martedì 30 luglio 2013

in viaggio (XIV) ...



Civita di Bagnoregio (VT)

Luogo della nascita di San Bonaventura francescano e Dottore della Chiesa.

lunedì 29 luglio 2013

in viaggio (XIII) ...



Trappa di Vitorchiano (VT)


"Nel monastero cistercense di Grottaferrata nel territorio di Frascati vicino a Roma, beata Maria Gabriella Sagheddu, vergine, che in tutta semplicità offrì la sua vita, terminata all’età di venticinque anni, per l’unità dei cristiani". (M.R. 23 aprile)

domenica 28 luglio 2013

in viaggio (XII) ...





 
Dolce Madre della Madre di Dio,
Sant'Anna, donna della fede,
in Te l'attesa dei secoli giunge alla soglia del Mistero:
Tu sei l'alba che prepara il giorno dell'incontro,
Tu la speranza che si apre al compimento,
Tu la vigilia delle nozze in cui cielo e
terra si sono incontrati in Tua Figlia Maria,
arca dell'alleanza e terreno dell'avvento di Dio fra noi.
Intercedi per noi, perché come Te siamo fedeli nell'attesa,
uomini e donne di speranza, aperti al dono dell'Eterno,
docili nella fede e generosi nell'amore.
Col Tuo amore di Madre della Madre di Dio,
chiedi a Cristo di esaudire le attese vere del nostro cuore
e accompagnaci nel seguire Lui, luce della vita, 
nella fedeltà di ogni giorno,
verso i pascoli della bellezza eterna,
dove con Maria e tutti i Santi ci attendi anche Tu,
nella gioia senza ombre e
senza tramonto della patria del cielo. Amen.
 
S. Ecc. Mons. Bruno Forte

sabato 27 luglio 2013

in viaggio (XI) ...



ampolla del sangue di
S. Pantaleone M. M.
patrono di Montauro (CZ)


"A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, san Pantaleone, martire, venerato in Oriente per avere esercitato la sua professione di medico senza chiedere in cambio alcun compenso". (M.R. 27 luglio).

Il sangue del S. Martire in questa data, si liquefa. Anche quest'anno è avvenuto il miracolo, nelle mie mani!
Che stupore...
 
S. Pantaleone M. M.
patrono di Montauro (CZ)
 

venerdì 26 luglio 2013

in viaggio (X) ...




Nata a Stalettì, sulla riviera jonica nella diocesi di Catanzaro-Squillace, il 7 luglio 1924, Concetta Lombardo, dopo solo sette mesi, rimane orfana di padre, Gregorio, bracciante agricolo, morto in un incidente di lavoro. La sua fede sincera e semplice le dava la forza di dedicarsi alle fatiche domestiche, ai lavori stagionali dei campi e agli impegni del suo mestiere di sarta per aiutare la madre, Giovanna, a mandare avanti la famiglia, composta oltre che da lei da una sorella più grande, Angelina. Oltre agli impegni familiari Concetta partecipa attivamente alle iniziative pastorali della diocesi: esemplare giovane dell'Azione Cattolica e catechista, aveva professato la Regola del Terzo Ordine Francescano.

Impegnata attivamente in parrocchia, in lei apparivano ben chiari i segni delle sue doti naturali: un carattere dolce, mite, affabile, servizievole ed umile. Caratteristiche che tutti, nel piccolo centro calabrese, ammiravano insieme alla sua singolare avvenenza fisica. Trascorse i suoi anni di adolescente in un tempo anche molto difficile segnato dagli eventi e dalle conseguenze della seconda guerra mondiale. In questo periodo la madre le propone il matrimonio con un giovane del luogo che Concetta vedeva bene: con lui voleva costruire una famiglia. Ma il matrimonio svanisce: il ragazzo parte per la Germania  in cerca di lavoro e ben presto si sposa con una tedesca. Scossa da questa storia non abbandona comunque l'idea di costruire la sua femminilità con un amore benedetto dal Sacramento del matrimonio.

Un desiderio e un sogno che, però, non riesce a realizzare: di lei si innamora un uomo, Vincenzo Messina, sposato con figli, fruttivendolo e gestore di uno spaccio di carne in un comune vicino a Stalettì. Dopo aver conosciuto Concetta, Messina diventa amico della famiglia tanto che battezza la primogenita della sorella di Concetta. Questo fa si che il fruttivendolo visita spesso la casa dei Lombardo innamorandosi perdutamente di Concetta. Questo "amore", non corrisposto, preoccupa la famiglia Lombardo che corre ai ripari respingendo il Messina come indegno di "comparaggio" e della loro fiducia, per l'inammissibile comportamento.




Ma Messina continuava e, sempre più insistentemente, chiedeva alla giovane Concetta di andare a convivere insieme: una proposta che lei considerava peccaminosa e disonorante: pur di non peccare preferiva morire, come è successo la mattina del 22 agosto del 1948 quando, ad un ennesimo rifiuto di Concetta, il Messina la colpisce a morte con due revolverate, togliendosi lui stesso la vita poco dopo con la stessa arma. Un fatto che suscitò molto scalpore e molti considerarono la morte di Concetta, come un vero martirio oltre che modello di fermezza cristiana e di fedeltà evangelica, da additare come esempio luminoso al mondo di oggi.

Hanno detto di lei. "Con assoluta umiltà Concetta Lombardo viene a ricordarci che non si costruisce la storia se non si hanno delle certezze. Ci vogliono chiari punti di riferimento, raggiunti, certo, in piena libertà, ma assolutamente necessari. Sono i valori che danno un senso alla vita e per i quali si deve essere disposti a dare tutto": così mons. Antonio Cantisani, presidente emerito della Conferenza episcopale calabra, parla di Concetta Lombardo, catechista dell'Azione cattolica e terziaria francescana, indicandola come una testimonianza per i giovani d'oggi. Lombardo, infatti, per difendere la sua purezza, è stata uccisa da un uomo sposato che desiderava averla

La grandezza di Concetta Lombardo sta soprattutto nella sua semplice vita cristiana con al centro la Parola di Dio e la sua volontà che lei cerca avidamente e fedelmente. La sua vita "grida – ha sottolineato mons. Antonio Cantisani che nel 1990 ha voluto fortemente l'apertura della causa di beatificazione – che sull'impegno pastorale di una seria preparazione alla famiglia come comunità d'amore, non si può transigere". Il suo esempio, come quello di tanti, di "creatura coerenti a tutti i costi con la propria dignità e la propria coscienza, ci da il diritto di guardare con piena fiducia al domani dell'umanità".

Ci vogliono queste persone che sanno valorizzare la "ferialità" facendo con amore le cose "ordinarie": quel "dovere che è proprio di ciascuno secondo la specifica vocazione. E' più che mai vero che niente è piccolo quando è grande il cuore che dona". Oggi le spoglie mortali di Concetta Lombardo, traslate nella chiesa matrice di Stalettì, sono meta di numerosi pellegrini, provenienti da varie parti della regione mentre la documentazione diocesana del processo canonico sulla vita, le virtù e la fama di martirio della Lombardo sono all'esame della Congregazione per le Cause dei Santi. (FONTE)

giovedì 25 luglio 2013

in viaggio (IX) ...





Non si hanno notizie certe sull’origine del Santuario Maria Santissima di Termini di Gasperina (CZ).
 
E’ probabile che l’edificio sia stato costruito su un rudere più antico a forma di torre. Con la denominazione “Termini” è indicata la fine - il termine - della giurisdizione della Certosa di Serra San Bruno, che a Gasperina possedeva una grangia.
 
 
 
 
La chiesetta è legata alla tradizione che la vuole sorgere in seguito al ritrovamento di una statua della Madonna. Essa fu ritrovata infatti nel mar Jonio nel 1800.
 
Il santuario si trova in una posizione particolarmente panoramica dal colle di Santa Maria con vista sul golfo di Squillace.

mercoledì 24 luglio 2013

in viaggio (VIII) ...

 
 
 
 
Il Santuario della Madonna delle Grazie, sorge nel comune di Torre di Ruggiero (CZ), nel cuore delle serre calabresi.

Il Santuario trae le sue origini al tempo dell'iconoclastia, quando i monaci basiliani, in fuga dall'oriente fondarono in questo luogo una "Dacia basilina", dove nel corso dei secoli fu sempre cara la devozione verso la Madre di Dio.

Il 17 aprile del 1677 due ragazze del luogo, Isabella Cristello e Antonia De Luca, andarono al Santuario per pregare e qui mentre erano raccolte Isabella guarì dal male che da tempo l'affliggeva e contemporaneamente le due giovani assistevando alla visione celestiale della Vergine che chiedeva di essere in quel luogo "riverita dai popoli vicini e lontani" e da quel luogo Lei avrebbe dispensato abbondanti le sue grazie e i suoi favori.
 
Il silenzio sul Santuario calò a causa del devastane terremoto che il 5 febbraio del 1783.

Dopo 74 anni la Madre di Dio, apparendo alla contadina torrese, Pascale Luna, chiede la ricostruzione del Santuario. Mancavano i mezzi necessari e così il popolo piano piano dimenticò la promessa della ricostruzione.
Il pomeriggio del 10 aprile 1858, sabato in albis, il contadino Francesco Arone mentre lavorava il terreno nei pressi del Santuario vide zampillare una polla d'acqua e ricordandosi che proprio in quel luogo la tradizione ricordava una fonte, si dissetò e si lavò gli arti doloranti guarendo all'istante. Commosso dal prodigio corse in paese e i torresi capirono che era l'ennesimo segno voluto dalla Santa Vergine per ricostruire il suo Santuario. L'8 maggio dello stesso anno la curia vescovile di Squillace autorizzò la ricostruzione della Chiesa che in tempi brevissimi per quel periodo fu ultimata e consacrata l'8 settembre 1858.
 
 
 
La nuova statua della Madonna delle grazie fu un dono di Vittorio Emanuele II.
La festa principale della Madonna si celebra ogni 8 settembre.
 
 
 
 
PREGHIERA ALLA SANTA VERGINE

O tesoro dei torresi! Vergine Santissima delle grazie. Tu, in questi tempi di poca fede e di empietà trionfante hai voluto rinnovare in tuo seggio di Regina e di Madre dov'eri con singolar culto da remotissimi tempi venerata, e, riedificato il tuo tempio sopra gli antichi ruderi, con la ricomparsa della fonte prodigiosa, dimostrando così la tu particolare protezione per i tuoi diletti figli di Torre di Ruggiero e per tutti quelli che con viva fede vengono qui a venerarti.
Tu come Madre amorosissima, con le tue acque salutari spargi dappertutto i tesori delle tue celesti misericordie. Deh, O Maria, da questo luogo da te prescelto, rivolgi anche su di me gli occhi tuoi benigni ed abbi pietà di me che ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mostrati anche a me come a tanti tuoi devoti ti sei dimostrata Vera Madre di misericordia. Impetrami dal Divin Figlio la grazia che ti domando (.......), mentre con tutto il cuore ti saluto e ti invoco: Madre mia tenerissima, sovrana tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie. Amen.
O splendore delle calabrie, che sul dolce colle di Torre di Ruggiero, volesti erigere il tuo trono, Vergine Santissima delle grazie, a te con l'inno che ti glorifica, s'innalza la mia invocazione. Tu, che da secoli spargi da qui copiose le tue grazie sui figli che sanno rivolgersi al tuo cuore con fervore di umiltà e fermezza di fede; tu che a mille e mille mostrasti i tuoi prodigi, onde i ciechi videro, i muti parlarono, gli storpi camminarono davanti al tuo tabernacolo, ascolta la mia preghiera ed intercedi presso il tuo Divin Figlio che mi conceda la grazia di cui ho bisogno! E davanti a te faccio solenne promessa di compiere ogni sforzo per esserne degno, affinché la misericordia che mi avrai concessa si tramuti in luce di bene per l'anima mia e si diffonda ovunque per abbagliare i peccatori facendoli volgere alla tua glorificazione eterna ed universale. Concedi o Vergine delle grazie di Torre di Ruggiero, al peccatore che ti implora questo segno della tua tenerezza, esaudisci la mia preghiera. Amen. Salve Regina....

martedì 23 luglio 2013

in viaggio (VII) ...




S. Maria del Bosco
Serra San Bruno (VV)



Ave, Maria,
gratia plena,
Dominus tecum,
Benedicta tu
in mulieribus,
et benedictus fructus
ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora
mortis nostrae.
Amen.

lunedì 22 luglio 2013

Regina dei Martiri, prega per noi!




Madonna dello Scoglio
S. Domenica di Placanica (RC)

* * *

Ave Maria...
Santa Maria,
Madre di Dio
prega per noi.

 
* * *

Santi Martiri Cosma e Damiano
Riace (RC)

in viaggio (VI) ...





Mariantonia Samà nasce il 2 marzo 1875 a S. Andrea Jonio, un ridente paese adagiato su verdi colline, sospeso tra cielo e mare in dolce declivio verso la sua incontaminata costa. (FONTE: sito web)
 
             Mariantonia, orfana di padre morto prima della sua nascita, trascorre la fanciullezza e la prima giovinezza soccorrendo la madre Marianna nei quotidiani impegni tipici del ceto contadino.
 
All’età di quindici anni circa, rientrando a casa a conclusione di una faticosa giornata di lavoro, dopo aver bevuto in una “gurna”(pozza), in prossimità del fiume Salubro,  viene invasa da uno spirito immondo che ne strazia il corpo el’anima per cinque lunghi anni trasformando la fanciulla in una energùmena.
 
Poiché a nulla valgono le preghiere dei Sacerdoti di S. Andrea e dei Frati Minori del vicino Convento di Badolato la baronessa Enrichetta Scoppa, che segue con amore cristiano le vicende del popolo andreolese, nel mese di giugno dell’anno 1894 organizza il trasferimento di Mariantonia presso la Certosa di Serra dove si pratica l’esorcismo. Quattro suoi dipendenti, dopo otto ore di viaggio attraverso un viottolo di montagna, depositano davanti al portone della Certosa la cassa in cui viaggia l’ossessa, amorevolmente accompagnata anche dalla madre. Allo scadere di cinque ore ininterrotte di preghiere l’inferma si alza, è finalmente libera dallo spirito immondo e, grata, abbraccia la statua del Santo Patrono; diviene così per tutti la “malatina di San Bruno”.
 
Trascorrono serenamente due anni, poi una terribile malattia la costringe definitivamente a letto in posizione supina con le gambe rattrappite e le consente solo l’uso parziale della mano destra. E’ una giovinetta di 22 anni.
 
 
 
 
Nell’imperscrutabile disegno divino, alcune donne collaborano con la madre nell’assistenza all’inferma, poi alla sua morte, avvenuta nel 1909, ne assumono completamente il carico. La Baronessa Scoppa, il Marchese Lucifero e tutte le altre famiglie provvedono al suo sostentamento in modo così liberale che, con i prodotti superflui, è possibile beneficare molte altre persone bisognose. I Sacerdoti del luogo e i Padri Redentoristi si avvicendano nel portare la comunione quotidiana e nell’assistenza spirituale; le Suore Riparatrici del Sacro Cuore ne curano il corpo, che rimane indenne da piaghe nonostante la decennale degenza, e, soprattutto, lo spirito occupandosi di quella formazione religiosa che le consente di ricevere con voti privati il velo nero della Congregazione; da quel momento la “malatina di San Bruno” viene ricordata come “monachella di San Bruno”.
 
Mariantonia accetta la volontà di Dio ed offre al bel Gesù le sofferenze che di giorno in giorno si fanno più terribili e nella settimana santa sono intollerabili;  nasce, così, il fulgido esempio di devozione filiale al Cristo Crocifisso che ella, in estasi, contempla dal suo letto di dolore. Il martirio la porta nella maturità a penetrare e comprendere la volontà del Padre e la ricolma di doni celestiali che trasfonde, riconoscente, su tutti coloro che fiduciosi le si rivolgono: il dono delle guarigioni, della profezia, dell’estasi, dell’introspezione, del profumo, della bilocazione e dell’apparizione.
 
 
 
 
 
 
La fama di santità della “monachella” si diffonde rapidamente ed il tugurio in un vico (oggi via Mariantonia Samà) di Via Cassiodoro, di fronte alla Chiesa Matrice, in cui ella vive diviene meta di un ininterrotto pellegrinaggio, particolarmente in periodi difficili per la vita personale o anche comunitaria quali la seconda guerra mondiale o il terremoto del 1947; per tutti una parola di speranza (“stai tranquilla” o “devi avere fiducia ) se la richiesta è destinata ad essere esaudita; oppure di conforto (“ dovete pregare e fare la volontà di Dio”) se il volere del Padre non è conforme ai desideri individuali; o ancora di tenera sollecitudine per tutti i compaesani ( non temete il nostro protettore S.Andrea proteggerà il paese dalle bombe).
 
Nel primo mattino del 27 maggio 1953, a seguito di un malessere più accentuato, Mariantonia emette l’ultimo respiro. Le sue carni dopo circa sessanta anni di degenza sono fresche vellutate e profumano di fiori. Le esequie si svolgono nel pomeriggio alla presenza di tutti gli andreolesi e di molti abitanti dei paesi vicini; la bara scoperta attraversa le vie del paese e dopo la cerimonia religiosa viene accompagnata    al Cimitero nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore dove la mattina del 29 maggio viene tumulata.
 
Il 3 agosto 2003 i resti mortali di Mariantonia vengono traslati nella Chiesa Matrice di S. Andrea Jonio durante una solenne cerimonia religiosa ed acclamata santa dall’incontenibile folla accorsa.
 
 
 
 
 
 
23 ottobre 2009
 
 
 
 
 
Gennaio
2013
 
 

Il Tribunale Ecclesiastico di Genova conclude i suoi lavori e trasmette la documentazione alla Congregazione per le Cause dei Santi in Roma.
 
La Congregazione per le Cause dei Santi rilascia il Decreto di Validità.
 
Di seguito il Postulatore, aiutato da un collaboratore esterno e sotto la guida del Relatore, procederà all'elaborazione della "Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis".
 

sabato 20 luglio 2013

in viaggio (IV) ...



SS. Ecce Homo
Mesoraca (KR)
opera di fra Umile da Petralia (sec. XVII)

Signore Gesù,
che tanto soffristi
per la salvezza nostra...
che per nostro amore
voleste essere
l'uomo dei dolori,
volgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.

Nulla meritiamo
per i nostri peccati;
ma che faremo, o Gesù,
se tu ci abbandoni
nelle nostre miserie?

Alziamo  a te o Gesù,
gli sguardi confidenti.
I tuoi dolori
sono la nostra
unica speranza.

O Gesù,
abbi misericordia
di noi!
Soccorrici,
salvaci.
Così sia.

venerdì 19 luglio 2013

in viaggio (III) ...




 
 
"Ad Acri in Calabria, beato Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che, percorrendo instancabilmente il regno di Napoli, predicò la parola di Dio con un linguaggio adatto ai semplici". (MR. 30 ottobre)

giovedì 18 luglio 2013

in viaggio (II) ...





Provincia di Cosenza

mercoledì 17 luglio 2013

VI giorno della novena a S. Vittore





Vittore, probabilmente appartenente ad una famiglia senatoriale, svolse il ruolo di ufficiale nell’esercito romano. Verso la fine del III secolo, in occasione della visita dell’imperatore Massimiano a Marsiglia, si trovò a dover incoraggiare i cristiani indigeni a restare saldi nella loro fede ed a resistere alla persecuzione. Questa ebbe forse inizio quando, assediata la città nel 287, i cristiani rifiutarono categoricamente di combattere, di sacrificare agli dèi e di riconoscere il dogma della divinità imperiale. Denunciato e portato dinnanzi all’imperatore, Vittore fu condannato alla tortura.

La “Passio” gli attribuisce la conversione alla religione cristiana di tre guardie, che sarebbero così state giustiziate ancor prima di lui. Decapitato poi anch’egli, i quattro cadaveri furono gettati in mare. Alcuni loro amici riuscirono però miracolosamente a ritrovarli ed a seppellirli ove sorse poi il cimitero di Marsiglia, in una cavità ricavata nella roccia.
 

A San Giovanni Cassiano, che fondò a Marsiglia un convento dedicato al santo martire, è attribuita da alcuni la stesura della “Passio”.

Recenti ricerche hanno comunque appurato una seppur minima veridicità della “Passio”.
 
E' patrono di Davoli (CZ). 

venerdì 12 luglio 2013

Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 

 
“siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. (Gen 46)
 
Un bel detto evangelico.
Peccato però che spesso nelle nostre comunità c’è chi è astuto e perfido come il serpente; invasivo e molesto come i piccioni.
Convertiamoci!
 
Questo detto si colloca prima della profezia di persecuzione e di perseveranza “fino alla fine”.
 
Il Signore prepara i suoi anche a questo.
Egli chiede di essere prudenti: cioè di non cercarsi il martirio.
Gesù Cristo ci domanda la semplicità della colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente e agire con bontà, senza simulazione, né artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a Dio piace parlare ai semplici e rivelare loro i suoi segreti.
Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci fa parlare e agire con discrezione.
 
“Guardatevi dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai giudici, non preoccupatevi delle risposte: “è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”.
 
Ecco la semplicità. I bambini è per natura sono semplici, di essi è il regno dei Cieli. Questa pagina evangelica ci introduce al tema della memoria liturgica odierna.
 
Oggi ricordiamo la nascita al Cielo dei santi martiri Nabore e Felice.
 
Chi erano? Oggi diremmo due extracomunitari, due neri, se non neri neri, almeno scuri come un nordafricano.
 
È curioso che la fede cristiana in pianura Padana sia stata sigillata dal sangue di tanti testimoni della fede di origine nordafricana.
 
Erano due soldati arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano. Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per non aver offerto sacrificio all’imperatore.
È il gesto di obbiezione religiosa che facevano i soldati romani di fede cristiana: offrire l’incenso all’imperatore era mancare al primo comandamento “Non avrai altro Dio all'infuori di me”.
 
I loro sacri corpi furono portati a Milano e dal 1799 furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.
 
Chiediamo all’intercessione dei Martiri Nabore e Felice una grazia: otteneteci dal Signore - che vi ha resi degni della palma del martirio - di vivere la virtù della prudenza e della semplicità per essere perseveranti fino alla fine … dei nostri giorni, dei tempi, per essere membra del popolo salvato dall’Amore misericordioso di Dio. Amen.

giovedì 11 luglio 2013

SAN BENEDETTO 2013

 

 

“Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza … allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio” (Pr 2)
 
 
La vita dell’uomo è una porta spalancata verso l’infinito di Dio.
 
Afferma S. Ambrogio:
“Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo”.
 
Dio lascia sempre aperta la sua porta. Egli non si stanca mai di attendere sull’uscio l’ultimo figlio. Egli sa attendere … è la carità di Dio per noi, che è paziente, tutto spera e tutto a sopportato per ogni suo figlio … perché sia tale.
 
Il Santo di oggi, Benedetto da Norcia, aveva scoperto profondamente la sua figliolanza divina, egli da vero figlio di Dio si pone come padre amorevole verso i suoi fratelli e li esorta con la sua regola monastica ad essere figli obbedienti della volontà di Dio.
 
“Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza”. (Prologo della Regola)
 
San Benedetto oggi ci esorta ad essere figli, figli di Dio, ad immagine del figlio Gesù. Solo in questo percorso si può essere discepoli, e così membra del popolo di Dio: la Chiesa.
 
Invochiamo il S. Patriarca Benedetto: interceda per l’Europa perché riscopra nell’obbedienza alla Parola di Dio la sua figliolanza divina e la sua dignità. Amen.

mercoledì 10 luglio 2013

Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 
 
 
 
“io temo Dio!” (Gen 42)
 
Così si esprime Giuseppe verso i suoi fratelli, che sono incapaci di riconoscerlo: è questo timore di Dio che smuove la coscienza di Giuseppe.
 
Ma cos’è il Timor di Dio?
 
Per noi timore vuol dire paura, invece no. Dal punto di vista biblico e teologico timore vuole soltanto dire “rispetto”.
Un senso di dipendenza profonda: ecco cosa diventa il rispetto profondissimo, poiché sono ragionevole, dipendo da Dio e lo so.
 
Il mio rispetto diventa dinamico, vivo, personale: dipendo da Te e sono anche contento di dipendere da Te Senza il dono del timore di Dio facilmente si cade nella sicurezza, nell’arroganza oppure nella tristezza, ti trovi perso.
 
Qui comprendiamo che questo Timor di Dio preserva Giuseppe nello schiacciare i suoi fratelli, lui che è ora potente, e nella sua potenza è sicuro di se; ma il timor di Dio scava nel suo cuore.. e sfoga la sua tristezza in un pianto liberatorio!
 
Il Timore di Dio in concreto ci conserva umili dinanzi alla grandezza di Dio e alla sua volontà: Giuseppe rilegge la sua vita come certamente un dono provvidente di Dio.
 
Il popolo della “terra di Canaan” trova in lui un sostegno nella carestia. Dio dal male sa trarre il bene. Il Timore di Dio ci evita la superficialità e la disinvoltura morale.
 
Il Timore di Dio ci impedisce di farci una religione a nostra misura.
 
Il Timore di Dio ci impedisce tutto questo perché ci rende limpidi, onesti con Dio.
 
Come i Dodici, nel racconto del Vangelo, Giuseppe è scelto da Dio per essere di soccorso “alle pecore perdute della casa d’Israele”.
 
Egli pieno di timor di Dio, diventa segno della provvidenza e dell’amore Dio.
 
Il Santo Padre Francesco ci ha spesso esortati ad essere Chiesa provvidente e amorevole verso l’umanità, così da essere vero sacramento di salvezza: “Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità”.
 
La vicenda del patriarca Giuseppe, ci sproni a custodire il timor di Dio come corazza che ci preserva da ogni approssimazione religiosa – un credere a nostra misura – per essere Cristo dipendenti in pensieri, parole, opere così da non vivere una vita in continuo rimpianto per il bene non compiuto.
 
«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12,21).
 
Giuseppe poteva ripagare con il male, ma ha vinto il male con il bene. Sia questo l’annuncio del regno dei cieli che è vicino. Amen.

martedì 9 luglio 2013

lunedì 8 luglio 2013

Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



“una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo”

In questo sogno di Giacobbe c’è il desiderio dell’uomo di arrivare a Dio, ma il nostro Dio anticipa i tempi e prima di essere cercato, cerca, si mostra, così da ridurre i tempi: Egli sa che l’uomo e poco perseverante!

«Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo».

In questa frase possiamo rileggere la fatica di Giacobbe di scorgere la presenza di Dio. Ma il Signore è presente, anche lì dove noi non ne scorgiamo la presenza. Infine il Vangelo. Uno dei capi e la donna hanno la consapevolezza che in Gesù è presente Dio. Egli è il Dio vicino, ma non solo presente, ma in cammino con l’uomo.

Possa, Signore questo giorno, essere un giornata in cammino con te; in cui scorgere la tua presenza sorprendente; una coraggiosa giornata alla tua sequela in cui fedeli alla tua promessa sveliamo e viviamo la notizia di essere salvati per la fede.

La Vergine Santa, che invochiamo come “scala del Cielo”, “porta del Cielo” e “casa di Dio”, preghi per noi!

Sangue di Cristo, pegno di vita eterna, salvaci
Amen.

domenica 7 luglio 2013

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)





Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.
(Gal 6)
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli
(Lc 10)

Cosa conta? Cosa ci rallegra?
La vita di ogni giorno ci educa che conta avere … dove l’avere è l’autodeterminarsi, è l’autosufficienza, l’autoreferenzialità … questo “avere” per San Paolo è rappresentato in quel segno antico – la circoncisione - del popolo d’Israele. L’Apostolo dice che non conta, ma ciò che conta, ciò che dona pace è “essere nuova creatura”.
 


 
Cosa significa essere nuova creatura?
Risponde alla nostra domanda lo stesso Apostolo Paolo nella II lettera ai Corinzi:
“quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo”. Questo dona pace … “su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia”, ci ricorda sempre l’Apostolo.

Questo ci dona pace, e ci rallegra. Perché l’essere uno in Cristo è avere la consapevolezza che noi siamo in Dio e Dio è in noi: “i vostri nomi sono scritti nei cielo”, dove il cielo non è qualcosa sopra la terra, ma è Dio stesso.

E cos’è il nome?
Afferma William Shakespeare: “Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Il nome è la mia essenza, sono io, il mio nome scritto nel Cielo, è il mio povero io che tutt’uno con il tu di Dio.
Questa ci deve rallegrare!
Per essere in Dio e Dio in me, ci vuole un presupposto, ciò “che conta”: essere nuova creatura.
Il mio nome – ciò la mia persona, la mia essenza – deve essere uno con Colui che ha fatto nuova ogni cosa – Gesù – questo mi rende creatura nuova: nuovo uomo, nuova umanità, nuovo in dignità…

Questo percorso ci riporta al giorno in cui siamo diventati per grazia nuova creatura: è il giorno del nostro Battesimo.
Faccio memoria annuale di questo giorno?

Concludendo un pensiero di San Leone Magno:

«Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta  indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo» (Disc. 1 per il Natale; Liturgia delle ore vol. I, p. 397).

Ecco la nostra dignità, la nostra gioia, ciò che conta ….  “Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obbiettivo della tua esistenza … fa di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire”. (Beato Giuseppe Toniolo)

sabato 6 luglio 2013

“In defensum castitatis” - 2013




 
“In defensum castitatis”: con questa indicazione propria, l’Index ac Status Causarum indica quelle figure di santità che per fede hanno difeso la loro dignità di donna e la loro bellezza di creatura, fatta ad immagine di Dio, fino al martirio per custodire la verginità. Un gesto che non il bel gesti della fine, ma è la straordinaria conclusione di una vita straordinariamente ordinaria.

Nel 2013 ricorrono i cento anni del martirio di Angelina Zampieri: la martire del bellunese, chi cui è custodito la memoria ma non è stata mai aperta al causa di canonizzazione. Ma sempre in quest’anno la Santa Sede ha dato il via libera per la causa di canonizzazione della piccola brasiliana Benigna Cardoso da Silva, martire nel 1941.

Ecco la giusta occasione per aggiornare un passato lavoro di ricerca.

In primis citiamo la tanto amata Marietta (Maria Goretti), e di in seguito in ordine cronologico le altre “in defensum castitatis”.

 
Già pubblicato in

o sul presente BLOG

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Santa Maria Goretti

Nata Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, muore a Nettuno (Roma) il 6 luglio 1902. Martirologio Romano in data 6 luglio, scrive: “Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio”.
 



 
Serva di Dio Benigna Cardoso da Silva

Nata ad Oiti, Santana do Cariri, Ceará (Brasile), il 15 ottobre 1928, muore per difendere la purezza del suo cuore nella sua cittadina natale il 24 ottobre 1941. La Diocesi di Crato ha aperto la causa di canonizzazione per il martirio “in difesum castitatis”, ottenendo il nihil obstat dalla Santa Sede il 31 gennaio 2013.


Bibliografia e fonti

* AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990
* Alberti Giovanni – Maria Goretti – Arti Grafiche GADI – 2000
* Aurora B. – Santa Maria Goretti… Storia di un fiore di campo (fumetto in b\n)
* Bianchi Don Edmondo – Vita do S. Maria Goretti secondo la storia e non secondo i Padri * Passionisti – Arti Grafiche Archimio Latina - 2003
* C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142
* De Carolis Dino – Maria Goretti. Una santità nel quotidiano – Edizioni Paoline – 2000 (con ricca bibliografia)
* Marietta, Angelo delle paludi – Vita a fumetti di S. Maria Goretti (a colori) – Ed. Stella del Mare, 1999
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 24, Lui guarda il cuore (santa Maria Goretti), 24 giugno 2006, 56° della canonizzazione di S. Maria Goretti – Ed. D.M.G. – pp. 48
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 29, “Obbedire a Dio” (S. Pietro), 22 ottobre 2006 - Ed. D.M.G. – pp. 36
* Monti Vincenzo (a cura) – L’iconografia e la storia di S. Maria Goretti da Corinaldo a Nettuno, a Santa nel mondo – Ed. Regione Lazio
* Picucci Egidio – Santa Maria Goretti – Editrice Tau – 2002
* Santuario S. Maria Goretti in Corinaldo – S. Maria Goretti (conosci e colora)
* Sito web di newsaints.faithweb.com

venerdì 5 luglio 2013

Venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

S. Antonio M. Zaccaria




“Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò”.

Continua la vicenda di Abramo.
Muore in longeva età Sara; lo sposo fa un lungo lutto, poi spera per il futuro di Isacco, facendo memoria della benedizione di Dio.

Anche Isacco vive la benedizione di Dio, la possiamo scorgere nella scena in cui egli introduce Rebecca nella sua casa… “e l’amo”.

Ben dice il salmista:
“Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre”.

L’amore di Dio per il suo popolo è per sempre.
Gesù – salvezza d’Israele – perpetua il suo amore per il suo popolo, e va in cerca delle “ pecore perdute della casa d'Israele”. Egli “risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte”
 


 
Ieri avevamo scoperto che Gesù guarisce con il potere del perdono.
In questa pagina di Mt 9, 9-13, la salvezza non è tanto fisica, ma di stile, Gesù da una nuova dignità a Matteo: Gesù è venuto a chiamare i peccatori e non i giusti, scegli tra suoi Apostoli un peccatore perché è certo che così avrà un gruppo di discepoli pieni di compassione: solo chi è stato peccatore può sostenere il progetto di un Dio che è venuto a salvare con il potere del perdono.

Questa vicenda di Matteo è curiosa.
Gesù parte sempre dalla debolezza per manifestare la gloria.
Direbbe San Paolo: “abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi”.

Anche la vicenda di Sant’Antonio Maria Zaccaria è curiosa: un medico che diventa prete, e poi fonda tre famiglie religiose (Chierici Regolari di San Paolo detti Barnabiti; Angeliche di San Paolo e i Coniugati (Maritati) di San Paolo … come capite lo Zaccaria si ispira al fervore apostolico dell’Apostolo Paolo).

La vita di S. Antonio M. Zaccaria … una vita senza alcun evento straordinario. Ciò che fu straordinario fu lo spirito con cui visse la sua breve esistenza (muore a 37 anni!). Era un medico e perciò fece una diagnosi dei mali del suo tempo. Si accorse che la malattia che affliggeva la Chiesa in quell'epoca era la tiepidezza. Si trattava dunque di "distruggere questa pestifera e maggior nemica di Cristo Crocifisso, la quale sí grande regna ai tempi moderni".

E come ben si può capire il XVI secolo è uguale al XXI secolo!
 


 
Dopo la diagnosi, la terapia: la tiepidezza doveva essere rimossa con il suo antidoto, il fervore. Egli volle che i suoi figli fossero "piante e colonne della rinnovamento del fervor cristiano". Scrivendo alle Angeliche, alla vigilia della missione veneta, le esortava: "O figliole care, spiegate le vostre bandiere, che presto il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto". Nella sua ultima lettera, rivolta a una coppia di sposi, egli ci lascia questa eredità: "Non pensate che l'amore che io vi porto, né che le doti che sono in voi possono fare che desideri che siate santi piccoli. Vorrei, e desidero, voi siete fatti, se volete, a diventare gran santi, purché vogliate crescere e restituire piú belle quelle doti e grazie al Crocifisso, dal quale le avete".

Ancora noi oggi viviamo due insegnamenti di questo sconosciuto, ma straordinario riformatore della Chiesa: le Sante Quarantore pubbliche e il suono della campanella alle 3 pomeridiane in ricordo della morte del Signore, due segni che servono per estirpare la tiepidezza e far esplodere il fervore!

Infine per ritornare al tema della guarigione con il potere del perdono, ecco cosa scrive in una sua esortazione S. Antonio Maria Zaccaria:

“Coloro che ci avversano, mentre fanno male a se stessi, perché provocano contro di sé lo sdegno di Dio, fanno però del bene a noi, perché ci accrescono la corona della gloria eterna. Dobbiamo quindi compiangerli e amarli, piuttosto che disprezzarli e odiarli. Anzi, dobbiamo pregare per loro e non lasciarvi vincere dal male, ma vincere il male con il bene e ammassare sopra il loro capo atti di pietà, come carboni ardenti (Rm 12, 20) di carità - come ci ammonisce il nostro Apostolo - in modo che essi vedano la nostra pazienza e mitezza, ritornino ad una via migliore e si accendano di amore per Dio”.
Amen.

giovedì 4 luglio 2013

Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)




 
«Costui bestemmia»

Perché questa affermazione del popolo?
Perché Gesù dice propone con le sue parole un’immagine di sé - che non raccoglie la loro - che essi si sono fatti di lui.
Infatti Gesù può si, forse, fare i miracoli, ma non può perdonare.
“Ma, … il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati”, dice il Vangelo.

Egli guarisce con il potere del perdono. La guarigione di Gesù è prefigurazione della grande guarigione salvifica del perdono dei peccati che avverrà con la morte in Croce.

Qui si colloca la scena del I lettura. In questa pagina ci colpiscono due immagini: il padre – Abramo – che offre il figlio in obbedienza alla volontà di Dio: Dio vuole tutto dal Patriarca, vuole il suo primogenito Isacco; e poi la II immagine è lo stesso sacrificio di Isacco.

Queste due scene descrivono il modo in cui avverrà la guarigione salvifica operata da Gesù: immolato sulla croce, sul monte, in obbedienza alla volontà di Dio Padre.

Ma solo una fede come quella di Abramo, così ben disposta, così piena di fiducia, una fede cieca nel progetto buono di Dio: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!», può comprendere un Dio così!
Signore, noi crediamo, aumenta la nostra fede!
Signore Dio, benedici questo nuovo giorno come hai benedetto da quel giorno la vita di Abramo:
«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Sangue di Cristo, senza il quale non c'è perdono, salvaci
Amen.