venerdì 29 giugno 2012

Santi Apostoli Pietro e Paolo ... (II)






Il Tullianum (o carcere Mamertino), è posto sul Clivio Argentario al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, può essere considerata la più vecchia, e per molto tempo anche la sola, casa di detenzione di Roma e, secondo Livio, fu fatta realizzare da re Anco Marzio.
La parte frontale, che è possibile osservare ancora oggi, risalirebbe all’avvio dell’Età Imperiale come sembra confermare anche l’incisione che riporta i nomi dei consoli M. Cocceio Nerva e C. Vibio Rufino: la data della sua realizzazione non è precisa ma può essere fissata negli anni tra il 39 e il 42 d.C.
Questa parete avvolge una facciata ancora più antica, realizzata con mattoni in tufo della Grotta Oscura. Si può giungere all’interno passando attraverso un ingresso, aperto recentemente, che permette di avviarci verso una sala a forma trapezoidale, realizzata anch’essa con mattoni di tufo provenienti, questa volta, da Monteverde e dall’Aniene, e databile approssimativamente verso la seconda metà del II secolo a.C.
Originariamente l’ingresso era caratterizzato da una piccola porta, ora sostituita da un muro, posta ad un livello maggiore rispetto alla pavimentazione odierna che sorgeva nella parete di destra. Oltrepassando questa piccola porta si poteva accedere agli altri vani del carcere, conosciuti con la denominazione di Lautumiae in quanto erano ottenuti scavando vecchie cave di tufo.
Sulla superficie del pavimento si può notare un’apertura circolare che in origine rappresentava l’unica via d’accesso verso l’area sottostante, a cui oggi si può giungere percorrendo una moderna scalinata. Quest’area era chiamata Tullianum ed era quella più nascosta della prigione e la più temuta dai prigionieri: al suo interno, infatti, erano scaraventati i prigionieri di stato che poi venivano uccisi per strangolamento. Tra i prigionieri ai quali fu destinata questa triste sorte è possibile ricordare: Seiano e i suoi figli nel 31 d.C.; il capo dei Galli, Vercingetorice, durante il 49 a.C.; i Catilinari, nel corso del 60 a.C.; il sovrano della Numidia, Giutura, durante il 104 a.C.; i partigiani di Gaio Gracco, nel corso del 123 a.C.
Secondo quanto narrato da un’antica tradizione qui vi furono imprigionati anche i Santi Apostoli Pietro e Paolo: in particolare sembra che San Pietro, durante la discesa nel Tullianum insieme a San Paolo, cadde battendo la testa contro un muro e lasciandovi la sua impronta. Una volta rinchiusi al buio in questa stanza gli apostoli riuscirono a far scorrere per miracolo una polla d’acqua (la locuzione polla d’acqua deriva dal latino tullus, da cui viene ripreso il nome Tullianum). Gli apostoli, inoltre, riuscirono a convertire al cristianesimo Processo e Martiniano, i loro carcerieri, e una volta fatto ciò, lasciarono il carcere.
Il Carcere Mamertino è divenuto luogo di culto nel 314 d.C. quando il Papa Silvestro lo dedicò a S. Pietro in Carcere.
Nel recente restauro sono in parte emersi ex novo gli affreschi, in parte riletti anche se conosciuti per tradizione, rafforzano la costanza del culto per S. Pietro e un’iconografia riconducibile alla sua Vicarietà di Cristo, fra cui quello che rappresenta Gesù che pone le sue mani sulle spalle di Pietro, che lo guarda intensamente e sorride.
È essa stessa una esperienza incredibile di rafforzamento di fede e di riconoscibilità della continuità fondamentale del luogo, della tradizione e del transito fra l’esperienza civile romana e quella religiosa cristiana, e non solo.
Dopo la Basilica di S. Pietro, cuore del culto petrino, il Carcere è un importante luogo della Roma petrina.

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (III)




Santa Candida Martire Romana
venerata a Milazzo (ME)


Gent.mo Prof.,
dimenticavo se non si è ben capito: il mio problema non è  IDENTIFICARE l’individuo cui appartennero le spoglie, qui io mi attengo all'AUTENTICA della S. Madre Chiesa, la mia questione era dire che l'IDENTIFICAZIONE con la BEATA omonima alla Martire è ERRATA!  E dopo questo suo ultimo post si capisce che è frutto, non di manipolazione (grazie a Dio!), ma di spessa IGNORANZA degli storici locali del XX secolo e me lo permetta, anche del clero locale che glielo ha permesso ... ripeto legga il Beato Schuster in materia e capirà.

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (II)







Gent.mo Regio18,
la sua animosità toglie lucidità al suo giudizio e la induce ad ulteriori fraintendimenti e contraddizioni: sarebbe forse in grado di IDENTIFICARE l’individuo cui appartennero le spoglie, definendone anche soltanto il sesso? Ed inoltre, dato che l’autentica, come lei stesso riconosce, di fatto ASSEGNA arbitrariamente un nome a dei resti di epoca imprecisabile, da essa si può ricavare soltanto un terminus post quem e nient’altro. Non ravviso quindi come possa essere scorretta o contraddittoria la mia affermazione. Le offro infine la soluzione al dilemma che la tormenta: la devozione popolare a San Francesco e alla sua Discepola, fortemente radicata e caratterizzata a Milazzo, si “impossessò” dell’ “anonimo” corpo della presunta Martire e lo ascrisse alla Beata, con il beneplacito di tutti gli storici locali del XX secolo, tratti in inganno dalla forza della tradizione. Nessun raggiro, ma solo un eccesso di devozione che deve essere "rieducata".


Gent.mo,
lei prende un abbaglio chiamandolo anonimo corpo quello della Martire Candida. Sono certo che lei è a conoscenza per problema archeologico odierno circa i “corpi santi” o martiri delle catacombe.

Due le soluzioni: distruzione o segno. Segno della fede apostolica custodita dalla testimonianza dei Martiri così come ce li ha consegnati la S. Madre Chiesa di cui l’AUTENTICA è documento incontrovertibile. Il porre il nome non è arbitrario, deve leggersi il tomo di 800 pagine del Boldetti, erudito tecnico in materia.

La mia animosità, come lei la definisce, e segno di una passione per la verità. Tanto più dopo aver letto le sue ultime: “si “impossessò” dell’ “anonimo” corpo della presunta Martire” … tutto questo è scandaloso e delinea un’ignoranza in materia degli storici locali del XX secolo. Legga gli scritti del Beato Schuster in materia e vedrà come egli non cade in questo caos causato dagli storici… anche lui storico del XX secolo! Il corpo non era anonimo, aveva un nome, CANDIDA, ed una AUTENTICA, e si capisce bene il loro ingannarsi: non sapendo rileggere i segni tecnici dei martiri delle catacombe. Questa si chiama beata ignoranza, non ha altri nomi, senza nessuna animosità o altro.

Infine, io non voglio identificare chi è e cosa fece la MARTIRE CANDIDA, ma tutta la nostra questione era solo dire che il corpo della MARTIRE CANDIDA, così come c’è stato consegnato dall’autorità ecclesiastica, NON è la BEATA CANDIDA.
Il resto credo sia un altro percorso che va oltre lo scandalo causato dagli storici locali del XX secolo.

Infatti se si vuole dopo aver accettato il primo motivo, già definito dall’articolo, fare un’indagine sul corpo della MARTIRE CANDIDA, ben venga. Ma partiamo già dal presupposto che della Martire non si può dire nulla se non quello che dice l’AUTENTICA, tutt’al più si può confermare che è un individuo di sesso femminile o si potrebbe dire (senza scandalo dei semplici!) che siano ossa di più individui o di un individuo maschile. Ma questo non sarebbe una novità in materia di “corpi santi” o martiri delle catacombe. Ma qui apriamo un nuovo capitolo …

Santi Apostoli Pietro e Paolo



Santi Pietro e Paolo in carcere


O gloriosi Principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo, vi preghiamo con tutto il fervore del nostro cuore, che ci otteniate dal Santo Divino Spirito una fede viva, una ferma speranza ed una perfetta carità verso Dio e verso il prossimo.







Vi raccomandiamo la Santa Chiesa, il Sommo Pontefice, la conversione degli infedeli, acciò presto si faccia un solo ovile sotto un solo Pastore .
Amen.

(Preghiera tratta da - ORATE ET PSALLITE - Ed . Ancora Pag. 238)