Agata de' Goti. La sua interpretazione è rispettabile, storicamente plausibile, grammaticalmente non sostenibile, in quanto SOCII è un genitivo singolare (socium-socii). Siccome la lapide è correttamente scritta, è più probabile che il lapicida ignorasse che San Bricio, vescovo di Tour, non era stato un martire.

Per una completa esposizione può consultare "La chiesa di San Menna a Sant' Agata de' Goti - Atti del convegno di studi 19 giugno 2010", pp.31-4

(by xxx)

La risposta non si sbilancia, perché deve sostenere la tesi (errata), barricandosi solo dietro l’errore grammaticale (bazzecola rispetto al contenuto, ma certamente un errore!). Riformulo la questione.

 

La lapide dice:

HIC REQUIESCUNT CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM

La traduzione è:

QUI RIPOSANO I CORPI DEI SANTI BRICIO E SOCIO MARTIRI.

Bricio e non Brizio, perché in latino San Brizio si scrive Sancti Britii.

Idem per Socio, nel senso di compagno, e non nel senso di Sossio. Perché in latino il nome del martire di Miseno si scrive Sòsii.

Quindi non è che il lapicida ignorasse, ma conosceva bene la questione delle reliquie, ora mal interpretate.

Concludendo: le reliquie sono di due santi martiri Bricio e Socio.

Ogni altra interpretazione è errata!


CONTINUA...

martedì 25 agosto 2015

"Se li abbandono anch'io, non hanno più nessuno": beato Alessandro Dordi.








Oggi moriva in Perù don Alessandro Dordi (+ 1991), missionario bergamasco, sarà beatificato il prossimo 5 dicembre con Michał Tomaszek e Zbigniew Adam Strzałkowski.
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 
"Il martirio per i cristiani
è il portare la testimonianza nella fede
fino alle estreme conseguenze
oppure la dedizione nella carità" 

domenica 23 agosto 2015

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)









«Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».

 

Così parla Giosuè, il successore di Mosè alla guida del popolo d’Israele.

Egli pone al popolo una decisione. Chiede di scegliere una misura per la vita di se e dei loro figli.

Chiede di accogliere, di darsi un patto di fiducia.

In un mondo sfiduciato, siamo anche dentro questa domanda: se fare nostro il patto di Sichem.

Facciamo nostra la risposta di Israele?

 

«Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

 

Questo problema di decisone riappare nel Vangelo in cui si dice:

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

 

La questione è grande e grave.

Come per Sichem, anche nel Vangelo siamo scossi e chiamati ad una decisone seria e definitiva: con il Signore o senza il Signore.

 

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Certo noi siamo più ambigui. Noi rimaniamo, stiamo, ma poi in realtà camminiamo come vogliamo.

Questa ambiguità fa male!

 

Sentiamo nostra la domanda e il grido di Pietro:

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

Ora passiamo alla seconda lettura. Che cosa ci dice alla luce delle altre due.

La famosa lettera di Paolo, sul rapporto uomo e donna, meglio sul rapporto marito e moglie, ci riporta al concretezza della vita.

La scelta del Signore nella nostra vita deve entrare nella dimensione del quotidiano.

La misura è: come anche Cristo fa

Non basta scegliere, bisognare essere.

Non possiamo dirci cristiani, dobbiamo essere cristiani.

Mi piace a tal proposito riprendere la catechesi del Papa sulla tema della festa, dello scorso 12 agosto:

Oggi parleremo della festa. E diciamo subito che la festa è un’invenzione di Dio. Ricordiamo la conclusione del racconto della creazione…

Dio stesso ci insegna l’importanza di dedicare un tempo a contemplare e a godere di ciò che nel lavoro è stato ben fatto. Parlo di lavoro, naturalmente, non solo nel senso del mestiere e della professione, ma nel senso più ampio: ogni azione con cui noi uomini e donne possiamo collaborare all’opera creatrice di Dio.

Dunque la festa non è la pigrizia di starsene in poltrona, o l’ebbrezza di una sciocca evasione, no, la festa è anzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben fatto; festeggiamo un lavoro.

Può capitare che una festa arrivi in circostanze difficili o dolorose, e si celebra magari “con il groppo in gola”. Eppure, anche in questi casi, chiediamo a Dio la forza di non svuotarla completamente.

Ma il vero tempo della festa sospende il lavoro professionale, ed è sacro, perché ricorda all’uomo e alla donna che sono fatti ad immagine di Dio, il quale non è schiavo del lavoro, ma Signore, e dunque anche noi non dobbiamo mai essere schiavi del lavoro, ma “signori”.

L’ossessione del profitto economico e l’efficientismo della tecnica mettono a rischio i ritmi umani della vita, perché la vita ha i suoi ritmi umani. Il tempo del riposo, soprattutto quello domenicale, è destinato a noi perché possiamo godere di ciò che non si produce e non si consuma, non si compra e non si vende. E invece vediamo che l’ideologia del profitto e del consumo vuole mangiarsi anche la festa: anch’essa a volte viene ridotta a un “affare”, a un modo per fare soldi e per spenderli. Ma è per questo che lavoriamo? L’ingordigia del consumare, che comporta lo spreco, è un brutto virus che, tra l’altro, ci fa ritrovare alla fine più stanchi di prima. Nuoce al lavoro vero, e consuma la vita. I ritmi sregolati della festa fanno vittime, spesso giovani.

Infine, il tempo della festa è sacro perché Dio lo abita in un modo speciale. L’Eucaristia domenicale porta alla festa tutta la grazia di Gesù Cristo: la sua presenza, il suo amore, il suo sacrificio, il suo farci comunità, il suo stare con noi… E così ogni realtà riceve il suo senso pieno: il lavoro, la famiglia, le gioie e le fatiche di ogni giorno, anche la sofferenza e la morte; tutto viene trasfigurato dalla grazia di Cristo.

 

Ecco qui, in questa catechesi la concretezza del patto di Sichem: Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore.

Amen.
 
 

sabato 22 agosto 2015

Concetta Lombardo, prega per noi!

 
 
 
 

Concetta Lombardo nasce a Stalettì (CZ) il 7 luglio 1924 nella diocesi di Catanzaro-Squillace. Il padre Gregorio muore in un incidente quando lei ha sette mesi. Conosce la povertà, ma cresce sana e bella, assieme alla sorella Angelina, allevata da mamma Giovanna Rauti, che si divide tra la famiglia e i lavori a giornata nei campi o a fare e vendere sapone. Anche Concetta, fatte le scuole elementari, lavora nei campi, sbriga le faccende domestiche, ricama e fa la sarta. Ogni giorno frequenta la chiesa, dove è impegnata come catechista. La sua fede è semplice, ma soda e convinta: nutre il suo spirito di Parola e di Eucaristia e legge anche buoni libri, fornitigli dal suo parroco. Tra questi c'è anche la vita di Santa Maria Goretti. Ha cura del proprio cammino spirituale, formandosi nell'Azione Cattolica e nel Terz'Ordine Francescano.
E' una ragazza seria, nelle parole e nei comportamenti. Era fidanzata di un giovane, ma questi, emigrato in Germania, lì si sposa. Lei se ne fa una ragione, accettando la volontà di Dio. Altre due persone esprimono a lei un pensiero di amore, ma sono allontanate da Vincenzo Messina il fruttivendolo-macellaio del paese vicino, Gasperina, che si invaghisce di lei a tal punto da trasformare in breve tempo quel sentimento in un'autentica ossessione. Il fatto di essere regolarmente sposato con una figlia non gli impedisce di progettare la sua vita accanto a Concetta, in un crescendo di proposte sempre più esplicite, fino al punto di proporle una convivenza. La conoscenza di Concetta, da parte di Vincenzo, era avvenuta in seguito al comparaggio che la sorella di Concetta, Angelina, aveva stretto con la famiglia Messina come madrina nel battesimo della loro figlia. La frequenza delle famiglie, con scambi di doni, come si è soliti fare in Calabria, accende la passione di Vincenzo. Quando la famiglia Lombardo si accorge delle attenzioni particolari del compare, rompe il comparaggio. Ma Vincenzo non demorde, insegue, pedina, insidia Concetta, la quale deve continuamente nascondersi e scappare per non incontrare il suo pretendente.
Concetta ha molto chiaro il principio dell'indissolubilità del matrimonio, dell'illiceità morale dell'adulterio, della peccaminosità di ogni relazione extraconiugale. Respinge il pretendente in nome dei suoi principi morali: "Tu sei sposato. Dio non vuole, questo è peccato". La presenza ossessiva di Vincenzo davanti a casa di Concetta e le minacce non velate, fino al punto di puntarle la pistola, assumono sempre più i contorni di un dramma.
Si arriva così al 22 agosto 1948, quando Vincenzo, dopo una notte insonne e tormentata, esce di casa alle quattro del mattino, dicendo alla moglie di voler andare a piangere la sua situazione ed a far piangere qualcun altro. Dopo aver vagato per prati e campi, si presenta dove Concetta sta raccogliendo fichi d'India insieme alla zia Maria e a zio Giovanni. Pistola in pugno, Vincenzo prima invita e poi intima a Concetta di seguirlo. La zia e un vicino, vista la situazione drammatica, invitano Concetta a seguire Vincenzo. Avrebbero provveduto loro a dire alla madre quello che era successo, ma Concetta si rifiuta "perché questo è peccato ed è uno scorno per la mamma". Partono tre colpi di pistola: cade Concetta; quindi il Messina si suicida a pochi metri da lei.

Autore: Padre Pasquale Pitari, ofmcapp







altro filmato su Concetta Lombardo.



 
 
25 ottobre 2000

venerdì 21 agosto 2015

"Sono lieto ..."






Sono lieto perchè in una età in cui molti hanno vergogna di dirsi cattolici, molti altri prendono a catafascio Dio, fede, rivelazione, culto e ministri, di tutto discorrono con beffarda empietà, tutto negano e volgono a derisione ed a scherno, non rispettando nemmeno il santuario della coscienza; è impossibile che di fronte a queste manifestazioni del soprannaturale, per quanto cerchino di chiudere gli occhi in faccia al sole che li illumina, un raggio divino non li penetri, e, non fosse altro, per la via del rimorso li riconduca alla fede.

Sono lieto, perché la virtù di questi eroi deve rianimare i fiacchi ed i paurosi nella pratica della dottrina e credenza cristiana e renderli forti nella fede. Il coraggio infatti non ha la sua ragione di essere se non in quanto ha per fondamento una convinzione. La volontà è una potenza cieca, quando non è illuminata dalla intelligenza; né si può camminare con piè sicuro fra le tenebre. Ma se la generazione attuale ha tutte le incertezze e i dubbi dell'uomo che va a tentoni, è segno evidente che non si fa più tesoro della parola di Dio, che è lucerna che guida i nostri passi, e luce che illumina i nostri sentieri, lucerna pedibus meis verbum tuum et lumen semitis meis.


Fonte

lunedì 17 agosto 2015

Ricordi di un viaggio...





L'estate 2015 mi ha visto tra il Friuli e la provincia di Viterbo, circa 15 giorni stupendi. Tra luglio e agosto.
L'Italia è proprio bella!
La Tuscia viterbese è incantevole, e il Friuli è una regione spettacolare.
Arte, storia, fede, amor di Patria ecco gli ingrediente dell'estate 2015.

La musica che mi ha accompagnato è questa...




Filippo Neviani

 


 
Giusy Ferreri
 
 
 
 
Mengoni
 
 
 
 
Deorro
 
 
 
 
Malika Ayane
 
 
 
 
Madcon




 
Tiziano Ferro
 
 
 
The Kolors
(incubo!!!)
 
 
 
 
Lorenzo Fragola
(canzonetta!!!! video da maleducati!!!!)
 
 
 
In Tuscia ho dormito a Bagnoregio (VT) presso "La Loggetta" - in centro, un B&B dove mi sentivo a casa - ed ho mangiato presso il "Ripi&go".
 
 



Una parola va spesa per il "Ripi&go". Delizioso luogo! Pizza meravigliosa... da primato, per gusto e digeribilità! Costi super ottimi. La pizza preferita: Civita.

Poi non parliamo degli spaghetti alla carbonara, della trippa alla viterbese, o del coniglio porchettato .... che dire! Non ci sono parole.





Mentre in Friuli ho dormito presso Stop & Sleep - Udine, Viale Europa Unita 101 - e ho mangiato in giro, senza un punto fisso, visto che non ho trovato un vero locale per mangiare secondo la cucina locale. Un grazie grande alla Signora Raimonda di Stop & Sleep.


Stop & Sleep
camera Roma




Indonesia: estremisti islamici bloccano costruzione chiesa S. Chiara

 
 
 
Di Redazione
Roma, (ZENIT.org)
Gruppi di estremisti islamici sono riusciti ad ottenere il blocco della costruzione della chiesa parrocchiale di S. Chiara nel distretto di Bekasi (West Java), dopo una massiccia manifestazione durata tutta la giornata di ieri. I dimostranti affermano che la comunità cattolica non ha il permesso di costruzione.
Quando il sindaco di Bekasi, Rahmat Effendi, ha mostrato il permesso, lo hanno accusato di averlo formulato dietro pagamento di tangenti. L’accusa è stata rifiutata dall’amministrazione di Bekasi, ma per il momento, Effendi ha consigliato ai cristiani di fermare la costruzione della chiesa. Per “minimizzare le tensioni” i cattolici celebreranno le messe domenicali in un edificio di proprietà dell’esercito.
Come ricorda AsiaNews, dal 2006, il permesso per costruire chiese (IMB, Izin Mendirikan Bangunan) in Indonesia è divenuto molto complicato. Secondo un decreto congiunto del ministero per gli affari religiosi e quello degli interni, per essere approvato, ogni progetto di chiesa deve avere la firma di almeno 90 fedeli e deve essere sostenuto da almeno 60 firmatari residenti nell’area, approvati dal capo villaggio.
La parrocchia di S. Chiara – che aspettava il permesso da 17 anni - ha ottenuto tutte queste firme e l’IMB è stato concesso lo scorso 28 luglio, ma da allora, gruppi di estremisti islamici esigono che il piano di costruzione della chiesa sia smantellato, soprattutto a North Bekasi, città costituita solo da “pii musulmani”. 
Emmanuel Dapa Loka, uno dei parrocchiani e scrittore, dichiara ad AsiaNews: “Sono stato coinvolto di persona nel processo dell’ottenimento dell’IMB. Il comitato per la costruzione della chiesa ha compiuto con diligenza tutte le procedure legali. Tutti i documenti, comprese le firme dei vicini, sono stati compilati con professionalità; le loro lettere di sostegno  sono state stilate sotto la guida del ministero locale per gli affari religiosi e hanno ricevuto il sigillo ufficiale”.
“Il comitato di verifica  interreligioso – continua – e i rappresentanti del ministero degli affari religiosi di Bekasi sono venuti a visitare il luogo dove sorgerà la chiesa” che servirà almeno 9mila fedeli. Per tutto ciò, Emmanuel conclude che le accuse dei dimostranti sono false. Simili lamentele sono un cliché usato da gruppi estremisti per fermare lo sviluppo delle comunità cristiane.

domenica 16 agosto 2015

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



San Rocco de la Croix
Osoppo (UD)

Noi possiamo fare la spesa per sfamarci dove vogliamo. Nutrici ad esempio di carne italiana o di carne importata, sfamandoci con intelligenza e con o senza risparmio. Cioè alimentandoci di Cristo o di surrogati di Verità, di Vita e di Speranza.

Noi possiamo stare in una tavola di lamentosi, che si lamentano se non è ben cotto, se è troppo cotto, se è troppo al sangue, ecc… cioè alimentandoci alla mensa in Cristo o ad una mensa senza Speranza, Vita e Verità.

Noi siamo ciò di cui ci nutriamo. Se il nostro banchettare è insano, noi siamo causa dei nostri problemi di colesterolo, di trigliceridi e di glicemia, con tutte le conseguenze affini. Certo alcune volte è il nostro corpo che male reagisce al cibo o il cibo male reagisce con il corpo.

se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita

La salute del corpo è altro rispetto alla salute dell’anima, esiste una linfa vitale per vivere un vita in pienezza.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Come nutro la vita di grazia che il Signore mi invita a vivere?

Come nutro la vita nuova che il Signore ha inaugurato con la sua Pasqua?

Come nutro la vita eterna che il Signore mi ha donato con la sua Pasqua?

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui

Come noi sprechiamo tanto cibo per il corpo, così noi sprechiamo tanto cibo per l’anima.

La tanta Eucarestia ricevuta, la tanta Parola di Dio ascoltata e letta è spesso uno scarto e non un nutrimento.

Rimaniamo in Gesù affinché egli sia in noi!

Oggi 16 agosto la Chiesa ci propone un “nutrizionista” del XIII secolo: Rocco di Montpellier.

Nutrito alla vera fede nella sua casa; nutrito dal pane della provvidenza durante il suo pellegrinare per l’Europa; nutrito dal pane del miracolo durante la sua malattia; fu nutrimento di compassione e di carità nel suo essere uomo tra gli uomini, malato tra i malati, segno del Regno di Dio tra gli uomini.

Concludo con un pensiero

"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi

Amen.

sabato 15 agosto 2015

Assunzione di Maria al Cielo (2015)



Assunzione di Maria al Cielo
tra i Santi Bartolomeo,
Osvaldo e Giovanni Battista
Osoppo (UD)

Tutti sono mortali, cioè, per ciascuno viene il giorno della morte. Nessuno vive per sempre. La medicina moderna e la tecnologia riusciranno forse a prolungare la vita fino a ottanta, novanta, o anche cento anni, ma, prima o poi, la sorte di ogni essere umano è quella di morire. La morte è un evento a cui nessuno riesce a sfuggire.

Però con la risurrezione di Gesù, Dio ha trasformato ciò che era corruttibile e mortale in incorruttibile e immortale.

Celebriamo oggi l’Assunzione di Maria. Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, in Cielo, in Dio.

La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo.

Celebrare l’Assunzione di Maria significa celebrare la vittoria della Pasqua di Gesù. Credere in questa vittoria della Vita sulla morte, del Bene sul male.

Credere nel destino buono che in Cristo, Dio ha per ogni uomo, iniziando in primis con la più bella creatura: Maria.

Viviamo la vita che il Signore ci ha donato, non in attesa della morte, ma come vittoria sul male, ma come?

Come Maria, che ha vissuto rimanendo in Dio.

Con il corpo, con la mente, con il cuore e con l’anima, tutto in Lei era già di Dio su questa terra, per poi essere tutto di Dio e in Dio in Cielo.

Amen.

venerdì 14 agosto 2015

Cina: probabile ordinazione di un secondo vescovo con approvazione pontificia





 Di Redazione
Roma, (ZENIT.org)
Sarebbe in preparazione in Cina, in questi giorni, la consacrazione di un secondo vescovo con il "consenso parallelo", cioè con l'approvazione della Santa Sede. Secondo indiscrezioni raccolte dall'agenzia Reuters, si tratterebbe di padre Cosmo Ji Chengyi della diocesi di Zhumadian, nella provincia di Henan, dove, lo scorso 4 agosto, era stato ordinato mons. Joseph Zhang Yinlin, 44 anni, nuovo vescovo coadiutore di Anyang.  
Alla funzione era presente anche Cosmo Ji Chengyi, e già da giorni si parla di una sua imminente consacrazione episcopale. Secondo Anthony Lam, ricercatore senior presso il Holy Spirit Study Centre, un organo della diocesi di Hong Kong, entrambe queste ordinazioni sono "un buon segno di una maggiore apertura da parte del governo cinese".
Se nella provincia di Henan si respira quindi un'aria di distensione, ben diverso è il clima nella diocesi Wenzhou, dove il clero cattolico, attraverso una Lettera aperta - riportata integralmente dall'agenzia Asia News - ha esortato i cristiani e i cittadini cinesi a non rimanere più in silenzio e dire basta a tutti i soprusi. 
In particolare i sacerdoti di Wenzhou, nel documento pubblicato a fine luglio, lanciano l'allarme per la campagna avviata lo scorso anno dal governo della provincia del Zhejiang, col titolo “Tre rettifiche e una demolizione”, che ha subìto nel tempo un netto peggioramento fino a diventare "un chiaro tentativo di abbattere le croci da ogni singola chiesa".
Attraverso questa iniziativa, infatti, i funzionari comunisti "agiscono per vendetta” e abusano dei propri diritti e delle proprie prerogative. Perciò “vanno portati davanti alla giustizia prima che il pacifico sviluppo della Cina venga una volta di più messo a rischio”, scrive il clero cattolico. Rimarca, quindi, che per questa “giusta causa”, ovvero proteggere il simbolo sacro del cristianesimo, “è pronto a tutto, anche a morire”.  
"In quanto individui con i diritti umani concessi da Dio, ogni singola persona ha la libertà di credere - si legge nella lettera -. Per salvaguardare la croce e preservare il nostro basilare diritto alla libertà di credo, continueremo a vigilare e difenderci l’un l’altro, approntando una resistenza razionale e ragionevole".
Il desiderio, come cittadini della Cina, è di "una democrazia più profonda e più inclusiva", e di "uno stato di diritto". "Come figli e figlie della Cina - scrivono ancora i sacerdoti - tutti noi aneliamo a una situazione di pace e stabilità a lungo termine. Non possiamo in alcun modo tornare indietro là dove 'la gente ordinaria soffre sia in tempo di prosperità che di crisi'; non permetteremo a nessuno di andare contro lo sviluppo armonioso".
"Abbiamo desiderato per tanto tempo una situazione culturale, religiosa e sociale che fosse tollerante, nella quale adattare la religione cristiana alla cultura cinese", è scritto ancora. "Le autorità della provincia del Zhejiang hanno demolito le croci per vendetta. È questo il vostro modo di intendere la 'cinesizzazione della religione' annunciata qualche tempo fa da Xi Jinping?".
Quindi il grido conclusivo, innalzato "per la libertà di religione, per la dignità della legge, per il continuo sviluppo della Cina, per il benessere a lungo termine del popolo cinese, tutti i credenti attraverso tutta la Cina, quelle decine di milioni riempite dal senso di giustizia". "Basta rimanere in silenzio! Gridiamo!".

giovedì 13 agosto 2015

Chiara d'Assisi e il volto umano della televisione



 
Di Osvaldo Rinaldi
Roma, (ZENIT.org)
La Chiesa celebra oggi la luminosa figura di Chiara d'Assisi, una grande santa associata da sempre alla persona di San Francesco . La lettura e la conoscenza della storia di santi ha sempre da insegnare ai nostri giorni: il contesto storico della vita del santo è il paradigma per cogliere le virtù che ha sviluppato per mezzo della sua umiltà e della grazia di Dio.
Chiara nasce ad Assisi nel 1194, dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, conducendo una vita nel benessere. Una vita che evidentemente non ha appagato il desiderio dell'anima della giovane, che rimase affascinata all’età di 12 anni dal gesto di Francesco di spogliarsi dei suoi abiti lussuosi e di ogni bene, davanti al padre Bernardone, per vivere in pienezza il messaggio evangelico. La spogliazione di Francesco aveva acceso il cuore di Chiara che, sette anni dopo, decise di associarsi a lui, che quindi decise di tagliarle i capelli e di farle indossare il saio come segno di povertà, umiltà e penitenza. Il padre tentò di convincerla di ritornare a casa, ma il tentativo fu inutile.
La scelta di Chiara trascinò dapprima sua sorella Agnese, poi l'altra sorella Beatrice ed infine una cinquantina di ragazze attratte da quell’ideale di vita evangelica. Infine anche la mamma di Chiara, Ortolana, entrerà in convento. La vita delle “clarisse” era contrassegnata da lavoro, preghiera e servizio per tutti, specialmente i più poveri ed emarginati della società.
Chiara morì l’11 agosto 1253, ad Assisi. A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclamò Santa. Pio XII, il 14 febbraio 1958, proclamò Chiara patrona della televisione e delle telecomunicazioni, perché la prima discepola di San Francesco, nella notte di Natale del 1252, ebbe la grazia di poter vedere dalla sua cella la celebrazione che si svolgeva in Chiesa.
Quanto ha da insegnare la vita di Santa Chiara di Assisi alle donne e agli uomini del nostro tempo? La sua scelta di vita appare anacronistica e austera per una società dove le parole "rinunzia, sacrificio e solidarietà" sono bandite dal linguaggio comune. La mentalità comune è quella di considerare il progresso e l’emancipazione come unico diritto alla libertà inividuale senza considerare una verità superiore da seguire.
Chiara insegna a tutte le giovani donne a perseverare nella loro scelta, anche se essa viene osteggiata dai genitori. Lei ha ritenuto la chiamata della vocazione una evidente espressione della volontà di Dio, da anteporre al volere del padre terreno. Le nuove generazioni stanno riscoprendo il senso religioso a causa della crisi economica, del malessere di una società che esclude i giovani, e delle dolorose testimonianze degli adulti sulla insensatezza di una vita senza Dio. La testimonianza di Chiara può aiutare a sentirsi sostenuti quando si dovessero verificare alcune incomprensioni con i genitori per alcune scelte di vita a causa della fede.
Chiara è stata eletta patrona della televisione, perché vuole insegnarci uno stile solidale e proficuo dell’uso di questo diffuso mezzo di comunicazione. Gli ultimi decenni ci hanno dimostrato che la televisione ha il potere di influenzare le coscienze, la mentalità ed i costumi delle singole persone e dell’intera collettività. Il consumismo dei nostri tempi è una conseguenza diretta delle martellanti campagne pubblicitarie, che invitano ad acquistare prodotti anche senza una reale necessità. Il divorzio, l’aborto e l’eutanasia, l'ideologia dei gender sono atteggiamenti che vengono normalizzati e divulgati dalle televisioni con l’oscuro intento d’influenzare la cultura e l’opinione pubblica.
Quanto è importante avere una buona televisione che promuova l’educazione umana e scolastica! Una televisione che proponga il dialogo e non lo scontro tra opinionisti; una televisione che aiuti le persone a cercare un lavoro, che sostenga iniziative a favore dei poveri, degli esclusi e degli ammalati della società. Una televisione che affronti le questioni etiche dei nostri tempi con chiarezza, competenza e trasparenza. Come vorrebbe la sua patrona.

martedì 11 agosto 2015

La vergine di Osoppo



Pala di Pellegrino di San Daniele (particolare)
 
L’Italia. Terra meravigliosa, ricca di storia, con le sue vestigia, i suoi monumenti e i suoi personaggi.

Osoppo, piccola cittadina a nord di Udine, sulla strada che porta a Tarvisio, e quindi all’Austria, custodisce la sua storia.

Pieve di Santa Maria ad Nives

In Osoppo la chiesa madre è la pieve di Santa Maria ad Nives, con la deliziosa pala del Pellegrino di San Daniele (una delle più belle ed importanti del Friuli Venezia Giulia).

Pala di Pellegrino di San Daniele


La bella pala raffigura la Madonna con Bambino in trono tra i santi Pietro, Colomba, Giovanni Battista, Ermacora, Maddalena e Giacomo.
 

santino (unico) del 1927


Colomba qui raffigurata non è la martire di Sens, ma è la vergine di Osoppo.

altare di Santa Colomba vergine osoppana


La cui lapide sepolcrale di S. Colomba – custodita in parrocchia - risalente al 524, resta la più chiara documentazione dell’esistenza della vergine osoppana morta all’età di novant’anni.

Pieve di Santa Maria ad Nives (interno)

La vergine osoppana, di cui rimane il sacro teschio, custodito e venerato, è celebrata con processione la prima domenica di luglio.

lunedì 10 agosto 2015

Perchè si formi l'unico volto del Cristo!





"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo."
 
Beato Giuseppe Puglisi (Palermo 1937 - 1993), sacerdote martire

domenica 9 agosto 2015

Beato Flaviano Michele Melki, prega per noi!




8 agosto 2015. Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante il martirio del Servo di Dio Flaviano Michele Melki (al secolo: Giacomo), della Fraternità di Sant’Efrem, Vescovo di Djézireh dei Siri; nato nel 1858 a Kalaat Mara (attuale Turchia) e ucciso in odio alla fede a Djézireh (attuale Turchia) il 29 agosto 1915.

domenica 2 agosto 2015

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)





«Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

La fame fa mormorare oppure sono le insicurezze che sconvolgono il quieto vivere?

Il popolo di Israele era schiavo, ma sazio; non libero ma appagato nel quieto vivere.

Gli eventi di insicurezza di questo tempo ci fanno mormorare, ci fanno brontolare su tutto, tanto che rimpiangiamo ciò che avevamo anche se era nel male.

Perché per il popolo di Israele vale più il quieto vivere che la felicità conquistata con libertà obbedendo alla verità.

Il nostro quieto vivere ci rende ciechi di fronte alla realtà o forse facciamo i sordi, i ciechi, solo perché accomodati e accomodanti nel nostro quieto vivere.

Eppure la nostra vita ha sempre fame, e quando non è sazia fa guerra!

Afferma Susanna Tamaro in una intervista:

Dobbiamo decidere di combattere l’oscurità. Essere consapevoli del male significa opporvi resistenza; opporre resistenza significa conoscere se stessi. La vita è un combattimento continuo. Molto più divertente una vita in cui si combatte, no? Per diventare buoni bisogna riconoscere il male.

Solo Mosè ebbe il coraggio di combattere il male, lui che aveva, ahimè scoperto l’oscurità nella sua persona e la sua capacità di fare il male (ricordate quanto uccide un egiziano!).

Afferma ancora la Tamaro:

Il mondo della fede affronta le tenebre, non è un mondo fatto di sorrisini e applausi ai funerali.

Sorrisini e applausi: quasi che il vogliamoci bene, vino e taralli, oppure spumante e panettone, seduti intorno al tavolo vincono il male, affrontano il tenebre.

Oppure che gli applausi ad un funerale siano il segno della fede di chi crede in un mondo migliore, di chi crede all’eternità, o come dice qualcuno segno che abbiamo voluto bene al defunto?

Sì, non sapevo io che un dei segni culturali della nostra fede siano gli applausi ai funerali!

Non è invece segno di una assuefazione alla mondanità imperante gettato via lo stile di Cristo?

Gesù alla morte della figlia di Giàiro, a quella di Lazzaro, a quella del figlio della vedova di Nain, fa l’applauso?

Dice San Paolo: vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù.

Stiamo diventando dei neopagani, pian piano, in modo subodoro, per sfamare la fame che la vita ci propone.

«Signore, dacci sempre questo pane».

Sfamaci Signore, perché non abbiamo a cercare surrogati per la fame che annida nel nostro cuore!

È il confronto tra un risotto fatto con il brodo di carne e un risotto fatto con la busta e un po’ d’acqua!

La nostra vita non deve malamente sfamarsi, deve fare fatica nel nutrirsi, perché il “buon mangiare” non crea rimpianto.

Ma anche è vero che il “buon mangiare” costa fatica!

Capite! Se io mangio tanto e a sazietà ma non sono libero, non sono felice, non sono nel bene, non è un “buon mangiare”.
 




In un mondo dove sfamarsi, almeno per noi, non costa fatica, e dove lo spreco del cibo non tiene conto della fatica della fame altrui, ricordaci Signore: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Sfamaci Signore, perché a nostra volta possiamo essere dispensatori di Verità, di Vita e di Eternità.

Amen.