lunedì 16 luglio 2012

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate







La Pastorale ... delle pie illusioni!
Oppure dovremmo dire delle pie bugie o delle sante illusioni o della santa ignoranza?

Dopo i casi di Milazzo e di Baucina, eccoci ad un nuovo caso, non tanto nuovo: Acate (RG).

Esiste un bellissimo libro sull’argomento.
“I resti mortali di San Vincenzo. Raccontano le torture subite. A.D. 304” – Acate 2011.
Un libro che vuole essere scientifico. Ha tutti i canoni per esserlo, solo che sostiene delle tesi che sono forti come un post-it su una lavagna.

Cosa afferma il libro?

- Smonta per partito preso tutti i casi simili venerati in altre località d’Italia.
- Ricostruisce in modo biblico la teologia del simulacro, ma in realtà è solo una bella ricostruzione simbolica che però non da ragione al fatto che se fosse il santo di Saragozza dovrebbe essere un DIACONO.
Poi a pagina 165 afferma:
“Può darsi che la parola diacono dicesse ben poco a quei tempi”, siamo nel 1800, e ad esempio il culto del diacono Stefano è ben assodato e l’iconografia ben diffusa in tutto l’Orbe cristiano, non è sostenibile questa tesi.
Se poi si da lettura al resto del testo che descrive il simulacro e il fercolo si arriva ad affermare delle assurdità rileggendo il simulacro acatese sulla vita e l’iconografia del Martire di Saragozza: ma è possibile, non sapevano e non capivano cosa era un diacono e poteva capire che il santo nel sud della Francia è patrono dei vignaioli per cui il fercolo ha sulle colonne dei vitigni?




Poi la tesi arriva a sostenere che il Martire Vincenzo di Acate è quello di Saragozza perché anche a Geraci Siculo (ME) c’è un simulacro simile appunto detto del diacono di Saragozza, ma guarda un po’ con dentro però un altro corpo. Quindi la Sicilia ha 2 corpi del Martire di Saragozza, poi un altro, però vestito da diacono, è al Cottolengo a Torino, similmente uno a Cusago (MI), a Torrecuso (BN), ed uno a Napoli (citato da libro ma a priori definito non vero!); poi esiste un’altra infinita schiera dove è raffigurato da soldato come ad Acate, ma stando al nostro percorso (quello del libro) tutti sono finti, falsi.

Perché sul cartiglio c'è scritto S. Vincenzo M. e non S. Vincenzo D.M. come per quello del Cottolengo di Torino?

- Il libro non riporta nessuna autentica delle reliquie, ma solo un riferimento al 1700 ed ad un certo fr. Michele Strano dell’Ordine della SS. Trinità, che fa molto pensare all’autentica delle reliquie di Milazzo e Baucina, arrivate in Sicilia nel XVIII secolo e autenticate anche lì da un Fr. (Saverio Cristiani).

- C’è poi tutta l’analisi delle ossa che come dice il libro parlano del martire di Saragozza. Qui non mi addentro, non sono un medico, però da quando detto fin ora le ossa posso dire tutto quello che vogliono, difatti molti martiri subirono le torture del martire di Saragozza, tanto che ad esempio il diacono San Lorenzo è raffigurato con la graticola come il diacono San Vincenzo, perché ha subito il medesimo supplizio.

Detto questo, con buona pace di tutti, il MARTIRE VINCENZO di Acate è un martire delle catacombe romane, non certamente il diacono di Saragozza.
È mai possibile che la traslazione di una santo così importante del Martirologio Romano non ebbe eco e documenti sufficienti?







Una curiosità. Ci sono degli antichi santini del Martire di Acate che lo chiamano anche "martire crociato": ma povero "corpo santo" per dover dire qualcosa, come se fosse non sufficiente essere un semplice martire di Cristo, ne inventarono una nuova in ogni periodo.

Cari confratelli nel sacerdozio,
si avvicina l’Anno della Fede, purifichiamo queste pie illusioni e chiamiamo ogni cosa con il proprio nome.