mercoledì 25 aprile 2012

Festa della Liberazione







O Dio, nostro Padre,
ti lodiamo e ringraziamo.
Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli
accompagna i passi della nostra nazione,
spesso difficili ma colmi di speranza.
Fa’ che vediamo i segni della tua presenza
e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno.
Signore Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo,
fatto uomo nel seno della Vergine Maria,
ti confessiamo la nostra fede.
Il tuo Vangelo sia luce e vigore
per le nostre scelte personali e sociali.
La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile
a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace.
Spirito Santo, amore del Padre e del figlio
con fiducia ti invochiamo.
Tu che sei maestro interiore svela a noi i pensieri e le vie di Dio.
Donaci di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti,
di conservare l’eredità di santità e civiltà
propria del nostro popolo,
di convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società.
Gloria a te, o Padre, che operi tutto in tutti.
Gloria a te, o Figlio, che per amore ti sei fatto nostro servo.
Gloria a te, o Spirito Santo, che semini i tuoi doni nei nostri cuori.
Gloria a te, o Santa Trinità, che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

B. IOANNES PAULUS PP. II

Un pensiero e un ricordo per il 25 aprile 2012


Oggi, festa del mio patrono, voglio raccontarvi di un sacerdote che è passato nella mia vita segnando questo giorno tra gioia e dolore.




Il dolore. In questo giorno 15 anni fa egli moriva in un tragico incidente, solo dopo 2 anni di sacerdozio. Ecco uno stralcio dell’Omelia funebre del Cardinale C.M. Martini:



Per le esequie di un prete la liturgia ambrosiana prevede tre letture tratte dai vangeli della passione e della resurrezione, come per dirci che un prete è chiamato ad essere vicino a Gesù soprattutto nei momenti supremi del-la sua vita. E nella seconda di queste letture, dal vangelo di Matteo, ci viene detto che quando Gesù fu sulla croce, a partire da mezzogiorno si fece buio su tutta la terra.
Anche sulle rive del lago di Garda, sabato scorso, era passato da poco mezzogiorno e don Massimo stava celebrando la Messa per i suoi ragazzi …. All’improvviso la Messa, l’offerta del sacrificio della vita di Gesù per noi, viene interrotta, e la giovane vita di don Massimo, in un gesto istintivo di responsabilità per evitare danni e pericoli ad altri, in un dono di sé per salvare altri, viene sottratta alla nostra compagnia sulla terra. Ed è come se calasse un grande buio perché tutti siamo stati da quel momento privati del suo sorriso, della sua giovinezza, della sua compagnia piena di vita, della semplicità del suo sguardo e della generosità del suo cuore.(Card. Martini)



La gioia. La sua morte ha svelato il segreto del suo cuore. Egli ha lasciato i suoi semplici scritti, tra cui questo, la piccola omelia fatta ai suoi ragazzi pochi minuti prima di morire:





Oggi è la festa di San Marco.
Dicono che ancora ragazzino ebbe il coraggio di rimanere accanto a Gesù nell’orto degli Ulivi, più a lungo di tutti gli altri, che scappavano pieni di paura.
Non bisogna avere paura di stare vicino a Gesù.
Ha parole importanti da dire a tutti. Marco l’aveva capito e per questo poi ha sentito l’esigenza, come evangelista, di raccontare Gesù ad altri.
Ascoltare Gesù non è come una nostra visita ad un museo, dal quale si corre via in fretta per andare a comperare il gelato. Stare con Gesù significa fare con Lui un cammino di esplorazione dentro di noi. Non è un viaggio in senso fisico, ma una illuminazione che ci dona una conoscenza vera di noi e del mondo, come la possiedono e la gustano queste suore di clausura che ci ospitano.
Quando si incontra Gesù, si comprende anzitutto questo: per Lui si può donare tutto.

(don Massimo Bignetti 25\4\1997)



Il Vangelo di questa sera ci diceva:
“Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”. (Mc 16)

C’è un coraggio nascosto nel partire e nel predicare. Partire vuol dire lasciare. Cosa devo lasciare per obbedire al comando missionario di Cristo?
Predicare vuol dire raccontare non tanto con la voce ma con la vita. È la vita che interagisce con la Parola e in essa parla lo stesso Signore!


 
Signore Gesù,
ogni giorno è partire
ogni giorno è vivere la vita in obbedienza al tuo comando.
Signore Gesù,
per l’intercessione dell’Evangelista San Marco
fa che, alla scuola del Vangelo,
impariamo anche noi a seguirti fedelmente. Amen.


martedì 24 aprile 2012

Anniversario del Genocidio Armeno




Oggi, 24 aprile, il 97esimo anniversario del genocidio armeno del 1915.
Il popolo armeno. Un popolo fiero della sua storia. Un popolo segnato dalla Croce, che la scelse come segno in cui identificare la sua cultura già prima dell'Editto di Costantino. L'Armenia, terra cristiana, già all'inizio del IV secolo.





Beato Ignazio (Choukrallah) Maloyan vescovo e martire
Mardine, Turchia, 19 aprile 1869 - 1915

Eroica la testimonianza del vescovo Ignazio Maloyan torturato e ucciso dai turchi all'inizio dell'olocausto armeno. Nato a Mardine, in Turchia, Maloyan, di etnia armena, si recherà in Egitto dove si conquisterà la fama di sacerdote esemplare. Il 22 ottobre del 1911, Maloyan viene eletto arcivescovo proprio della diocesi di Mardine. Quattro anni dopo, il 24 aprile del 1915, ha inizio l'operazione di sterminio contro gli armeni residenti in Turchia. E a giugno alcuni ufficiali turchi trascinano il vescovo davanti al tribunale insieme ad altre 27 persone della comunità. Il capo della polizia, Mamdouh Bey, gli propone una via d'uscita: convertirsi all'Islam. Ma monsignor Ignazio Maloyann rifiuta, procurandosi torture "esemplari".

domenica 15 aprile 2012

Pellegrinaggio a Loreto 2012

"I santi sono molto diversi tra loro: la loro stessa diversità è un segno dell'opera di Dio… Sono stati innalzati per essere un memoriale e un insegnamento: ci fan memoria di Dio, ci introducono nel mondo invisibile, ci apprendono che cosa Cristo ami, tracciano per noi la strada che conduce al cielo" (beato J. H. Newman)




Domenica 15 aprile, partenza, BRUGHERIO - CORINALDO-LORETO

-         santuario S. Maria Goretti a Corinaldo


Lunedì 16 aprile, GROTTAMMARE

-         Serva di Dio Lavinia Sernardi, S. Aureliano martire, Chiesa e Convento di S. Maria dei Monti – Oasi di Grottamare - Grottamare (AP)


Chiesa di Santa Maria della Rocca - Offida


Martedì 17 aprile, OFFIDA

-         Beato Corrado da Offida (terzo altare di sinistra); San Leonardo di Noblac (altare maggiore) - Collegiata di Offida
-         Santuario Sant’Agostino, reliquie Miracolo di Lanciano (la "croce santa" In fondo all’abside, in una edicola protetta da una cancellata in ferro e da due sportelloni in noce del sec. XV)
-         Chiesa di Santa Maria della Rocca. La grande costruzione in laterizio in stile romanico-gotico si deve al Maestro Albertino che la eresse nel 1330 sulla preesistente piccola chiesa benedettina. Affreschi della scuola di Giotto nella chiesa superiore.


Mercoledì 18 aprile, MONTEFANO (MC)

-         San Seberio martire, Chiesa Collegiata di San Donato, Montefano (MC)

Chiesa Collegiata di San Donato: chiesa in stile barocco, eretta tra il XII e il XIII secolo, fu successivamente ricostruita nel 1587 e nel 1762 a causa dei danni riportati per un terremoto. La chiesa ha una facciata in cotto a due ordini. All'interno, sopra il coro, vi è una tela che rappresenta San Donato con San Giovanni Nepomuceno. Sotto l'altare vi è conservata un pezzo della croce con cui fu martirizzato San Donato.

Chiesa di Santa Maria Assunta: la chiesa conserva al suo interno una pala lignea risalente al XVI secolo di scuola veneta, attribuita al pittore Claudio Ridolfi, raffigurante la Madonna tra santa Caterina e il vescovo Sant'Onorato mentre porge su un vassoio la città di Montefano, e una tela recentemente attribuita a Simone De Magistris raffigurante l' assunzione della Madonna.

Giovedì 19 aprile, MONTE CONERO – CAMERANO - SIROLO

-         Santa Faustina martire, chiesa di S. Faustina (già di S. Nicola), Camerano (AN)
-         Beato Pietro da Treia, Chiesa Madonna del Rosario, Sirolo (AN)

Venerdì 20 aprile, POLLENZA (MC)

-     Santa Laura martire, chiesa-santuario di Trebbio
-     Servo di Dio Sante Saccone, (1550-1634) agricoltore, Chiesa di Sant’Antonio e Francesco
-     Beato Ambrogio da Monte Milone OSA e Beato Antonio da Monte Milone (= Pollenza): tracce a Pollenza?
-    Parrocchia San Biagio


Sabato 21 aprile, rientro, LORETO - BRUGHERIO

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO B)







 

“E comincia domani! Domani è già qui”
Così canta un famosissimo canto interpretato da molti cantanti italiani, in un CD venduto per sostenere la ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto. Un sogno che ancora attende il domani dell’uomo… come quando un bimbo dice alla mamma che gli chiede un piccolo favore.. e il bimbo dice: un attimo!

Non così per i discepoli.
Potevano credere i Dodici che dopo quel giorno, tutto sarebbe nuovamente iniziato? Che la speranza del domani fosse così certa?

Ma loro ero nelle mani di Dio, ed Egli non parla per parlare, ma ogni sua parola copie un’opera come dice il profeta Isaia:

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Is 55)

La Pasqua è il compimento della Parola inviata, fatta carne: Gesù!

Abbiamo ascoltato il Vangelo che ci raccontava:

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20)

E i discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20)!
Non riesco ad immaginarmi la gioia dei Dodici!
Sarà stata una cosa profonda, interiore .. indelebile … zampillante!
Qualcosa di incredibile!

Fu certamente un’esperienza esistenziale che compì una sintesi del cammino fatto dai Dodici con Gesù. Una gioia che diede pace ai loro cuori sconvolti dopo quegli eventi.

Ma ritorniamo al Vangelo.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Frutto di quella gioia fu un l’accogliere una seconda chiamata: io mando voi!
Soffiò su di loro!
Come all’inizio della creazione quando in Gen 2,7 si racconta:
Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

I Dodici ricevono nuova vita, una nuova chiamata, e vengono inviati a camminare con la forza dello Spirito Santo, quindi non soli, a compiere l’opera prima di Cristo: perdonare i peccati, cioè salvare, liberare dal male.

Questo discorso mi porta subito con la mente a due scene evangeliche or ora ascoltate.
Così canta un famosissimo canto interpretato molti cantanti italiano, in un CD venduto per sostenere la ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto. Un sogno che ancora attende il domani dell’uomo… come quando un bimbo dice alla mamma che gli chiede un piccolo fare.. e il bimbo dice: un attimo!

Non così per i discepoli.
Potevano credere i Dodici che dopo quel giorno, tutto sarebbe nuovamente iniziato? Che la speranza del domani fosse così certa?

Ma loro ero nelle mani di Dio, ed Egli non parla per parlare, ma ogni sua parola copie un’opera come dice il profeta Isaia:

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Is 55)

La Pasqua è il compimento della Parola inviata, fatta carne: Gesù!

Abbiamo ascoltato il Vangelo che ci raccontava:

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20)

E i discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20)!
Non riesco ad immaginarmi la gioia dei Dodici!
Sarà stata una cosa profonda, interiore .. indelebile … zampillante!
Qualcosa di incredibile!

Fu certamente un’esperienza esistenziale che compì una sintesi del cammino fatto dai Dodici con Gesù. Una gioia che diede pace ai loro cuori sconvolti dopo quegli eventi.

Ma ritorniamo al Vangelo.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Frutto dei quella gioia fu un l’accogliere una seconda chiamata: io mando voi!
Soffiò su di loro!
Come all’inizio della creazione quando in Gen 2,7 si racconta:
Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

I Dodici ricevono nuova vita, una nuova chiamata, e vengono inviati a camminare con la forza dello Spirito Santo, quindi non soli, a compiere l’opera prima di Cristo: perdonare i peccati, cioè salvare, liberare dal male.

Questo discorso mi porta subito con la mente a due scene evangeliche or ora ascoltate:





L’incredulità di Tommaso, è un’esigenza, Gesù conosce il cuore dell’uomo, e per liberarli da ogni dubbio mostrò loro le mani e il fianco e la stessa cosa la compie poi con Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco.

Quelle ferite sono segno che l’opera di Gesù ha avuto veramente compimento, è una certezza che da gioia!

Credo che la gioia dei Dodici sia proprio la gioia della salvezza.

Questa gioia dà certezza e rinnova e incoraggia, dando vita, nuova vita, una nuova creazione, rinnovando il cammino dei Dodici.

Questa gioiosa certezza è cominciata il quel “domani” successivo al dramma della Passione e Morte.

La secondo domenica di Pasqua o domenica della Divina Misericordia vuole proprio farci riscoprire la necessità di vivere la gioiosa certezza della salvezza.

Dio mi ama in Gesù ed io devo confidare sempre in questa certezza. Ci ha infatti fatto pregare il salmo 117: «Il suo amore è per sempre».

Questo è il punto di partenza per, come dice l’apostolo Giovanni della sua I lettera (II lettura): vivere l’amore di Dio, l’“osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi”.

Concludo con due pensieri, San Tommaso d'Aquino:
"La resurrezione di Cristo era necessaria per fondare la nostra fede. Ora, la nostra fede ha per oggetto sia l'umanità che la divinità di Cristo: infatti, non basta credere nell'una senza credere nell'altra. Quindi per confermare la fede nella sua divinità era necessario che egli risorgesse presto, senza aspettare la fine del mondo; e per confermare la fede nella realtà della sua umanità e della sua morte, bisognava che ci fosse un intervallo tra la morte e la resurrezione".

San Pio da Pietrelcina:
Gesù, tu vieni sempre in me. Con quale cibo ti devo alimentare?... Con l'amore! Ma il mio amore è fallace. Gesù, ti voglio bene assai. Supplisci al mio amore.

mercoledì 4 aprile 2012

Mercoledì Santo 2012



beato Francesco Marto


Mercoledì Santo 4 aprile 2012


Oggi, Mercoledì Santo, è il giorno, secondo la tradizione della Chiesa, della riconciliazione dei pubblici peccatori.

La pagina del Vangelo ci presenta lo svelamento del tradimento di Giuda: «Rabbì, sono forse io?».

Chi di noi può sfuggire da questa possibilità?

Affidiamoci alla “grande bontà” del Signore, così come ci ha fatto pregare il Salmo, perché essa scavi in noi una ferità d’amore che possa solo chiudersi nella vita eterna.

Ci accompagnino in questo, oramai imminente, del Sacro Triduo i santi che la Chiesa oggi, 4 aprile, ricorda:

Francesco Marto, morto il 4 aprile 1919, fanciullo di Fatima: la sua intercessione ci aiuti nel perseverare nelle avversità e nella opere della fede e ci custodisca nella costanza nella preghiera soprattutto davanti a “Gesù nascosto”, così come lui chiamava il SS. Sacramento.

“Gesù Nascosto! Lo amo tanto! Cosa darei per riceverlo in Chiesa! In Cielo non si fa la comunione? Se ci si comunica, farò la comunione tutti i giorni. Quanto sarei contenta se l'Angelo venisse all'ospedale a portarmi un'altra volta la santa Comunione!” (Giacinta)


S. Benedetto il Moro

Gaetano Catanoso, morto il 4 aprile 1963, sacerdote a Reggio Calabria, apostolo del Volto di Cristo: la sua intercessione ci aiuti ad imprimere in noi lineamenti del Volto di Gesù stando come sentinelle presso il Tabernacolo.
Egli affermava:
“Amate Gesù Sacramentato. Non lo dimenticate mai. Non lasciatelo solo, andate a visitarlo”.

Benedetto il Moro, morto 4 aprile 1589, religioso francescano nata in Sicilia da famiglia di ex schiavi. la sua intercessione ci liberi da ogni schiavitù e compromesso con male, per vivere con umiltà e santità il Sacra Triduo.
Amen

San Gaetano Catanoso

I Santi Martiri (S. Agostino)




«Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1 Pt 2, 21). Questo significa fare le medesime cose. Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri e, se non vogliamo celebrare inutilmente la loro memoria, se non vogliamo accostarci infruttuosamente alla mensa del Signore, a quel banchetto in cui anch'essi si sono saziati, bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto.
    A questa mensa del Signore, perciò, noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell'amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. Hanno presentato ai loro fratelli quella stessa testimonianza di amore, che essi medesimi avevano ricevuto alla mensa del Signore.
    Non vogliamo dire con questo di poter essere pari a Cristo Signore, qualora giungessimo a rendergli testimonianza fino allo spargimento del sangue. Egli aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla, mentre noi non possiamo vivere finché vogliamo, e dobbiamo morire anche contro nostra voglia. Egli, morendo, uccise subito in sé la morte, mentre noi veniamo liberati dalla morte solo mediante la sua morte. La sua carne non conobbe la corruzione, mentre la nostra, solo dopo aver subito la corruzione, rivestirà per mezzo di lui l'incorruttibilità alla fine del mondo. Egli non ebbe bisogno di noi per salvarci, ma noi, senza di lui, non possiamo far nulla. Egli si è mostrato come vite a noi che siamo i tralci, a noi che, senza di lui, non possiamo avere la vita.
    In fine, anche se i fratelli arrivano a dare la vita per i fratelli, il sangue di un martire non viene sparso per la remissione dei peccati dei fratelli, cosa che invece egli ha fatto per noi. E con questo ci ha dato non un esempio da imitare, ma un dono di cui essergli grati.
    I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue per i fratelli, hanno ricambiato solo quanto hanno ricevuto dalla mensa del Signore.
    Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi.

domenica 1 aprile 2012

Domenica delle Palme 2012

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo




“… Offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività. Facciamo come le parole stesse ci suggeriscono. Con le nostre sofferenze imitiamo le sofferenze, cioè la passione di Cristo. Con il nostro sangue onoriamo il sangue di Cristo. Saliamo anche noi di buon animo sulla sua croce. Dolci sono infatti i suoi chiodi, benché duri.
    Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.
    Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo.
Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia fuori con la sua bestemmia.
    Se sei Giuseppe d'Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l'espiazione del mondo.
    Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
    E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa' di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
    Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo”